Ossessivo-Compulsivo

by Marzia Benvenuti 10. febbraio 2013 18.13

Il disturbo ossessivo-compulsivo rientra all'interno dei disturbi di ansia.

 

 E' così denominato in quanto è caratterizzato perlopiù da ossessioni, le quali consistono in idee, pensieri, impulsi e immagini ricorrenti che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto e che vengono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso. Le compulsioni sono invece degli atti mentali, rituali ripetitivi che seguono delle regole precise con lo scopo di neutralizzare o prevenire un disagio o una situazione temuta.

L'insieme di questi elementi è supportato da un importante emozione che domina il soggetto, ovvero il senso di colpa e un elevato senso di responsabilità. Sembra che queste due emozioni predicono la tendenza a mettere in atto le ossessioni e le compulsioni.

Chi è affetto da questo disturbo, soffre perlopiù di ansia per mantenere tutto sotto controllo, per evitare spiacevoli imprevisti che possono far subentrare il senso di colpa. Così facendo si innescano questi pensieri, ossessioni, in cui il soggetto è portato a ruminarci sopra, e a non farne più a meno, rimanendo incastrato all'interno di un circolo vizioso.

Stessa cosa vale per le compulsioni, diventano dei veri rituali, ripetitivi e sempre più costanti che spesso arrivano ad occupare la maggior parte del tempo di un individuo.

Infatti, i soggetti con questa tipologia di disturbo si lamentano proprio del fatto che la loro vita è vincolata da i rituali, ma nonostante tutto non possono non farli, proprio perchè l'insieme di queste azioni tende a tenere sotto soglia l'ansia e il senso di colpa.

Il disturbo ossessivo compulsivo può essere un disturbo veramente invalidante sia per chi ne soffre, sia per i familiari. La terapia psicoterapica e in alcuni casi anche farmacologica può essere di aiuto. Le terapie maggiormente consigliate sono proprio la cognitivo comportamentale e la sistemico relazionale.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.it

 

 

Il concetto di controllo

by Marzia Benvenuti 10. febbraio 2013 18.03

E' oramai di uso comune il concetto di controllo. Noi esseri umani tendiamo a controllare tutto quello che circonda e vorremmo delle volte poter controllare anche ciò che è incontrollabile.

 

Il controllo fornice sicurezza e tranquillità, spesso è pensato proprio per rendere tutto più semplice e prevedibile ed è per questo che sempre più persone ricercano il controllo assoluto.

Mantenere le situazioni con costante ipercontrollo ha un costo elevato su le risorse mentali ed energetiche di un individuo.

Tuttavia alcuni individui, non riescono a tollerare il margine di incertezza che la vita offre, tendendo a prevedere conseguenze negative agli eventi. Questo può essere la causa di una possibile psicopatologia.

Quest'ultima viene interpretata come la risposta a un evento stressante, che altro non è, se non una situazione in cui il soggetto avverte la propria incapacità a prevedere e controllare quanto sta accadendo.

Non è tanto l'evento in sè ad essere stressante, ma l'essere incapaci di gestire quell'evento, di vivere l'imprevedibilità e l'incertezza della situazione.

Spesso molti individui che soffrono di disturbi di ansia, disturbi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, i fobici e disturbi alimentari presentano elevati problemi per quanto riguarda la questione del controllo. Di fronte all'incertezza, molti tentano disperatamente e senza successo di aumentare il controllo, innescando ulteriori circoli viziosi senza fine. I soggetti che soffrono di disturbi di ansia tenderanno a ricercare costantemente sicurezza, e coltivare l'illusione di raggiungere un controllo assoluto, come ad esempio non far venire un attacco di panico, ma questo genere di meccanismo fa solo aumentare il livello di incertezza e imprevedibilità con un conseguente aumento anche della quota ansiosa.

L'illusione del controllo è un argomento molto frequente e molto dibattuto. Facilmente risolvibile con terapie cognitvo-comportamentale, sistemica e interpersonale.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.it

 

 

Conosciamo un pò di più il dott. Giacomo Ronchi

by Redazione Psicologo360 17. gennaio 2013 14.16

Qual è la tua specializzazione? Sono laureato in Psicologia Cognitiva.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Ci sono momenti e stagioni diverse, nella vita di ognuno, che fanno sì che a tempo debito possano essere apprezzate entrambe. Se si è innamorati sinceramente di qualcuno, credo comunque che in ogni caso non possa che essere migliore la vita di coppia.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita? Non amo ragionare in questi termini... Cerco di fare tesoro tanto dei successi quanto dei fallimenti, e di guardare avanti; perchè ciò che è accaduto "fino ad ora" può essere profondamente riscritto già a partire dall'immediato domani.

Per rilassarsi è meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Vanno bene in egual misura sia un film che un romanzo, purchè siano preceduti da almeno un'oretta di sana attività sportiva (che aiuta a liberare endorfine)... E seguiti da otto ore di sonno!

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Le utilizzo per ciò che hanno di utile da offrire.

Sei iscritto a facebook o a google+? Sono iscritto a entrambi.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Può essere reale oppure no, come nei contesti sociali fisici, "concreti", del resto.

Essere felici per te cosa significa...? Vivere sorridendo, amare, essere amato, e sentire di meritarsi tutto questo.

Entra ora in contatto con il dott. Giacomo Ronchi

 

 

 

Mettiamo lo Psicologo dott. Salvatore De Costanzo.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 17. gennaio 2013 13.55

Qual è la tua specializzazione? Sono uno psicologo clinico ad indirizzo cognitivo-comportamentale e mi occupo sia di adulti che di bambini. Inoltre sono oramai molti anni che mi occupo di pet-therapy inserendo sia nelle scuole, strutture socio-educative e socio-sanitarie progetti che prevedevano il coinvolgimento di cani.

Credo che non esistono malattie mentali o disturbi ma solo disordini ai quali bisogna mettere ordine.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Se una persona basta a sé stessa può stare bene sia in coppia che da single...è una questione di scelte.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita? Il mio più grande successo è aver capito quanto si può imparare dai fallimenti!

Per rilassarsi è meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Mi piace molto andare al cinema come mi piace molto vedere un bel film a casa sia da solo che in compagnia. Il romanzo invece è un viaggio che si effettua esclusivamente da soli...proprio per questo ha un fascino particolare.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie?Sono molto affascinato dalla tecnologia tutta; amo i computer, internet gli smartphone...

Sei iscritta a facebook o a google+? Sono iscritto a facebook da molto tempo osservandone tutti i cambiamenti; google+ devo ancora studiarlo ma ho l'iscrizione anche li.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? I Social Network sono un meraviglioso strumento di comunicazione che io stesso uso per tenermi in contatto con amici lontani; non può però sostituire l'emozione di un abbraccio o una passeggiate tra le chiacchiere...

Essere felici per te cosa significa...?L'amore è la forza che governa la felicità...essere felici significa bastare a sé stessi per diventare strumento d'amore.

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Un legame sicuro

by Marzia Benvenuti 20. dicembre 2012 10.22

Diventare genitori è il lavoro più difficile al mondo, e per sostenerli nell'arrivo del figlio è necessario creare un rapporto con il bambino basato sull'amore e sulla fiducia: un legame sicuro.

 

 Un legame di questo tipo non ha effetti positivi solo sul rapporto tra genitori e bambino, è anche il fondamento di un sano sviluppo fisico, emotivo e sociale del neonato.

La priorità assoluta specialmente nella fase prenatale, è il bisogno di sicurezza nel rapporto tra neonato e genitori e quando questo bisogno viene appagato, si crea con la figura di attaccamento un legame sentito come punto di riferimento e di rifugio per le situazioni di pericolo.

Ma a volte, nonostante tutto non si riesce a costruire un legame sicuro con il bimbo sebbene sia molto amato dai genitori. Talvolta, per i più svariati motivi i genitori non sempre soddisfano i desideri e bisogni del figlio, così facendo il bambino tenderà a sviluppare nei confronti della figura di attaccamento sentimenti insicuri e ambivalenti. Questi sentimenti sono carattterizzati da una parte dalla ricerca di contatto e dall'altra da un distacco che deriva dalla paura di essere respinti.

Nei primi mesi di vita è importante che la figura di attaccamento sia sempre a disposizione del piccolo.

Ma ciò che conduce un bambino al disturbo dell'attaccamento sono le mancate compensazioni di esperienze negative, come particolari esperienze traumatiche, per non parlare delle violenze fisiche, sessuali o psicologiche, che possono essere causa del Disturbo dell'Attaccamento.

Un bambino con il disturbo dell'attaccamento cresce spesso più lentamente da un punto di vista emotivo e motorio e in alcuni casi questi ambiti sono compromessi. Inoltre fanno fatica ad allacciare rapporti basati sulla fiducia e in seguito sono più soggetti ai disturbi psichici.

Nel tempo si può venire a creare un circolo vizioso di esperienze traumatiche che viene trasmesso dai genitori ai figli.

Nella maggior parte dei casi i disturbi dell'attaccamento non trovano soluzione senza un intervento terapeutico. Così ciò che si può fare è modificare con una psicoterapia incentrata sulla rielaborazione del trauma il comportamento dei genitori.

Si consiglia una terapia individuale, e successivamente anche una di gruppo.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.it.

 

 

 

 

Disturbo post traumatico da stress

by Marzia Benvenuti 2. novembre 2012 15.10

Il disturbo post traumatico da stress insorge a seguito di un trauma molto forte. L'evento traumatico che subisce la persona può essere vissuto sia indirettamente che direttamente, causando l'insorgenza di una sintomatologia riscontrabile all'interno dei disturbi di ansia.

Gli eventi che possono causare tale disturbo possono essere fatti che hanno implicato morte o minaccia, lesioni, violenze sessuali, o essere sopravvissuti a catastrofi naturali come un terremoto o altro.

Altri problemi che si associano spesso a questo disturbo sono ansia,depressione, rabbia, senso di colpa, abuso di sostanze, problemi coniugali e sul lavoro, irritabilità, difficoltà ad addormentarsi, ipervigilanza ad ogni ed eventuale situazione di pericolo.

Questo disturbo e le reazioni sintomatologiche che ne provoca possono diventare invalidanti per una persona, in quanto possono compromettere la propria vita quotidiana.

L’insorgenza del Disturbo Post Traumatico da Stress può intervenire anche a distanza di mesi dall’evento traumatico e la sua durata può variare da un mese alla cronicità; per questo si rende necessario trattare immediatamente e profondamente il disturbo.

Ciò che viene consigliato per chi soffre di tale sintomatologia, è la psicoterapia cognitivo comportamentale, che agisce sia strettamente su ciò che è stato il trauma nella sua complessità, associato inoltre a tecniche di rilassamento muscolare, e ad una vera esposizione guidata del trauma con il terapeuta, con il preciso scopo di far rivivere l'evento in modo controllato.

Se ritieni di soffrire di questo problema, o vuoi anche semplicemente ricevere una consulenza puoi rivolgerti agli esperti di Psicologo360.

 

Ipocondria

by Marzia Benvenuti 2. novembre 2012 14.56

L'ipocondria è la continua paura di ammalarsi, di una qualsiasi malattia. Questa condizione psicologica è riscontrabile nei disturbi di ansia.

Chi ne soffre vive nell'angoscia costante di avere una malattia non diagnosticata, che può arrivare a fargli avvertire sintomi inesistenti e sfociare in veri sintomi psicosomatici.

Alla base del disturbo ipocondriaco c'è una interpretazione erronea di segni e sintomi fisici considerati come indici di gravi malattie.

Si può pensare che esperienze precoci negative o eventi critici particolarmente stressanti, come la perdita di una persona cara o malattie di persone vicine o proprie, possa essere un fattore scatenante per l'insorgenza di questo disturbo psicologico.

Le preoccupazioni vertono su le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la respirazione); alterazioni fisiche di lieve entità (per es. piccole ferite o una saltuaria allergia); oppure sensazioni fisiche indistinte o confuse (per es. "cuore affaticato"). La persona attribuisce questi sintomi o segni, alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. I soggetti con l'ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato. La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stressdella vita. Un comportamento specifico dell'ipocondriaco è la continua ricerca di rassicurazione, questo produce effetto immediato per ridurre il disagio e le sue preoccupazioni, ma ha anche effetto a breve termine, così facendo conduce il soggetto ad una ricerca costante di rassicurazione da parte di numerosi specialisti, ma non solo, contribuendo al mantenimento del disturbo stesso. Il soggetto ipocondriaco non accetta l'idea di essere in qualche modo malato, e così insiste nel tentativo di azzerare ogni potenziale rischio per la sua salute.

Un buon percorso psicoterapeutico cognitivo comportamentale può aiutare coloro che ne soffrono ad uscire dall'insieme di questi circoli viziosi.

Se ritieni di soffrire di questo problema, o vuoi anche semplicemente ricevere una consulenza puoi rivolgerti agli esperti di Psicologo360.

 

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Ansia

Voglia di Nutella?

by Dott.ssa Valeria Cani 11. ottobre 2012 13.42

Hai voglia di Nutella? Capita a tutti di avvertire una irresistibile voglia di zucchero o comunque di qualcosa dolce o cioccolata. Molti consumano dolci come rimedio alla malinconia. Quasi come una vera e propria crisi di astinenza il nostro comportamento si modifica e il nostro fisico richiede l’introduzione di una sostanza ricca di zucchero, in particolare se si trova in una situazione stressante. Assumere dolci e anche carboidrati innalza in fretta l’insulina nel sangue e aumenta l’azione della serotonina che induce una sensazione di appagamento, calma e gratificazione fisica e psicologica.

Lo zucchero attenua ansia e depressione e può arrivare a dare una vera e propria dipendenza. Lo zucchero molto rapidamente entra nella nostra circolazione, satura il sangue e stimola le stesse aree del cervello che recepiscono gli effetti ad esempio della nicotina o alcuni tipi di droga. Può essere dunque che il bisogno e la dipendenza da zuccheri siano di natura fisica, come l’iperglicemia, ma anche psicologica.

Non è solo “colpa” di tutti coloro che sentono il bisogno di zucchero: negli ultimi decenni l’intera industria dolciaria si è accorta di quanto il dolce crei dipendenza e si è adoperata per migliorare gusto e qualità di alimenti dolci in modo da incrementare il consumo di prodotti a base di zucchero. La chimica e soprattutto la psicologia applicata al marketing sembra siano imbattibili sulla volontà umana! Le modificazioni apportate agli alimenti sono a base di prodotti chimici, questi vanno automaticamente ad agire sul nostro sistema nervoso ed ecco creata una sorta di dipendenza da zucchero, merendine, caramelle, cioccolata.

I prodotti dolci sono oltremodo appetibili, ma saziano davvero molto poco. Il meccanismo fame-appetito viene sregolato dal gusto del dolce e sembra che, dopo aver mangiato un alimento zuccherino, abbiamo ancora fame. Questo spiega come mai l’ingestione di dolci sembra non arrivare mai al limite.

Il meccanismo psicologico che ne deriva è deleterio: le persone che soffrono di questo tipo di disturbo considerano se stesse in modo negativo “oggi ho mangiano troppi dolci, quindi mi sono comportato male, per cui non sono una buona persona e per tirarmi su di morale mi gratifico ancora con dei dolci”! E il circolo vizioso continua con conseguenze devastanti sulla salute fisica e psichica.

Ma il gusto si può educare: è fondamentale capire, attraverso un supporto medico e psicologico, che non è la quantità di zuccheri che introduciamo nell’organismo a dare dipendenza, bensì il gusto del dolce. La stessa quantità di alimento con o senza zucchero aggiunto ne è l’esempio. Questa importante differenza ci porterà a scegliere alimenti gustosi al punto giusto e non esagerare nella quantità di zuccheri aggiunti. La capacità di scelta è strettamente collegata con l’opinione che abbiamo di noi stessi e da qui ilo passo verso il benessere è breve.

Avere un equilibrio sano sulla propria dieta e sul proprio umore è sicuramente la soluzione migliore: un controllo sulle sostanze chimiche che sappiamo agire nel nostro cervello e sul nostro comportamento alimentare diminuisce la sensazione di sazietà e contribuisce ad avere una sana autostima.

Se hai provato molte volte una dieta senza successo ti serve un supporto psicologico che puoi trovare online su Psicologo360. Mai più limitazioni nel cibo, ma più consapevolezza di te stesso!

 

Depressione post parto

by Marzia Benvenuti 10. ottobre 2012 12.32

Oggi parliamo di depressione post parto nel padre. Il processo di acquisizione dell'identità paterna, rispetto a quella materna è molto più lento e faticoso, in quanto il "divenire uomo" non include il "divenire padre".

 

 All'arrivo del figlio, la coppia deve riorganizzare i tempi e gli spazi fisici della propria vita, e a livello mentale deve rendersi in grado di accogliere il nuovo nato. Il diventare padre può essere considerato un possibile punto di rottura, tale da far insorgere disordini psichici e manifestazioni psicopatologiche, analoghe a quelle ampiamente conosciute nelle donne con la nascita di un figlio.

Di fronte a i cambiamenti in atto, diversi padri tendono ad identificarsi con il modello femminile e materno della famiglia di origine cercando di conformarsi agli stessi stili di comportamento. Alcuni uomini reagiscono incrementando l'attività lavorativa che può rappresentare una fuga di fronte ai nuovi inusuali e difficili impegni, di essere padre.

In questo difficile lavoro del diventare genitore si possono identificare diverse condizioni psicologiche, dal disorientamento, all'ansia, fino  all'insorgere di sintomi depressivi.

La coppia vive un momento molto intenso sotto tutti i punti di vista, e in alcuni soggetti l'intreccio di emozioni molto intense può inquinare l'equilibrio di un padre, provocando gelosia nei confronti del  nascituro. Questi sentimenti possono essere talmente disturbanti tali da determinare la disattesa del fondamentale compito della funzione paterna di sostegno alla coppia. A tale riguardo nel neo padre si possono riscontrare anche aspetti comportamentali disfunzionali come, comportamenti aggressivi verso la propria famiglia o verso quella della moglie, allontanamenti da casa legati perlopiù ad un aumento degli impegni lavorativi, che in qualche modo lo conduca più lontano possibile, e/o la ricerca di relazioni extraconiugali.

L'esistenza di una sindrome depressiva postpartum del padre è oggi un dato ampiamente riconosciuto, ciò che è importare fare è fornire le adeguate informazioni e sostegno a coloro che si stanno preparando ad avere un figlio. Gli interventi più indicati a riguardo sono la terapia di coppia, terapie psicoeducative e terapie di gruppo.

Se state affrontando un periodo di grande sconvolgimento come l'arrivo di un figlio e vi sentite che avete bisogno di un supporto o semplicemente una consulenza informativa, rivolgetevi allo ai professionisti di Psicologo360.

 

 

Sesso e dipendenza

by Marzia Benvenuti 10. ottobre 2012 12.18

Pensare al sesso può essere una particolarità, ma quando la messa in atto di determinati comportamenti porta conseguenze negative per sè e per gli altri allora si può sfociare nella patologia e quindi diventa necessario capire se esiste un legame tra sesso e dipendenza.

 

 

 

La sex addicition o dipendenza dal sesso è una necessità patologica e ossessiva di avere rapporti sessuali, infatti chi ne soffre generalmente trasforma in una vera e propria fobia quello che normalmente dovrebbe essere vissuto come il piacere di fare l'amore. E' da sottolineare che coloro che soffrono di questo disturbo non sono gli amanti del sesso in generale, ma sono coloro che manifestano un desiderio generico, indirizzato a soggetti di età variabile, e con la totale assenza di alcun coinvolgimento sentimentale. Il sesso diventa così un'esigenza primaria.

Colui che è dipendente dal sesso, mette in atto una serie di comportamenti totalmente disfunzionali come: masturbazione eccessiva, rapporti con prostitute o con persone anonime, eccessive fantasie sessuali, materiale pornografico e atti sessuali in luogo pubblico.

Alla base di questi comportamenti c'è un forte disagio, che la persona vive, la quale tenderà a rifugiarsi nella ricerca di un piacere fisico che possa alleviare ansiae stress, così da fuggire da sentimenti dolorosi o negativi come la vergogna, le sensazioni di fallimento e di bassa autostima, che ha nelle relazioni intime. In questo modo conquistando maggiore un numero maggiore di prede, maggiore è anche la stima che la persona ha di sè, trasformando il sesso in una droga.

Questo disturbo può riguardare sia le donne che gli uomini, anche se quest'ultimi in numero maggiore. Non è facile da riconoscere, ma se viene considerata come tale, può essere trattata e curata come le altre dipendenze, attraverso cicli di psicoterapia individuale e di gruppo, e ove necessario l'inserimento di psicofarmaci e l'astinenza. Il vero obiettivo è quello di tornare a vivere il sesso in maniera serena e consapevole godendo di ogni rapporto in un contesto emotivo soddisfacente.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa entra in contatto ora con uno dei professionisti di psicologo360.

 

 

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