Mettiamo la psicologa Monica Dellupi ... sul lettino

by Redazione Psicologo360 26. luglio 2011 16.52

Conosciamo un po' di più la dott.ssa Monica Dellupi

Qual è la tua specializzazione? La mia specializzazione è la psicoterapia ad approccio cognitivo comportamentale. La psicoterapia cognitivo comportamentale è un percorso che l’individuo ed il terapeuta intraprendono insieme dopo aver valutato qual è il problema e quali sono gli obiettivi che la persona vuole raggiungere attraverso il trattamento.

L’approccio cognitivo comportamentale si occupa del trattamento dei:disturbi d’ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie specifiche, fobia sociale e disturbo ossessivo compulsivo) disturbi alimentari (anoressia e bulimia) disturbi dell’umore (depressione e disturbo bipolare) disturbi della personalità

Meglio la vita di coppia o quella da single? Ritengo che per me sia migliore e più soddisfacente la vita di coppia se il rapporto è appagante e rende felici, altrimenti, come si suol dire, “meglio soli che mal accompagnati”.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...)

Uno dei fallimenti della mia vita è stato quello di non riuscire ad imparare a giocare bene a tennis nonostante le numerose lezioni private. Il mio più grande successo è stata la perseveranza negli studi e nel mio percorso professionale, mi ha dato la possibilità di svolgere questa professione che per me rappresenta anche una grande passione.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per rilassarsi non c’è niente di meglio che farmi un bel sonno rigenerante di 8 ore.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ritengo che le nuove tecnologie siano un mezzo comunicativo efficace ed efficiente, le utilizzo quotidianamente.

Sei iscritto a Facebook o a Google+? Sono iscritta a Facebook

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Le conoscenze nate attraverso i social network la maggior parte delle volte sono virtuali, se ci si limita a coltivarle esclusivamente a distanza. Spesso le persone nei social network si presentano con false identità. Come si può dire di conoscere una persona e di esserne amici senza averla mai incontrata, senza aver mai mangiato una pizza o bevuto qualcosa con lei?

 

Essere felici per te significa...? Nel libro di Thorkild Hansen “Arabia Felix” è narrata la storia di una spedizione scientifica danese nello Yemen, la terra che porta il nome di Arabia Felice. Perché è chiamata così? Esiste il paese della felicità? In arabo Yemen significa la mano destra, lo Yemen è quindi semplicemente il paese che si trova a destra, la parola “destra” ha finito per significare felice.

“Tutto si basa su un equivoco. Ci sono paesi in cui siamo stati felici, ma non ci sono paesi felici. Né a nord, né a sud. Né a destra, né a sinistra. Né lontano, né vicino. Dobbiamo correggere questo errore di traduzione, anche se così diventa tutto più difficile. Perché, se ci fosse qualcosa di vero, se la felicità si trovasse anche solo nel paese più lontano e il viaggio per raggiungerlo comportasse i più grandi rischi e potesse essere intrapreso solo a prezzo dei peggiori sacrifici, noi partiremmo subito. Perché sarebbe in ogni caso più facile raggiungerla là che non nell’unico posto dove si trova davvero, il posto che è più vicino del paese più vicino eppure è più lontano del paese più lontano, perché questo posto non si trova fuori, ma dentro di noi”

La felicità è quindi dentro di noi, se impariamo a rispettare noi stessi la troviamo.

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Monica Dellupi

 

 

 

 

Mettiamo la psicologa Simona Capurso... sul lettino

by Redazione Psicologo360 21. luglio 2011 15.53

 

 Conosciamo un po' di più la dott.ssa Simona Capurso

 

Qual è la tua specializzazione? Mi occupo di Selezione del Personale, Formazione, Gestione delle Risorse Umane e Assessment. Seguo inoltre le coppie che affrontano il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Personalmente preferisco la vita di coppia, anche se più faticosa. Mi piace condividere, fare progetti e pensare al futuro insieme.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...)? Il più grande successo della mia vita è senza dubbio mia figlia che ogni giorno mi regala emozioni incredibili, è un’iniezione di vita. Come diceva Alessandro Manzoni: “tre cose ci sono rimaste del paradiso: i fiori, le stelle e i bambini”.Il più grande fallimento l’ho avuto quando una persona importante si è mostrata diversa da come pensavo.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per rilassarsi sicuramente un buon libro aiuta molto

Che rapporto hai con Internet e con le nuove tecnologie? Internet è sempre più al centro della vita di ognuno di noi. Io lo utilizzo quotidianamente come strumento per comunicare, reperire informazioni e fare ricerche, ma anche per lo sviluppo del mio lavoro. Le nuove tecnologie in genere mi affascinano e cerco di essere sempre aggiornata.

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Sono iscritta a Facebook da qualche anno e lo uso spesso, soprattutto per tenere un contatto con amici lontani e per condividere foto e momenti belli.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? L’amicizia, quella vera vuole sempre un contatto diretto e concreto con le persone. Il Social Network permette di mantenere viva un’amicizia creata in passato, oppure di entrare in contatto con nuove persone che necessariamente poi bisogna conoscere.

Essere felici per te significa...? La felicità è uno stato d’animo, un’emozione… anche breve, passeggera. Un momento nel quale si apprezza ciò che si ha. Si, secondo me per essere felici bisogna imparare ad apprezzare quello che siamo stati capaci di costruire.

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Simona Capurso

 

 

 

Mettiamo la psicologa Valeria Cani... sul lettino

by Redazione Psicologo360 21. luglio 2011 11.06

 

Conosciamo un po' di più la dott.ssa Valeria Cani

Qual è la tua specializzazione? Principalmente mi occupo di famiglie con difficoltà, quando il disagio è legato alla relazione all'interno della famiglia, ad esempio coppie in crisi e genitori che hanno problemi coi propri figli o figli che ne hanno con genitori

 

Meglio la vita di coppia o quella da single? Non c'è un "meglio" in assoluto, tutto dipende da come si sta in un certo momento della propria vita. In questo periodo della mia vita mi piace molto la vita di coppia!

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...)? Non c'è "il più grande", sono successi di ogni giorno, portare avanti, provando sempre a migliorare, la vita familiare così come l'attività professionale, allargare il focus e concentrarsi sui progetti. il più grande fallimento sicuramente la fine della prima relazione importante

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Direi buoni metodi tutti e tre! Ma il sonno per me è fondamentale

 

Che rapporto hai con Internet e con le nuove tecnologie? Cerco di stare al passo e di imparare, so usare quello che mi serve come mezzo di informazione e comunicazione e anche per il lavoro

 

Sei iscritto a facebook o a google+? A Facebook mi ha iscritto anni fa una mia nipote, lo uso per comunicare con gli amici ed è bellissimo aver "recuperato" vecchie conoscenze

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Se è parallela a una conoscenza effettiva può essere reale, ma riflettendo sul significato di amicizia se non si conosce un proprio contatto rimane proprio solo un contatto

 

Essere felici per te significa...? Viversi in pieno tutto ciò che può capitare in qualsiasi momento che fa battere il cuore, sorridere, brillare gli occhi, emozionarsi, ridere e piangere e dimenticarsi tutto il resto per un istante

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Valeria Cani

 

 

Cos'è il Bullismo?

by Redazione Psicologo360 19. luglio 2011 11.47

 Il bullismo è una serie di azioni moleste, ostili, volontarie, ripetute nel tempo aventi lo scopo di danneggiare.

Accade quando tra due o più ragazzi si evidenziano una forte diversità e uno squilibrio nella relazione, nei comportamenti, nei gesti, nelle parole. 

Il bullismo può essere considerato come una sottocategoria del comportamento aggressivo con tratti distintivi di intenzionalità perché mira deliberatamente ad offendere, arrecare danno e disagio ad un’altra persona; caratteristiche di persistenza nel tempo; caratteristiche di asimmetria di potere perché nella relazione il bullo è più forte e la vittima più debole e incapace di difendersi. Il bullismo può assumere diverse forme: fisiche, che significa colpire con pugni e calci, appropiarsi o rovinare gli oggetti personali di qualcuno; verbali, cioè deridere, insultare, offendere, minacciare, prendere in giro, dire affermazioni per discriminare; indirette, cioè diffondere pettegolezzi e falsità, escludere qualcuno dal gruppo.

 

 

Contatta i nostri esperti di bullismo:

 

Dott.ssa Valeria Cani

Dott.ssa Monica Dellupi

 

I ragazzi e le consulenze on line

by Redazione Psicologo360 14. luglio 2011 18.53

Secondo un’inchiesta dell’Osservatorio sui diritti dei minori su un campione di 400 adolescenti fra i 14 e i 18 anni, i ragazzi sembrano preferire di gran lunga le consulenze on line ai consigli dei genitori o degli insegnanti. A confermarlo sono i numeri: il 31% consulta Internet per avere informazioni sulle diete e sull’alimentazione, il 26% (soprattutto i maschi) si connettono al web per avere chiarimenti sulla sfera sessuale, il 14% cerca conforto ai propri disagi psicologici. Insomma, cercare informazioni in rete aiuta a superare i tabù, la vergogna nel raccontare i propri problemi. Viene abbattuta ogni forma di istituzionalità e anche chi porta il camice bianco sembra incutere meno timori ma si può perfino rivelare un alleato.

 Contatta ora i nostri professionisti

Differenza tra psicologo, psicoterapeuta, psicanalista e psichiatra

by Redazione Psicologo360 12. luglio 2011 11.40

Spesso non è chiara a tutti quale differenza ci sia tra i professionisti che lavorano in ambito psicologico.
Per una buona scelta è opportuno esserne a conoscenza.
Per questo di seguito puoi trovare una distinzione che speriamo possa esserti di aiuto.

Chi è lo psicologo?

Lo psicologo è un professionista che dopo aver conseguito la Laurea in Psicologia ha svolto un tirocinio di un anno, ha superato l'esame di stato e si è così potuto iscrivere all'Albo degli psicologi. Lo psicologo può somministrare test, effettuare diagnosi e svolgere colloqui di sostegno, fornisce un aiuto non farmacologico. Nella prestazione è quindi tenuto ad attenersi al codice deontologico del proprio Albo professionale

 

Chi è lo psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è un laureato in Psicologia o Medicina che successivamente all'esame di stato ha maturato una specifica formazione di 4 o 5 anni presso una scuola universitaria od una privata riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR). Solo lo psicoterapeuta è autorizzato a condurre sedute psicoterapeutiche. Lo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci, non è esperto nella psicofarmacologia e non può dare consigli in merito. Lo psicoterapeuta, a differenza dello psicologo, possiede degli strumenti e delle tecniche di colloquio che gli consentono di aiutare il paziente facendo un intervento che va più in profondità e permette di agire direttamente sui disagi della persona. Normalmente in caso di pazienti che assumo farmaci, lo Psicoterapeuta si raccorda con il medico curante del paziente per avere sotto controllo l'andamento della terapia farmacologica. Gli psicoterapeuti possono avere tecniche differenti a seconda della tipologia di scuola di specializzazione di provenienza.

Chi è lo psicanalista

Lo psicanalista è uno psicoterapeuta specializzato nella psicanalisi di Freud e dei suoi successori. Lo psicanalista può essere laureato in medicina o in psicologia con successiva iscrizione all'ordine dei medici o a quello degli Psicologi e ha frequentato la scuola di formazione in Psicoanalisi.

Chi è lo psichiatra?

Lo psichiatra è un laureato in medicina che in seguito si è specializzato in psichiatria. Egli cura i disturbi e la malattia mentali con un metodo di diagnosi/cura cioè, come il medico, si focalizza sul problema cercando di risolvere quello. Può prescrivere farmaci. Uno psichiatra potrebbe anche essere psicoterapeuta ma per questo deve aver maturato una specifica formazione di 4 o 5 anni presso una scuola universitaria od una privata riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR).

Contatta i professionisti di Psicologo360

 

 

IL TEST DI PSICOLOGO360 SULLA DIPENDENZA DA FACEBOOK

by Redazione Psicologo360 8. luglio 2011 15.54

E' stato pubblicato il nuovo TEST di Psicologo360

 


Sei dipendente da facebook? 

Facebook occupa un posto importante nella tua giornata? Ci passi molto tempo e senti spesso l'esigenza di connetterti? Può essere che tu stia sviluppando una dipendenza da questo social network, cerca di capirlo facendo il seguente test. E' importante esserne consapevoli come per tutte le dipendenze per non farci condizionare la vita e per cercare di eliminarle. 


SCOPRILO ORA

IL TEST DI PSICOLOGO360 SULLA DIPENDENZA DA INTERNET

by Redazione Psicologo360 8. luglio 2011 15.48

E' stato pubblicato il nuovo TEST di Psicologo360


Sei dipendente da internet?

 

Ti capita di desiderare di collegarti a internet molte volte durante la giornata e di sentirti preoccupato o in ansia quando questo non è possibile? 
Cerchi riscontro su internet per ogni attività che devi iniziare o per ogni scelta che devi prendere? Valuta, con il seguente test, quanto il mondo internet è importante per te e quanto è diventato ormai uno strumento indispensabile. 

 

SCOPRILO ORA


IL TEST SUL RAPPORTO DI COPPIA DI PSICOLOGO360

by Redazione Psicologo360 8. luglio 2011 11.27

 

E' stato pubblicato il nuovo TEST di Psicologo360

Il tuo rapporto di coppia funziona? Spesso rivolgiamo a noi stessi questa domanda e cerchiamo di colmare le incertezze cercando risposte alle questioni che ci poniamo. Le domande che compongono il test sono uno spunto di riflessione allo scopo di stimolare considerazioni e valutazioni della tua vita di coppia.

SCOPRILO ORA

 

LE NEVROSI

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 16.47

 

Molto spesso si sente dire che siamo circondati da nevrotici, in casa o a lavoro è possibile essere a stretto contatto con persone che manifesta “atteggiamenti nevrotici”.

Da dove abbia origine questa generalizzazione, questa scappatoia linguistica che usiamo quando ci appare più semplice definire un comportamento che non si riesce a tradurre?

 

Sostanzialmente si potrebbe pensare che l'incomunicabilità fra di noi, la riduzione delle relazioni alla dimensione puramente pragmatica, la precipitosa caduta di valori ritenuti intangibili, la profonda solitudine dell'uomo moderno e la crisi nei modelli di riferimento che hanno come comune denominatore la messa in discussione del significato dell'esistenza.

 

Questo stato di cose coinvolgono un certo dissesto emotivo all’interno delle relazioni familiari, considerato finora da molti come il nucleo primario da cui scaturiscono tutta una serie di comportamenti anche disfunzionali come, ad esempio, il fenomeno delle tossicomanie, la delinquenza, la spregiudicatezza morale, il suicidio di tanti adolescenti e giovani.

 

Sarebbe utile approcciarsi a questo argomento mediante una lettura nosografica, seppure semplicistica ma indispensabile per un primo approccio conoscitivo alla problematica.

Per lungo tempo il concetto di nevrosi è andato incontro a varie interpretazioni. Per gli antichi greci era il sinonimo di malattia mentale. Per il chimico G. E. Stahl (XVIII secolo) denotava l'insieme dei disturbi psichici derivanti alcuni da malattie organiche, altri da funzionali. W Cullen nel 1769 fu il primo a descrivere con questa parola l'insieme degli atteggiamenti nervosi che si attivano in determinate situazioni di vita. Janet, seguendo Mesmer e Charcot, riscontrò che sotto ipnosi alcune forme di nevrosi erano da collegarsi con fatti vissuti nel passato, ma dimenticati.

Tuttavia in questo secolo si sono sviluppate quattro modelli di interpretazione della nevrosi:

 

1) quello di W. Reich, secondo il quale la nevrosi si sviluppa quando c'è repressione e si esprime sotto forma di tensioni muscolari;

2) quello di S. Sullivan, per il quale la nevrosi non sarebbe altro che un disturbo quando in una relazione importante si crea un'incongruenza o difficoltà comunicativa;

3) quello comportamentista, in base al quale le nevrosi sarebbero la conseguenza di contemporanee situazioni-stimolo producenti l'effetto di forti ma incompatibili tendenze all'azione;

4) quello psicoanalitico, infine, secondo il quale la nevrosi si instaura, quando lo sviluppo della pulsione si ferma e si fissa in un determinato periodo dell'evoluzione dell'individuo (fase orale, fallica o di latenza) e unitamente a questi blocchi si formano anche i meccanismi di difesa.

 

I primi tre modelli (cioè quello reichiano, quello relazionale di Sullivan e quello comportamentista) hanno in comune il fatto che determinate situazioni comunicative possono essere rivissute dal soggetto con conflittualità, determinando così forme nevrotiche di natura reattiva, ma non spiegano l'intero quadro delle nevrosi, che non si riduce solo a quelle reattive, anche se un conflitto nella comunicazione è quasi sempre riscontrabile in tutte le nevrosi. Lo schema psicoanalitico è il più completo, anche se, in qualche parte, è da integrare con alcune altre osservazioni.

 

La nevrosi è un blocco nello sviluppo dell'energia vitale, dovuto allo scompenso tra quadro ereditario (che è una precondizione), sistema di stimoli o di modelli intrafamiliari (specie nei primi 5 anni di vita) e condizioni della vita presente. Quando questo equilibrio cade si crea un conflitto fra l'Io dell'intero organismo e l'ambiente circostante. L'oscillazione della personalità si manifesta prima sotto forma di ansia generica, che servendosi di vettori clinici come l'adrenalina e la nora-drenalina provoca una forte sofferenza nell'individuo, poi, se non risolta, una vera e propria nevrosi, che si esprimerà con un insieme di sintomi particolari e un'accentuata attività difensiva. I tempi di questo processo in alcuni è lineare, nel senso che l'una (la nevrosi) segue all'altro (lo stato ansioso), in altri i tempi quasi s'identificano e ciò vuol dire che lo stato ansioso latente era allo stadio massimo di saturazione, per cui è bastato un semplice evento negativo presente e scompensante a evidenziare la conflittualità interna. L'Io (coscienza lucida, mediatrice fra l'inconscio e il mondo dei valori del Super Io) è sofferente, perché da una parte è pressato dalla forza espansiva dell'inconscio (rimozioni negative e istinti positivi), dall'altra è condizionato dal sistema di valori al quale è stato educato. L'Io soffre, perché non riesce più a trovare equilibrio fra queste due istanze della persona. Per difendersi e per conservare qualche spazio d'azione attiva meccanismi di difesa, aventi lo scopo di farlo in qualche maniera sopravvivere dallo schiacciamento di queste due forze contrapposte e si esprime sotto forma di comportamento sintomatico. Il conflitto e la sofferenza interna sono questi, perciò le nevrosi sono un fatto eminentemente umano (gli animali esprimono solo nevrosi indotte e sperimentali). La nevrosi non compromette la vita, né è alienante, non produce una forte distorsione della realtà né una grave disorganizzazione nella personalità, anche se ad essa sono associati prima il dolore morale, poi quello fisico (tramite sintomi), oltre che un non-adattamento all'ambiente. A differenza della psicosi, la nevrosi conserva e non distrugge l'Io. A livello cerebrale giocano qui i grandi sistemi di proiezione talamo-corticale e reticolare ascendente, oltre che i sistemi nervosi di inibizione. Il linguaggio del nevrotico è ricco di simbolismi, anche se ancora molto legato ai sintomi. Questo è evidenziabile soprattutto nelle libere associazioni e nell'analisi dei sogni. La soluzione del quadro nevrotico si avrà solo quando l'inconscio si espande, liberandosi da una parte dei contenuti negativi (e quindi sbloccandosi) e attivando dall'altra interessi vitali rimasti fissi a un determinato periodo della vita (non sempre tali interessi sono di natura libidica, come voleva Freud), e quando il Super-Io viene sottoposto ad analisi critica da un Io meglio protetto dall'ansia. Sul piano nervoso ciò significa riorganizzazione dei circuiti e attivazioni delle strutture bipolari e indipendenti del piacere e del dolore. La persona così si sviluppa equilibrata, creativa, originale, in pace con se stessa, libera e costruttiva nei confronti dell'ambiente circostante, che viene visto come una realtà in evoluzione, da inventare continuamente. Da qui nasce anche la gioia di vivere, il gusto della ricerca, la dialettica creativa e mai conformista. È il grande balzo di qualità, rimasto bloccato a un gradino dello sviluppo con la nevrosi.

 

Questa disamina del problema porta a considerare anche l’esistenza di principali forme di nevrosi:

 

l'isteria - Essa si evidenzia con l'attivazione di un sintomo che richiama ed è legato all'esperienza traumatica originaria con la cosiddetta conversione. Ricordo qui due casi: l'esperienza del terremoto del '79 che in una paziente è rivissuta sotto forma di peso alla testa e di vertigini; un fatto di violenza rivissuto nella crisi con parole indecifrabili in un'altra paziente. Secondo Freud l'isteria è legata alla prima fase genitale;

 

la nevrosi ossessiva - Ha due componenti fondamentali: un'idea che si impone con forza e uno stato emotivo concomitante (la qualità dell'emozione, in questo caso è il dubbio, il rimorso o l'ira). Essa consiste nell'attaccamento affettivo penoso a un'idea fissa, ma della stessa qualità di quella punitiva anche se incompatibile con essa. Si attivano qui i meccanismi della trasposizione o della sostituzione. Ricordo una paziente che prima di mangiare doveva lavarsi 10 volte le mani; questo fatto fu associato a un'infezione avuta nel passato (10 anni) alle vie genitali. Per Freud la nevrosi ossessiva è da collegare con la tarda fase anale;

 

la nevrosi d'angoscia - Essa presenta come sintomo un'irritabilità generale e diffusa, un senso di attesa angosciosa, il risveglio notturno (o "pavor nocturnus"), vertigini con ... ..., parestesie, costrizione toracica e palpitazioni cardiache, riduzione della libido. C'è una forte componente di psicosomatizzazione (il disturbo organico è rivissuto come un male organico). Di questo quadro fanno parte la nevrastenia, l'ipocondria, le manie del dubbio, l'ansietà prolungata nel tempo. La nevrosi d'angoscia è intimamente legata all'atteggiamento che si ha verso l'esistenza (senso di vuoto, perdita di significato, problemi d'identità). Per Freud questa forma di nevrosi è da riferire alla tarda fase orale, in cui l'angoscia primaria è quella di essere inghiottiti e così dissolversi nel nulla;

 

la nevrosi fobica - Essa è una modalità della precedente nevrosi, quella d'angoscia; talora precede quella ossessiva. La paura si esprime o verso cose specifiche (agorafobia, claustrofobia, eritrofobia, antropofobia, nosofobia, paura della notte, del buio, della solitudine, della morte, del vuoto) o verso sensazioni interne (come in quella impulsiva: paura di atti nocivi a sé e agli altri, che, però, non si compiono). Anche qui, come, per l'angoscia, la fissazione è alla tarda fase orale e implica spesso problemi d'insoddisfazione sessuale;

 

la nevrosi reattiva e da stress - Essa è una particolare forma di reazione a una situazione percepita e vissuta come ansiogena. Varia con le situazioni di vita (professione, matrimonio, stato celibe o nubile, scuola, società ...) e con l'età. Di questo genere sono spesso quelle di natura sessuale (disturbi eiaculativi, impotenza psicogena ...: dove il piacere è visto più come fine che come effetto del rapporto; uno stato d'ansia può inibire il vago, causando impotenza, e eccitare il simpatico, provocando eiaculazione precoce), e quelle cosiddette iatrogene (di origine medica).

 

la nevrosi caratteriale - E' stata così definita da Freud; oggi si chiamano "turbe caratteriali". In questa nevrosi i sintomi dolorosi sono tali più per gli altri che non per il soggetto interessato.

 

le nevrosi collettive - Sono associate a particolari eventi ritenuti pericolosi per la sopravvivenza del genere umano. Si ha questa durante periodi di emergenza: guerre, epidemie, contro mali particolari (cancro, AIDS), in momenti di disastri con danni collettivi (terremoti, diffusione radioattive ...).

Queste nevrosi, anche se tendono a somatizzarsi, non vanno confuse con le affezioni psicosomatiche, perché queste ultime non sono causate dalla psiche (come è nelle nevrosi), ma solo sostenute da essa. In altre parole non sottendono sempre un conflitto o una frustrazione interna. Da notare, inoltre, è anche il fatto che queste forme di nevrosi non sono categorie a se stesse o a se stanti, ma spesso i quadri si attraversano, per cui si possono presentare più sintomi di vari quadri nevrotici. Solo che, in genere, c'è la prevalenza di uno sull'altro. Questa diversità dipende dallo stadio di sviluppo in cui è nata la nevrosi e a cui si è bloccata l'evoluzione della persona. Lo stato di sofferenza del soggetto è la premessa per il suo coinvolgimento nell'intervento terapeutico, nel quale, almeno nelle prime fasi, è utile associare anche un trattamento farmacologico. Con la disponibilità del soggetto e con un buon iter psicoterapeutico (che dovrebbe prevedere strumenti anti-ansia, liberazione delle forze inconsce, attivazione degli interessi e riprogettazione della vita), la prognosi è quasi sempre positiva. Lasciar correre però significa preparare la strada alla depressione, una grande attenzione bisognerebbe infine dare anche ai cambi stagionali e alle norme di igiene mentale da osservare.

 

Ovviamente conoscere le sfumature che distinguono questi particolari tipi di nevrosi permette di indirizzare meglio in tipo di intervento sulla persona o sui gruppi che portatori del disagio in maniera efficace. Innanzitutto occorre saper stabilire subito un contesto di empatia, consistente nell'accettazione del paziente e della sua sofferenza. Un buon terapeuta deve porre, inoltre, molta attenzione nell'analisi dei sintomi e del processo di simbolizzazione, che ne è alla base. Già lo stesso linguaggio adottato dal paziente si presenta come veicolo di questi processi di simbolizzazione interna. Un'accurata attenzione va data anche all'analisi e all'interpretazione dei sogni, che sono l'elaborazione, anche se in maniera mascherata, dei bisogni inconsci della persona. La medesima attenzione va prestata anche alle difese che il soggetto pone in atto, e che spesse volte sottendono o una sofferenza che ha difficoltà a venir fuori a causa della propria fragilità interna o che potrebbero anche far pensare a un'incipiente formazione di una struttura psicotica; la persona si difende, insomma, o per debolezza o per sfida nei confronti del terapeuta o perché sceglie lo status di malato, per trarre da esso i vantaggi della realtà circostante.

Il trattamento delle nevrosi troverebbe un grande giovamento dalla psicoterapia individuale e anche quella di gruppo, specialmente quando la nevrosi ha contorni relazionali o reattivi all'ambiente.

Un buon terapeuta non dovrebbe mai promettere guarigioni facili o a cuor leggero ma deve far presenti le difficoltà del cammino e incoraggiare costantemente e pazientemente il paziente a intraprenderlo con fiducia; i tempi variano a seconda della reattività del soggetto. Alla fine il quadro si sblocca e i benefici della scomparsa del sintomo sono tangibili.

 

Autore: dott. Vito Ruggiero

 

Contatta il dott. Vito Ruggiero 

 

 

Commenti recenti

Comment RSS

Psicologia e Letteratura