COMUNICARE: COSA?

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 16.36

 

Molto spesso avvertiamo dentro di noi un certo sentimento di ribellione al quale non sappiamo dare una forma definita e definibile. Un bisogno quasi nevrotico di comunicare ci mette nella condizione di non perdere quell’occasione per esternare qualcosa, per proporsi senza un pensiero costruito in prima persona, un voler dire anche quando la prudenza consiglierebbe il silenzio.

Certamente se si avvertisse una tale necessità un motivo deve pur esserci e questo spesso è dato dalla presenza di una immensa solitudine interiore dalla quale lo spirito, per non annegare, sembra volersi liberare comunque e ad ogni costo. Purtroppo, caduti o fatti cadere i punti cardini di riferimento, quella illusoria chiarezza che a fatica abbiamo conquistato tutto sembrerebbe poi spiegarsi: non si è in pace con se stessi, si è smarrita l'armonia del vivere, si cerca spasmodicamente altrove, magari nelle sensazioni anche più pericolose, quanto invece occorrerebbe trovare e costruirsi all'interno della propria coscienza. Allora è inutile nascondersi o magari tentare di fuggire.

La realtà è che l'uomo di oggi è permeato da un sentimento di infelicità, bussa alla porta delle altrui solitudini per socializzarne la propria, crede di "essere" e di "esistere" inseguendo il successo a ogni prezzo per ritrovarsi alla fine ancora più spoglio di prima.

Questo "male di vivere" descritto da MONTALE è percepito come una condanna e una via di non ritorno. Non meravigliano, allora, lo sviluppo e il diffondersi della "personalità multipla" (una in privato, un'altra in pubblico), il trionfo della maschera dell'immagine ("Sembro, dunque sono"), la pratica dell'insulso, dell'egoismo e della menzogna approvata e codificata come fatto normale, la corsa senza scrupolo al palcoscenico delle finzioni e delle vanità: e questo in politica, nelle varie professioni, in economia e nel mercato, in TV, nei rapporti sociali, nella vita quotidiana. Cosa si comunica? Il niente, l'impalpabile, il fumo dell' "apparire", cioè l'esatto contrario di quello che si desidera.

Riteniamo che bisognerebbe riappropriarsi dei personali spazi di riflessione, di libertà e di decisione, non soggiacendo più alla narcosi della stupidità proposta allo scopo di non far pensare più l'individuo e la collettività. C'è una troppo diffusa rassegnata passività nei confronti dei manipolatori della parola: ci vorrebbe una forte e coraggiosa reazione che ridia alla persona il gusto di autoprogettarsi, di ri-crearsi la propria "vera" identità, di scegliere senza farsi condizionare più di tanto, di vivere e non solo di sopravvivere.

A queste condizioni il dialogo interpersonale potrebbe riacquistare una propria dignità, il sapore di uno scambio sincero di emozioni, di affetti, di pensieri significativi. La nostra è paradossalmente, al di là del conclamato rumore propagandato come sostanza, la società della negazione della comunicazione, della morte del gesto autentico e quindi dell'Io.

 

Autore: dott. Vito Ruggiero

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MALATI DI FELICITA'

by Dott. Moreno Ortoman 7. luglio 2011 16.17

Il sistema immunitario e il sistema nervoso non sono 2 universi completamente separati. Le infezioni possono influire su umore, memoria e sulla capacità di apprendimento. 

 

Ti senti Felice o Triste? O ti definiscono semplicemente“Originale”, un poco “Pazza/o”, un poco “Strana/o”, “Sballata/o” o “Bizzarra/o”? Se non riesci a trovare motivi chiari alla base di questo stato, come ad esempio una vincita al Superenalotto o alla Lotteria nazionale.. la tua felicità, la tua tristezza, la tua depressione o qualche altra malattia mentale potrebbero dipendere da un’infezione o dal fatto che da bambina/o non hai avuto una certa malattia.

A dimostrazione del fatto:  “Era stato sperimentato come un nuovo metodo per combattere il cancro. L’idea era che l’iniezione di un certo batterio avrebbe potuto stimolare il sistema immunitario e favorire la distruzione dei tumori. Purtroppo, al primo test clinico il trattamento non ha influi­to molto sulla sopravvivenza dei malati terminali di cancro al polmone. Ma ha avuto un effetto imprevisto: lo stato d’animo e la qualità della vita delle persone a cui è stato iniettato il batterio sono radicalmente migliorate. “Avrebbe dovuto essere uno studio a doppio cieco, ma i ricercatori erano quasi sempre in grado di capire quali pazienti erano stati sottoposti al trattamento perché il loro atteggiamento era cambiato”, dice Charles Akle, presidente della Immodulon Therapeutics di Londra. “Avevano anche un aspetto migliore”.

 

Osservando il comportamento dei pazienti, i medici avevano scoperto subito a chi era stato iniettato il batterio. Com’è possibile che l’iniezione di un batterio faccia cambiare umore a qualcuno? Non conosciamo ancora tutti i dettagli, ma gli studi sugli animali suggeriscono che la risposta immunitaria innescata dal Mycobacterium vaccae induca i neuroni nella corteccia prefrontale a liberare grandi quantità di serotonina, migliorando l’umore e aumentando il benessere generale. Può sembrare strano, dato che in alcuni casi la stimolazione immunitaria porta anche alla depressione, ma il nostro rapporto con il Mycobacterium vaccae risale a molto tempo fa. Si ritiene che questi “vecchi amici” esercitino effetti interessanti sul sistema immunitario. “Il Mycobacterium vaccae induce le cellule regolatrici a bloccare le risposte infiammatorie indesiderate”, spiega Graham Rook della Royal free and university college medical school di Londra.

 

Indipendentemente dal meccanismo sottostante, la scoperta si aggiunge alle prove sempre più numerose del fatto che i batteri influenzano la nostra mente e il nostro corpo. “I batteri e i prodotti batterici possono chiaramente avere un effetto sul cervello e sulle vie che portano al cervello”, dice John Bienenstock. “Molti studi indicano che è possibile condizionare il comportamento, e che il microbioma, cioè l’insieme di esseri viventi che popolano il nostro organismo, ha a che fare con la produzione di cortisolo, che è la reazione umana primaria allo stress”.

 

Recentemente Rook ha suggerito che uno dei motivi per cui la depressione è così diffusa nei paesi occidentali è che le persone non sono più sistematicamente esposte a organismi come il Mycobacterium vaccae durante i primi anni di vita. La cosiddetta ipotesi dell’igiene, cioè della mancata esposizione dei bambini alla sporcizia e ai germi, è stata originariamente proposta per spiegare l’impennata dei tassi di asma e allergie, ma secondo Rook potrebbe valere anche per i disturbi psichiatrici.

Quindi il Mycobacterium vaccae potrebbe essere usato per fare felici le persone? È molto più difficile ottenere l’approvazione per iniettare batteri vivi nei pazienti affetti da depressione che non in quelle malate di cancro in fase terminale, perciò il prossimo test dell’Immodulon sarà condotto su persone colpite da cancro alla prostata. Se si verificherà di nuovo un forte effetto sull’umore, l’azienda potrebbe concentrarsi di più sulle sue potenzialità per il trattamento della depressione. Alla fine, se si riuscirà a scoprire come funziona esattamente il meccanismo, forse si potrebbero studiare farmaci che mimano l’effetto del batterio.”

 

Autore: Dott. Moreno Ortoman  

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IL DISEGNO: uno strumento per comprendere

by Dott.ssa Simona Capurso 7. luglio 2011 15.51

 

 

Il bambino proietta nel disegno le proprie emozioni e i propri desideri. Nell’infanzia diviene il canale privilegiato di comunicazione: per i genitori l'interpretazione del disegno infantile risulta quindi un vero strumento per ricercare e analizzare i tratti della sua personalità ed eventuali malesseri psicologici.

Ogni evento importante che contraddistingue la vita del bambino viene rappresentato nel disegno (ad esempio la nascita di un fratellino, le modificazioni nella struttura famigliare, il cambio di scuola etc…).

Il disegno, dunque, possiede un linguaggio proprio che, se ben interpretato, permette di entrare maggiormente in comunicazione con il mondo interno dei propri figli. Un linguaggio molto vicino alla comunicazione non verbale, piuttosto che all’espressione razionale.

Attraverso il disegno il bambino mostra una fotografia della sua interpretazione del mondo che sta via via scoprendo e i percorsi di questa scoperta. Rivela gli sforzi, gli entusiasmi, le difficoltà, le paure nel suo cammino verso l'autonomia. Crescere è un'impresa conflittuale per tutti. (A. Mancini, 2000).

Sicuramente, per il bambino, il disegno risulta essere una attività molto piacevole: sentire la matita che scorre libera su un foglio e che dalla pressione della propria mano ne escono forme, figure e colori aumenta nel piccolo il senso di fiducia in se stesso e di autostima. Mostrare alla mamma ciò che è stato prodotto e sentirsi gratificato riempie di orgoglio il piccolo artista. Insomma, è piacevole lasciare un segno del proprio passaggio...
Perché il bambino giunga a fare un disegno è necessario che si attivino una serie di processi cognitivi. Il disegnare richiede un controllo oculo-manuale particolarmente raffinato che non avviene prima dei due anni  (Tallandini, Valentini, 1990).

Dall’analisi del disegno, infatti, è possibile riconosce lo stadio di maturazione intellettuale del bambino, la sua propensione verso la creatività, insomma il suo lato artistico.

Favorire il disegno spontaneo nel bambino, rispetto al disegno-imitazione, incoraggiarlo e gratificarlo senza mai correggere o criticare il suo lavoro, lasciandolo libero di  esprimere, in forma inconscia, ciò che sente, ciò che rappresenta la sua interiorità è sicuramente un buon modo per entrare maggiormente in comunicazione con i propri figli e capire eventuali disagi.

La rappresentazione grafica nell’età evolutiva è uno strumento fondamentale non solo per i genitori ma anche per gli insegnati e chiunque sia coinvolto nell’educazione del bambino, per comprendere meglio le sue emozioni, i momenti di difficoltà (seppur transitori), i tratti salienti della sua personalità, oltre che il suo talento.

 

Autore: Dott.ssa Simona Capurso

Psicologa Sociale e dell’Età Evolutiva

 

 

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Bibliografia

Mancini A., Perché i bambini disegnano?, Divulgazione scientifica Psiconline.it , 2000

Corman L., Il disegno della famiglia: test per bambini, (1967), trad. it. Boringhieri, Torino, 1970

Malchiodi C.A., Capire i disegni infantili, (1998), trad. it. Centro Scientifico Editore, Torino, 2000

Talladini M.A., Valentini P., Lo sviluppo del disegno infantile: teorie stadiali, Età evolutiva, 1990

 

 

Il ricorso alla fecondazione assistita: vissuto della coppia e le riflessioni dello psicologo

by Dott.ssa Simona Capurso 7. luglio 2011 11.01

 

 

 

Il desiderio generativo rappresenta uno stadio della crescita umana che parte dalla propria storia affettiva, dai legami di attaccamento, dai tratti di personalità di ciascun individuo, dai valori personali e dal senso dato all’esistenza. La  genitorialità diventa uno spazio psicodinamico che si forma nell’individuo fin dall’infanzia.

A livello psicologico esiste una sorta di “genitore interno” formato da tutte le interazioni con le figure adulte significative che si sono occupate di noi e che determina la predisposizione dell’individuo verso l’essere genitore (Eric Berne, 2000).

Nell’incontro con l’altro l’individuo ripone le proprie aspettative e speranze circa la genitorialità.

La scoperta della propria infertilità è un evento di per sé fortemente stressogeno, che richiede un’attenzione non solo sugli aspetti fisico-corporei, immediatamente e più facilmente individuabili, ma anche sui fattori psicologici, relazionali, sessuali e valoriali della persona.

Presso la comunità scientifica l’infertilità viene riconosciuta, da un punto di vista psicologico, come una “crisi di vita”, come una ferita dell’identità soggettiva sia dell’uomo che della donna, fino a essere anche una ferita e un rischio sociale, inteso come una società senza eredi e, quindi, senza futuro, laddove, come sta accadendo, il tasso di infertilità nelle coppie è in aumento (C. D’Orsi, 2008).

La difficoltà a procreare genera delle reazioni iniziali nella coppia shock e sorpresa, sostituiti man mano da atteggiamenti di rifiuto, collera e angoscia.
Sono molteplici i sentimenti che si possono provare: dal senso di frustrazione, al sentirsi inadeguati, alla rabbia.

A livello di coppia la “crisi di infertilità” può inficiare le sfere della comunicazione, dell’attività sessuale e dei progetti futuri e dar luogo ad una situazione di conflitto e di isolamento sociale. L’ansia sembra particolarmente evidente nelle donne, anche a causa dell’aspettativa di trattamenti invasivi, condizione che si aggrava con l’aumentare del numero di tentativi terapeutici falliti. Anche la sfera sessuale può subire un condizionamento negativo, con diminuzione della frequenza e della spontaneità dei rapporti e l’insorgenza di disfunzioni sessuali transitorie. In particolare nell’uomo il senso di inadeguatezza sessuale può aumentare in maniera significativa in seguito alla medicalizzazione. La coppia riconosce che gradualmente la propria sessualità non è più autentica, correlata al puro desiderio e al piacere e può così rischiare di entrare in crisi.

Il percorso di riproduzione assistita, con il suo rituale complesso, l'alta frequenza dei controlli, il grande numero di variabili (vissute come incontrollabili) contribuiscono a creare sentimenti di frustrazione. Inoltre l'attenzione ossessiva ai propri processi corporei, indotta dalla medicalizzazione, genera paure e tensioni.

La condizione di infertilità è un’esperienza molto dolorosa e a volte traumatica che rompe le normali dinamiche di autopercezione, costringendo le persone a dover rimodellare la propria immagine in funzione di una condizione completamente nuova e del tutto diversa.

Il ricorso alla Fecondazione Assistita passa, come esperienza, attraverso un percorso che richiede una ristrutturazione del Sé e un ripensamento dei propri valori etici, morali e spirituali. Dal punto di vista psicologico è importante aiutare la coppia a ripercorrere il proprio percorso, il vissuto e le tappe affrontate per permettere riprendere il possesso della propria vita e della propria dimensione di coppia.

 

Autore: Dott.ssa Simona Capurso

Psicologa Sociale e dell’Età Evolutiva.

Contatta la dott.ssa Simona Capurso

 

Bibliografia

Berne E, A che gioco giochiamo, Tascabili Bompiani Rcs, Milano, 2000

Bowlby J, Una base sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989

D’Orsi C., Sara, Elisabetta e le altre. La femminilità ferita tra desiderio e limite della maternità, Ed. Psiconline, Chieti, 2008

Erikson, Erik H., I cicli della vita. Continuità e mutamenti, Armando Editore, Roma,1984

Freud S (1914), Introduzione al narcisismo, Bollati Boringhieri, Torino, 1976

 

 

 

ADNKronos: Internet, arriva Psicologo360 per consulenze virtuali via web

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 10.44

 

Roma, 4 lug. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Web alleato del benessere mentale, dalle problematiche sul lavoro al coaching a distanza. Debutta infatti in questi giorni 'Psicologo360' una piattaforma online popolata da esperti contattabili in un click, "in grado di assicurare servizi che vanno dalla consulenza clinica sul benessere mentale, alle problematiche sul lavoro, fino allo sviluppo professionale". A illustrare il progetto all'Adnkronos Salute e' Silvio Giovine, ideatore dell'iniziativa.

"Attraverso Psicologo360 - spiega - si svolgono delle consulenze e non psicoterapia a distanza. Il servizio si basa su una piattaforma di comunicazione e condivisione sviluppata appositamente per questo specifico utilizzo, che assicura a operatori e utenti tutte le garanzie del caso. Tanto che ogni 'conversazione' tra utente e professionista puo' avvenire anche preservando l'anonimato. La piattaforma consente, infatti, di comunicare a piu' livelli: con messaggi scritti, in videoconferenza, in chat o con uno scambio di file". Il tutto senza dover scaricare e installare sul proprio computer programmi aggiuntivi, e con la massima attenzione a privacy e sicurezza dei dati. Da momento che si tratta di consulenze mirate, "questo significa che un singolo utente - prosegue Giovine - normalmente in pochissimi contatti puo' arrivare a comprendere la propria situazione".

"Nella maggior parte dei casi - assicura - gia' questo consente una soluzione al disagio, mentre laddove si rivelasse necessaria una vera e propria terapia, il professionista indirizzera' il soggetto verso un proseguimento piu' approfondito e una vera e propria psicoterapia in studio".

Alle aziende, inoltre, 'Psicologo360' offre la possibilita' "di attivare una consulenza di lungo periodo che puo' prevedere il sostegno in vari ambiti: dalla selezione del personale alla motivazione dei team di lavoro, dalla risoluzione di problematiche relazionali al coaching. La piattaforma - conclude Giovine - e' gia' funzionante e operativa, e finora sono stati coinvolti circa venti professionisti".

 

IL SOGNO E LA SUA INTERPRETAZIONE

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 10.16

Il sogno ha sempre interessato, in ogni tempo, le varie culture del mondo: dalla Grecia, all'Egitto, al mondo orientale e occidentale. Tutti ricordano ancora i sogni di alcuni noti personaggi biblici intorno ai quali si sono costruite storie e narrazioni.

Non con minore importanza si è sempre cercato di dare al sogno un significato, che variava dal simbolico al premonitore, passando attraverso la credenza popolare della predizione del futuro. È stato grazie a S. Freud, però, che si è iniziato a studiarlo in maniera “scientifica”, come forma cioè di rielaborazione a livello onirico del vissuto passato di ognuno, specialmente di quello relativo ad alcuni traumi infantili rimossi o desideri insoddisfatti.

In realtà rimane aperto ancora oggi il dibattito e ci chiediamo come stanno realmente le cose. Da un punto di vista fisiologico durante il comune riposo notturno (sonno), si susseguono alla distanza di circa due ore e mezza un quattro o cinque quarti d'ora di sogno, durante il quale si notano fenomeni come, per esempio, stati erettivi o il rapido movimento degli occhi (sonno REM). E' in questa fase particolare che il cervello produce immagini, situazioni, esperienze che "sembrano" reali, in continuità.

Quale valore conferire a questa attività del cervello? Alcuni considerano il sogno come una sorta di liberazione di quel materiale ingombrante e inutile che si è accumulato fra le cellule nervose e che trova nell'attività onirica una via di uscita.

In parte questo è vero, ma non spiega tante cose. Secondo altri studiosi, e sono la maggioranza, esiste un inconscio individuale (anche se su questo la scienza a ispirazione organicistica non si pronuncia), che trova nel sogno il momento più propizio, essendo minima la vigilanza dell'Io, per esternare quanto di più nascosto e sconosciuto si muove in noi.

La pratica clinica, le esperienze di molti confermano che è che durante il sogno che si attiva un processo creativo straordinario, che usa un sistema comunicativo seguendone alcune leggi particolari: la "condensazione" (= fatti, luoghi e tempi diversi legati in un "unicum" esperienziale), lo "spostamento" (=pulsioni e desideri personali proiettati in altre figure presenti nello scenario onirico), la "assoluta libertà" (=volare, correre non secondo le regole comuni, continui cambiamenti e accostamenti di ambienti ecc.), "sensazioni paralizzanti" (=incapacità di reazione di fronte a un pericolo, imbarazzo per la propria nudità, fuga "lentissima" se inseguiti da agenti insidiosi), "presenze inattese" (=dialogo con defunti percepiti come "fossero" vivi, situazioni riguardanti il futuro non visto come tale, funerali propri e altrui ecc.), la "simbolizzazione" (=oggetti vari, persone strane...).

Quale significato dare al sogno? Le ipotesi sono tante. Le principali vedrebbero, ad esempio, il sogno rappresentato dal linguaggio dell'inconscio che, tramite esso, realizzerebbe desideri più o meno antichi (FREUD).

Nella maggioranza dei casi si tratterebbe di una semplice rielaborazione di fatti ed eventi vissuti con intensità emotiva il giorno prima.

Per Robert McCaley, invece, l'impressione di volare e di correre potrebbe essere una forma di esaltazione di sensazioni particolari che hanno eccitato in maniera singolare alcune reti nervose.

Per Siegel l'esperienza di paralisi notturna sarebbe una espressione di stasi del cervello.

Cosa pensare, allora, e cosa concludere? Il sogno resta una delle attività più enigmatiche dell'uomo. Tutte le forme di interpretazioni sopra esposte, non esclusa l'ultima, presentano una loro parte di verità. Pretendere di assolutizzare una negandone un'altra potrebbe essere un grave errore di valutazione. Occorre, dunque, essere sempre prudenti ma anche "aperti" a considerare questa affascinante manifestazione che ci appartiene come la possibilità per pensare e dare senso a quanto avviene nella quotidianità.

 

Autore: Dott. Vito L. Ruggiero 

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