Mettiamo la Psicologa dott.ssa Marzia Benvenuti.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 14. maggio 2012 14.15

 Qual è la tua specializzazione? Mi occupo principalmente sia di giovani che di adulti. Il tipo di consulenza varia dalla psicoeducazione sia individuale che familiare, ad un lavoro psicoterapico basato sia sul sintomo sia sull'individuazione di obiettivi specifici per il paziente al fine di migliorarli la qualità di vita.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Dipende da come una persona vive le relazioni. Quello che conta veramente è prima di tutto stare bene con noi stessi a quel punto staremo bene anche in coppia.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Veri e propri fallimenti per il momento non ci sono stati, non posso dire la stessa cosa per quanto riguarda gli errori commessi. Invece il mio più grande successo è aver realizzato il mio desiderio ovvero fare questo lavoro.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Dipende da quanto sono stanca e su questo posso scegliere tra un libro o un film.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie?Posso dire che me la cavo abbastanza bene, lavoro spesso con il pc, tablet e altro sia per lavoro che per piacere.

Sei iscritto a facebook o a google+? Sono inscritta ad entrambi e a twitter, trovo che sia un'ottima invenzione per stare in contatto con il mondo e con persone lontane, la cosa importante è non esagerare.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Dipende, anche se condivido i social Network come dicevo sopra, allo stesso tempo per creare un'amicizia prediligo le vecchie maniere fatte dal contatto fisico e dal parlare faccia a faccia.

Essere felici per te significa...? Ognuno di noi ha diversi modi per essere felici, per me è poter riuscire a raggiungere i propri obiettivi, ma anche accettarsi con i pregi e difetti che ognuno di noi ha.

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I sintomi della depressione

by Marzia Benvenuti 7. maggio 2012 18.33

La depressione fa parte dei disturbi dell'umore in quanto è caratterizzata da oscillazioni del nostro stato d'animo essenzialmente in tono negativo.

La depressione è accompagnata da una serie di sintomi vegetativi-somatici e cognitvi che non si riscontrano nel normale vivere quotidiano. La memoria e la capacità di concentrazione sono parzialmente alterate, il sonno è gravemente compromesso, c'è un evidente riduzione dei livelli energetici, rallentamento motorio e perdita di interesse.

Da un punto di vista cognitivo colui che ha la depressione è accompagnato da tutta una serie di pensieri per lo più automatici e prevalentemente negativi, come ad esempio: l'idea costante di fallimento, di perdita, forte autocritica e ingiustizia. Spesso sono rivolti a sé: "sono un perdente" o "nessuno mi ama", o rivolti al mondo relazionale (la vita è ingiusta con me), ed infine rivolti al futuro (non cambierà mai niente). L'individuo depresso ha la tendenza a interpretare in maniera selettiva e autodenigratoria i fatti della vita. Sottovaluta le sue capacità e le sue risorse considerandosi inutile e indegno.

I depressi tendono inoltre a fare errori di significato sull'importanza di un evento minimizzandolo o ingigantendelo fino alla totale distorsione.

A una persona che sta scivolando nella depressione può accadere di isolarsi ed evitare altre persone per lei importanti attivando negli altri un rifiuto o una critica aggravando le percezioni negative del soggetto.

L'insieme di questi elementi conduce il soggetto in una condizione di "tunnel oscuro" ritenendo che non ci sia via di uscita. Ma da anni i professionisti si stanno occupando della depressione sia con adeguate cure farmacologiche per riequilibrare il tono dell'umore sia con cure psicoterapiche finalizzate a condurre il paziente alla ripresa delle normali attività quotidiane.

Se ritieni di vivere un momento difficile che incide sul normale svolgimento delle tue attività, contatta lo staff di Psicologo360.it  troverai dei validi professionisti che possono aiutarti a risolvere il tuo problema.

 

 

 

 

 

 

Essere ciclotimici

by Marzia Benvenuti 7. maggio 2012 18.17

 

Essere ciclotimici significa vivere degli alti e dei bassi di umore e di energia. E’ l'alternarsi in maniera continua tra momenti in cui si vive a duecento all’ora ed altri in cui siete rallentati, quanto una macchina che non si riesce ad avviare.

Il ciclotimico può essere un ottimista imperturbabile o un pessimista cosmico, può oscillare dall'essere molto sicuro e a tratti impulsivo, all'essere eccessivamente insicuro. Inoltre ha una marcia in più per quanto riguarda la creatività!

I ciclotimici vanno aldilà della loro instabilità emotiva, in quanto giungono a mutamenti di stato d'animo senza alcuna causa esterna evidente. In ogni caso tali cambiamenti condizionano tutta la loro vita. La ciclotimia ha due tratti essenziali: le oscillazioni dell'umore e di energia, e l'intensità eccessiva delle loro emozioni.

La ciclotimia non è un malattia nuova. Da un punto di vista clinico è inserita all'interno dei disturbi dell'umore e spesso viene associata al disturbo bipolare che per molti versi potrebbe anche essere vero, ma deve essere considerata come una forma a se stante con caratteristiche peculiari. L'essenza centrale della ciclotimia come quella per i disturbi dell'umore sono le fluttuazioni dei livelli energetici ma non più come grandi oscillazioni tra fase ipomaniacale e fase depressiva ma tenendo conto delle piccole oscillazioni che sono quelle che hanno maggiore incidenza sulla qualità della vita professionale, sociale e amorosa.

Effettuare una diagnosi da ciclotimia spesso è difficile in quanto coloro che ne soffrono sottovalutano i cambiamenti di umore in quanto le fluttuazioni non sono nè così gravi, nè così intense come per le fasi del disturbo bipolare da richiederne un consulto.

Nonostante tutto è un disturbo noto da tempo e con una buona indagine è inquadrabile e risolvibile, sia con un percorso psicoterapico sia con un percorso farmacologico.

Se ritieni di vivere un momento di difficoltà che incide sulla tua vita, limitando la tua serenità contatta lo staff di Psicologo360.it troverai dei validi professionisti che possono aiutarti a risolvere il tuo problema.

 

 

Mettiamo la Psicologa dott.ssa Daniela Maria Carchen.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 4. maggio 2012 15.39

 

Qual è la tua specializzazione? 

Mi occupo di adulti e di coppie/famiglie. Sono esperta delle fasi di transizione e nel supportare e accompagnare i cambiamenti. Non tratto bambini o adolescenti se non sotto forma di consulenza alla genitorialità. Ho esperienza nella selezione e formazione, nel coaching e nel counseling alle aziende e ai manager.

 

Meglio la vita di coppia o quella da single? Meglio la vita che ci rende davvero felici e in pace. Non c’è una ricetta che sia valida per tutti. La coppia non è una necessità incontrovertibile, perlomeno non in tutte le fasi della vita. Per quello che mi riguarda oggi sono in coppia e credo che la mia felicità stia nel custodire il più possibile questo amore.

 Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...) Non amoragionare in termini di successo o fallimento. Apre troppo la porta al senso di colpa o d’inadeguatezza. Nella vita si sperimentano alti e bassi e l’ambiente e la nostra storia condizionano le nostre scelte (almeno parzialmente). Tuttavia, direi che il centro della mia vita è un incontro con una persona (non entro nei dettagli, sarebbe infinitamente lungo e noioso) che mi ha accompagnata e fatta sentire amata.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Risposta facile. Mi piace. Con un figlio piccolo sicuramente otto ore filate di sonno (…comincio a considerarle pura utopia!).

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ottimo e in evoluzione. Ho anche un blog tutto mio, dove scrivo di tante cose e che è uno “specchio” virtuale molto utile per me. Internet e i social network sono solo strumenti senza anima. Chi li usa da loro un cuore e un senso. Quindi, se si amano le relazioni, il web è fantastico nel supportarci. Purtroppo, però, ci aiuta anche a sfuggire il coinvolgimento se si usa questo strumento in quella direzione.

Sei iscritto a facebook o a google+?Sono iscritta a facebook, twitter e linkedin. Tutti molto interessanti. Anche se devo dire che ero partita diffidente. Ma ora trovo che supportino molto bene il mio desiderio di condivisione.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Reale e virtuale. Dipende da noi. Noi siamo più potenti di un semplice mezzo tecnico. Se desidero che una relazione sia reale lo sarà perché lavorerò in tal senso.

Essere felici per te significa...? Imparare la bellezza della fedeltà. A se stessi e alle relazioni autentiche.

Entra ora in contatto con la dott.ssa Daniela Maria Carchen 

 

 

 

 

Donne e lavoro

by Dott.ssa Valeria Cani 30. aprile 2012 12.49

Il rapporto tra donna e lavoro oggi è vissuto dalla donna stessa come necessità, ma anche come realizzazione di tutte le proprie potenzialità, come emancipazione dalla sfera domestica e arriva ad occupare un posto prioritario rispetto a famiglia, amicizie e vita sociale.

Ma si può vivere per il lavoro dedicandovi anima e corpo sacrificando così una parte della persona che c’è in ogni donna?

La vita affettiva ricopre un ruolo centrale nelle donne, per non parlare del loro duplice-triplice ruolo di casalinga-moglie-mamma. Il vero problema er le donne è conciliare il rispettabilissimo desiderio di carriera e realizzazione professionale con il vantaggio dell’autonomia, con quello di  realizzazione personale, con una vita propria di una Donna con famiglia, figli e casa.

A questo punto è inevitabile il pensiero sulle strutture adatte a ospitare bambini figli di donne lavoratrici, orari adattabili e un po’ di parità così come succede in alcuni paesi del nord Europa.

Ma le donne oggi danno al significato del lavoro una connotazione positiva propria del lavoro stesso: scelgono il part-time, lo vedono come risorsa per fare esperienza, come un modo per essere autonome, una buona fonte di relazioni, una soddisfazione che porta sicurezza e successo.

Trovare il giusto equilibrio tra ritmi personali, ritmi di vita e ritmi di lavoro è auspicabile da chiunque e oggi il mondo del lavoro offre prospettive di suddivisione del tempo più ampie rispetto al passato. Si può lavorare da casa, scegliendo i propri orari, riposarsi per un periodo della propria vita e buttarsi a pesce nella carriera quando è il momento per farlo. L’importante è che il lavoro sia qualcosa considerato importante e utile, ma soprattutto che faccia stare bene in modo gratificante.

In una società che valorizza maggiormente la prestazione e il guadagno occorre trovare qualcosa di adatto a se stessi e concedersi spazi e tempi per essere anche donna e non solo lavoratrice. Avere una buona autostima aiuta sicuramente a conciliare vita e lavoro, essere consapevoli delle scelte che si stanno per compiere facendo anche un bilancio della propria vita per capire meglio quali sono le risorse da utilizzare e le potenzialità da mettere in atto.

Ci sono donne che non riescono ad intraprendere la loro carriera lavorativa perché si sentono frenate psicologicamente. Un’analisi di ciò che impedisce il proprio agire potrebbe essere un valido aiuto all’inizio di una professione. Fissare obiettivi da raggiungere, affrontare i problemi per gradi, capire bene a cosa si sta rinunciando, saper prendere le distanze e non lasciarsi coinvolgere troppo, sapere quanto si vale sono tutti aspetti che contribuiscono a trovare una serena conciliazione tra vita da donna-moglie-mamma e vita da lavoratrice.

 

 

Psicologia e chirurgia

by Dott.ssa Valeria Cani 30. aprile 2012 12.35

Quali sono i legami tra psicologia e chirurgia? Per esempio dietro ogni richiesta di modificare il proprio corpo c’è sempre un disagio psicologico? Gli psicologi facilmente risponderebbero a questa domanda in modo positivo. I chirurghi che si occupano di estetica hanno anche un ruolo un po’ psicologico nei confronti dei pazienti ed alcuni, trovandosi di fronte a richieste che possono sembrare stravaganti, richiedono l’intervento di uno psicologo per accompagnare il cliente attraverso il percorso di modificazione del proprio corpo.

Chirurgia e psicologia sono concordi nell’affermare quanto dietro una domanda di cambiamento del fisico ci siano un vissuto personale, una storia e un individuo diversi.

 

 

Cercando nella storia del paziente l’origine della sua domanda, lo psicologo può trovare ricordi d’infanzia, atteggiamenti o parole che hanno permesso il crearsi un’immagine del sé brutta. Il paziente chiede quindi di poter ottenere il suo riscatto e di potersi vedere come non si è mai visto.

Il tipo di richiesta e il tipo di modifica desiderata sono il punto di partenza. Facendo l’esempio di un seno abbondante, molte adolescenti lo vivono con un senso di vergogna, altre come un vanto. Le prime non sopporteranno gli sguardi dei ragazzi, le seconde li ricercheranno. L’intervento di riduzione del seno potrebbe avere alla base un senso di insicurezza.

Insicurezza meno radicata invece quando l’intervento richiesto è una correzione estetica che ad esempio può trasformare un viso evidentemente disarmonico in un viso più piacevole.

I chirurghi estetici si preoccupano di soddisfare il cliente ed eliminare un problema estetico, gli psicologi sono più attenti alle conseguenze post-intervento anche a medio e lungo termine. Intervenire sul corpo significa intervenire sulla persona, sulla sua storia, sui suoi vissuti e si riflette sulla personalità. Occorre farsi raccontare dal paziente perché ha deciso di sottoporsi a questo tipo di intervento, da quanto tempo aveva deciso di farlo, se ci sono state delle pressioni psicologiche da parte di qualcun altro della famiglia, ad esempio il coniuge. Molte donne decidono di ricorrere alla chirurgia plastica per salvare il loro matrimonio e molti mariti spingono le loro mogli all’intervento come se volessero che la loro donna rispondesse all’oggetto dei loro desideri. In questo caso è importante una riflessione supportata da uno psicologo sul significato dell’intervento e magari anche sul rapporto di coppia.

Occorre anche far attenzione a non oltrepassare i limiti: pazienti mai soddisfatti del loro aspetto che continuano a sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica ma anche medici che vogliono raggiungere la “perfezione”. Il rischio in questo caso è oltrepassare il limite ed esagerare verso un eccesso che non tende più al “bello” come ad esempio le labbra inizialmente un po’ più carnose ma poi esageratamente gonfiate.

I pazienti spesso non riflettono fino in fondo sul vero significato del cambiamento e non sanno esattamente cosa vogliono da loro stessi pensando solo a un modello di ideale, come un personaggio famoso. L’intervento dello psicologo a questo punto è quasi indispensabile.

Arrivando a parlare dei risultati, quando questi si avvicinano di molto a quelli sperati dal paziente ecco che permettono un nuovo rapporto della persona con se stessa, un’acquisizione di fiducia in sé e un recupero di autostima che rende quasi possibile un cambiamento di carattere.

Un’ ultima attenzione all’analisi del rischio: il bisturi non può più tornare indietro!

 

Se hai intenzione di affrontare un intervento chirurgico e vuoi una consulenza psicologica on line personalizzata, contatta la dott.ssa Valeria Cani al seguente indirizzo https://www.psicologo360.it/elenco-psicologi/milano/17-valeria-cani.aspx

 

Figli sotto pressione

by Dott.ssa Valeria Cani 30. aprile 2012 12.22

 

Sempre più spesso nella mia attività di psicoterapeuta, osservo famiglie stressate e soprattutto figli sotto pressione. I genitori tengono controllati gli studi dei propri figli verificando compiti e livello di apprendimento, vigilando sulla resa scolastica o peggio, confrontando i risultati del proprio figlio con quelli dei suoi coetanei. Forse alla base del comportamento del genitore c’è il desiderio che il proprio ragazzo sia il più bravo di tutti e arrivi meglio e prima degli altri a scuola e nel gruppo dei coetanei. La mia riflessione ovviamente cade sui figli ai quali non viene inconsapevolmente permesso di essere semplicemente se stessi, ma di essere “più bravo” e rispondere solo alle aspettative genitoriali. Il mito del “piccolo genio”, del bambino perfetto forse nasce dalle fantasie genitoriali che risalgono alla gravidanza, o ancora ai propri vissuti infantili che però poi si trasformano in pensieri quasi ossessivi e si finisce per investire il proprio figlio nella missione di riscattare gli insuccessi degli adulti e gli obiettivi da loro mai raggiunti. I genitori arrivano infatti a viversi successi e sconfitte dei loro figli come se fossero i loro successi e sconfitte!

 

Nella società della performance il tempo extrascolastico viene riempito da attività sportive e socio-culturali fin da quando i bambini sono piccoli, bambini che diventano l’unico baricentro della vita familiare attorno a cui ruotano genitori solitamente privi di interessi propri e di una normale vita di coppia e sociale. I genitori investono tutto sui figli, tempo, aspettative, interessi e invece che offrire ai figli opportunità e strumenti per crescere. I ragazzi si trovano così ingabbiati tra impegni, scuola e attività che poco spazio lasciano alla fantasia, alla libertà, all’immaginazione, alla scelta, fattori che contribuiscono alla formazione di un’identità vera e propria.

 

I piccoli pazienti arrivano in terapia stressati dall’iperattività, spesso ansiosi e influenzati eccessivamente dal giudizio dei genitori, incapaci di concentrarsi perché l’unica cosa che possono fare i figli, proprio in quanto “figli” è sostenete la prova e fare di tutto per diventare come si aspettano i genitori: perfetti. Ma il figlio perfetto non esiste!

 

Il rischio per questi bambini e ragazzi è l’impossibilità di viversi, vivere il proprio tempo interiore, i propri veri desideri e fantasie, capirsi e capire chi sono e cosa vogliono. Sono bambino e ragazzi attraverso cui traspare sofferenza, apatia e disagio. Sono ragazzi tristi.

 

Ai genitori che mi chiedono aiuto suggerisco di allentare un po’ i tempi e la supervisione, cercando di portarli a riflettere e pensare che i loro figli sono sì i loro figli, sono alunni e sono giocatori di pallacanestro, ballerine o suonatori di pianoforte, ma sono soprattutto bambini, e da tali si devono comportare.

 

Per una consulenza personalizzata on line potete contattare la dott. Valeria Cani al seguente link https://www.psicologo360.it/elenco-psicologi/milano/17-valeria-cani.aspx

 

 

 

 

Incontri on line e nella realtà

by Dott.ssa Valeria Cani 11. aprile 2012 16.21

Dagli incontri on line a quelli reali: il passo è più complesso di quello che sembra. L’immaginazione padroneggia sulle persone e sulle relazioni per tutto il tempo degli incontri on line, si chatta protetti dall’anonimato, la barriera di internet, del pc, di parole che compaiono sullo schermo garantiscono tranquillità e sicurezza, ci si maschera dietro affermazioni che forse mai si farebbero guardando la persona dritta negli occhi e l’identità, la vera identità, nostra e altrui, viene messa in standby.

 

Internet è una sorta di protezione, di barriera psicologica che permette di avere la strada spianata nell’iniziare una conoscenza soprattutto per le persone timide, un po’ chiuse e introverse e che magari provano disagio negli incontri diretti, magari in posti affollati come una festa in discoteca. Internet non modifica la personalità e il carattere delle persone, per cui, al di là dello strumento o del contesto chi cerca conoscenze filtrate nella vita virtuale lo può fare anche in quella reale!

La rete è un luogo dove fare incontri e nuove conoscenze, dove ci si mette in vetrina, ci si presenta e ci si fa conoscere. Quale parte del sé si voglia mostrare agli altri è facilmente intuibile, ed in rete è molto semplice giocare con la propria identità attraverso questo canale di comunicazione così efficace ma anche così manipolabile. “Far credere di essere” non corrisponde all’”essere” e questo lo sanno molto bene gli abituali frequentatori di chat e luoghi d’incontro virtuali.

Certo internet allarga di molto le probabilità di conoscenza, apre i confini geografici, è anche vantaggioso economicamente! Dà la possibilità di conoscere un gran numero di persone ed è quindi più probabile che nella vita reale incontrare la persona che corrisponda ai nostri gusti e interessi e conoscerla un po’ prima dell’incontro reale.

Lugo di incontro, dicevamo. Non luogo di relazioni. Su internet abbiamo una serie di informazioni, ne diamo molte di noi stessi, ci si conosce e si parla fino a sembrare di conoscersi davvero, di sapere tutto l’uno dell’altro. Ma la vera relazione avviene nella realtà. Ci sono io, ci sei tu e c’è qualcosa tra noi che non può essere internet. È la relazione. Un legame può cominciare dal momento dell’incontro reale, e può cominciare solo se nella realtà verranno confermate tutte le informazioni che ci si è scambiati nel virtuale. La delusione, infatti, è quanto di più facile possa accadere se durante la conoscenza via chat si è stati poco autentici. Non appena si arriva a mostrare se stessi e a conoscere l’altro fuori dai filtri di internet ecco che subito la nostra percezione coglie tutte le discrepanze che emergono tra il virtuale e il reale. Le differenze non solo derivano da ciò che l’altro ha fatto credere di essere rispetto a quello che invece realmente è. La delusione più grande deriva dell’aspettativa che ognuno di noi si crea, dalla nostra immaginazione, dalle nostre attese, dalle nostre proiezioni, dalle nostri desideri e anche dalle nostre paure. Quando nella nostra mente abbiamo costruito un’illusione, un’idea e un’immagine di persona basata su tutto questo non è difficile pensare quanto la persona reale poco somigli a quella che ci eravamo immaginati!

 

 

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Generale

L'ansia negativa

by Marzia Benvenuti 11. aprile 2012 12.36

Tutti sono ansiosi in certe circostanze della vita. Ma per alcune persone l'ansia tende ad essere negativa perché eccessiva, poco controllabile e invalidante sul funzionamento globale.

 


L'ansia è una reazione utile soprattutto quando dobbiamo rispondere a situazioni di pericolo, ad esempio se stai attraversando sulle strisce pedonali e ti accorgi che un camion non rallenta improvvisamente reagisci al pericolo con la paura e lo scopo in questo caso è di salvarsi cercando di correre verso il marciapiede più vicino. La reazione che si prova e i sintomi che il nostro corpo produce sono proprio quelli tipici di una situazione di attacco e di fuga. Non dobbiamo meravigliarci e soprattutto spaventarci se difronte a situazioni di minaccia ci manca il respiro, il nostro cuore batte forte e se abbiamo tremori alle gambe o alle braccia, tutto questo è utile e importante per salvarci in situazione di reale pericolo.

Invece chi si sente ansioso tende ad interpretare in modo erroneo anche le situazioni più banali alimentando l'ansia e di conseguenza anche l'aspetto sintomatologico. Così facendo spesso si finisce col preoccuparsi delle possibili conseguenze dell'ansia stessa.

In questo caso il soggetto crederà che effettivamente è in corso una minaccia vedendo l'ansia come qualcosa di grave, scatenando un processo a catena o per così dire un circolo vizioso.

A tal proposito ci sono dei veri e propri pregiudizi sulle conseguenze dell'ansia come ad esempio il timore di impazzire, quando le sensazioni fisiche sono molto forti, che conducono i soggetti a pensare di avere malattie mentali gravi, o il timore di perdere il controllo inteso perlopiù nella paura di perdere la coscienza delle proprie azioni, ad esempio di poter fare cose fuori dall'ordinario, ed infine quello di poter aver un malattia fisica o nei casi di chi soffre di  panico di avere un attacco di cuore.

Anche se può apparire come irrisolvibile, dalla condizione di essere costantemente in ansia per tutto si può uscire, affrontando un percorso psicoterapico dove viene insegnato e mostrato come gestire la sintomatologia ansiosa e di conseguenza le situazioni di potenziale minaccia.

Se pensi di avere problemi di ansia e vuoi una consulenza tramite uno psicologo on line, puoi rivolgerti agli esperti di Psicologo360.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Desiderio di paternità? Quando lui non vuole figli

by Dott.ssa Valeria Cani 11. aprile 2012 12.04

Cosa fare quando, in una coppia, lui non ha il desiderio di paternità? Siamo, appunto all’interno di una relazione di coppia, dove più frequentemente è la donna a desiderare  un figlio rispetto all’uomo. Capire il vero motivo profondo o inconscio del rifiuto di un uomo verso il proprio futuro ruolo di genitore è più difficile che affrontare la delusione e la rabbia che una donna può provare, ma sicuramente è il modo migliore per prendere in esame e trattare questo problema tra due persone che si amano.

 

 

 

Solitamente le motivazioni alle quali adducono gli uomini che rifiutano l’idea di un figlio sono legate alla vita pratica o alla quotidianità, mancanza di soldi, possibilità di carriera, futuro incerto, oppure motivazioni legate alla perdita di tutte quelle libertà conquistate con la maturità, potersi divertire, week end fuori porta, cenette romantiche... ma forse il vero problema apparentemente inaffrontabile per un uomo è il peso della responsabilità, il non sentirsi all’altezza di un ruolo educativo o di tipo “papà perfetto”. Oppure può nascere un problema di gelosia rispetto alla propria compagna che si occuperebbe di più del nascituro piuttosto che di lui. Alla base possono esserci problemi di vissuto negativo della propria infanzia, dove il rapporto con il proprio genitore è stato difficile e magari rimasto irrisolto negli anni, padri molto fragili o assenti, padri non affettivi o che abbandonano la famiglia, padri mai conosciuti o anche padri violenti. Possiamo trovare negli uomini che hanno affrontano un divorzio, già padri di figli che stanno crescendo con la loro madre, la paura di trascurare questi ultimi se arrivasse un figlio con la nuova compagna.

Molti uomini pensano di perdere il proprio fascino maschile diventando genitore. Un altro dei timori più frequenti per un uomo che si rifiuta di avere un figlio dalla propria compagna è  il ruolo che verrebbe a ricoprire quest’ultima:  per un uomo l’idea di avere rapporti sessuali con la propria donna incinta, alle prese con poppate, pannolini e la presenza di un pancione e poi un neonato fa scaturire in lui come un sentimento proibito, perché la propria donna non è più “donna” ma è “mamma” quasi andando ad identificarla con la propria madre, il primo oggetto d’amore per chiunque, amore poi impedito dal tabù dell’ incesto. Da qui il rifiuto di poter ancora fare l’amore con lei!

Michele è un paziente che, in terapia per altri motivi, ha potuto riconoscere le proprie paure di diventare di nuovo padre dopo aver avuto due figli dalla ormai ex moglie. Lui, trentotto anni, empatizzando molto coi suoi bambini allora di 8 e 3 anni, diceva di “sentire” moltissimo la loro sofferenza dovuta alla separazione. Nonostante la nuova relazione lo soddisfacesse pienamente, la sua paura era quella di una mancanza di sicurezza in questa nuova coppia. La scelta di non avere un altro figlio dalla nuova compagna era data dalla paura dovuta all’esperienza della separazione che qualsiasi relazione avrebbe potuto essere comunque non solida, e di conseguenza non è mai possibile garantire ai figli, così come già successo, la sicurezza e la stabilità familiare. La riflessione durante la terapia è stata sulla costruzione e sul mantenimento delle sue relazioni che, analizzate, hanno permesso alla sua consapevolezza di vedere oltre i propri vissuti e optare per nuove scelte.

Problemi più o meno difficili da risolvere dove si possono toccare argomenti che vanno dall’autostima, ai traumi vissuti, all’analisi del sé più profondo, ma sono comunque problemi affrontabili e risolvibili con l’aiuto di un esperto, una consulenza psicologica on line che possa fornire le prime indicazioni su quale strada intraprendere per questo percorso di coppia che potrebbe diventare poi un percorso di genitorialità insieme serena.

 

 

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