Anoressia e sofferenza

by Dott.ssa Rachele Ceschin 20. febbraio 2012 18.10

Guardare all'anoressia come a una forma grave di psicopatologia spesso distoglie la nostra attenzione dal vero significato che essa ha nella vita di chi viene incluso in questa diagnosi:  l'etichetta della malattia sposta infatti  l'attenzione sul sintomo piuttosto che sulla sofferenza che lo causa: la perdita di peso, l' amenorrea e il rifiuto del cibo sono espressioni manifeste di una grandissima sofferenza latente e spesso impossibile da esprimere. Se guardiamo l’anoressia come un “grande sintomo” è più facile comprendere la profonda sofferenza che porta queste persone ad andare contro la vita stessa. Un dolore che apparentemente nessuno sembra essere in grado di comprendere e che viene nascosto, a regola d’arte, dall’etichetta diagnostica “anoressia nervosa”.

Che cosa significa avere una diagnosi di Anoressia Nervosa?

Significa essere al centro dell'attenzione almeno 3 volte al giorno, nei momenti della colazione, del pranzo e della cena, osservati, incompresi, giudicati. Significa non condividere più con le persone che amiamo quei momenti tipicamente conviviali della nostra cultura: i pranzi, le cene fuori, i compleanni, gli aperitivi, le grigliate con gli amici. Significa restringere il proprio mondo al cibo e al corpo, sempre troppo gonfio o mai abbastanza magro.

 

D'altronde come esseri umani questo apre un conflitto non indifferente su quello che dovrebbe essere un istinto innato alla sopravvivenza. L’anoressia contemporanea si inscrive nello spirito della nostra era, nell’ambito dei valori estetici della sovrabbondanza: il cibo perde carattere di necessità per entrare in una sfera più astratta.

E' evidente come questa forma di disturbo sia molto invalidante per la persona che lo vive. Questo è uno dei motivi che ha spinto molti “studiosi della mente” a formulare teorie per comprenderne le molteplici cause e fare ipotesi di intervento.

In particolare, secondo l’approccio cognitivo-costruttivista la chiave di volta nel trattamento e nella comprensione dell’anoressia consiste nel legittimare proprio questa sofferenza e costruire insieme al paziente il significato e l’utilità che questo sintomo assume nella propria quotidianità. Dare un senso alla propria sofferenza è già parte di un cambiamento terapeutico perché permette all’individuo di vivere il disturbo non come una malattia estranea a sé che aggredisce l’organismo ma come un modo personale di reagire agli eventi, che, in quanto parte di sé, può essere modificato.

Se stai affrontando un malessere di questo tipo o più semplicemente desideri approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it o direttamente la dott.ssa Rachele Ceschin

 

Mettiamo la psicologa MariaCristina Rebay.... sul lettino

by Redazione Psicologo360 1. agosto 2011 18.09

Conosciamo un pò di più la dott.ssa MariaCristina Rebay

Qual è la tua specializzazione? Sono una psicologa clinica con specializzazione in psicoterapia ipnotica. Mi occupo soprattutto di patologie e disturbi d'ansia, panico, disturbi dell'umore, disordini del comportamento alimentare (anoressia, bulimia ed iperfagia), problemi infantili, adolescenziali e  scolastici  e problematiche di coppia e della sfera sessuale.

 

Meglio la vita di coppia o quella da single? Per come la vedo io di gran lunga meglio la vita di coppia, in due si sta meglio , ci si completa, confronta, si impara ad essere meno egoisti e se si è fortunati  si impara cosa significa la parola amore, quello vero, quello condiviso e progettuale...siamo nati per stare in due insomma.

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). I miei più grandi successi si chiamano Filippo e Maria Vittoria e sono la cosa più straordinaria che io abbia realizzato  nella mia vita, senza di loro tutto perderebbe di senso.

Il mio più grande fallimento per ora (e spero per sempre) non c'è stato, ma solo piccole grandi cadute da cui mi sono sempre rialzata, con fatica ma rialzata.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Il sonno per me è una necessità, di leggere libri in questo momento della mia vita ho poco tempo, mentre un bel film quando i bimbi dormono è decisamente un bel modo di rilassarsi.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Adoro internet e lo spazio infinito di possibilità che ti offre lavorative e non.

 

Sei iscritto a Facebook o a Google+? Sono iscritta a Facebook che mi aiuta a tenere un sacco di legami che altrimenti avrei perso.

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Dipende da come lo si sa gestire è un mezzo quindi può essere usato bene o male, io come ho detto lo uso per gestire rapporti reali che ci sono già stati e che e' possibile toccare con mano, c'è invece gente che lo usa come surrogato delle relazioni reali e qui si può cadere anche in vari gradi di patologie.

 

Essere felici per te significa...? Ci ho riflettuto proprio da poco, essere felici è quando scopri che la gioia di chi ami è la tua, anzi ancora di più.

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Cristina Rebay

 

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