La percezione del corpo

by Dott.ssa Valeria Cani 23. agosto 2012 11.39

Qual è la percezione del corpo che abbiamo? Qual è il profondo significato che assume il proprio corpo per una persona obesa o una ragazza anoressica, per una fotomodella o un palestrato?

Quale posa assumiamo quando ci stanno per scattare una fotografia, che vestito e che profumo scegliamo di indossare al mattino?

In altre parole quanto siamo soddisfatti del nostro fisico, quale immagine vogliamo dare di noi stessi, del nostro volto, del nostro corpo?

 

 Abitare nel proprio corpo, odiarlo o amarlo, sentirsi bellissimi oppure orrendi, sono concetti che rientrano a far parte di tutta la dinamica di costruzione dell’autostima che dura per tutta la nostra vita, come vogliamo essere conosciuti e apprezzati.

È come abitare nella nostra casa: la riteniamo brutta, o almeno migliorabile. Sogniamo la casa perfetta, la casa dei nostri sogni, altalenando tra l’impulso di abbandonarla e dalla nostalgia di qualcosa che è nostro. Ci lamentiamo in continuazione di qualcosa che non ci piace, ma poi siamo rassicurati da qualcosa che ci appartiene e facciamo di tutto, anche negando, per rimandare o ritrattare i progetti di cambiamento. Possiamo essere inquilini che si sentono distaccati dallo spazio fisico che ci ospita, abitiamo in un posto reale, ma con l’immaginazione viviamo nell’idea di una casa perfetta.

“Per essere belli bisogna volersi bene”, si dice. “Ma come faccio a volermi bene se sono così brutto?” Se non è possibile amare un corpo che non merita di essere amato in quanto brutto, ecco che al primo posto il criterio di valutazione è quello estetico, e sovrasta in tutto quello etico, concetto abbondantemente alimentato in un sistema culturale angoscioso a angosciante nei confronti dell’immagine.

Sia nella patologia, come l’anoressia, l’obesità, la bulimia, ma anche nella normalità, ci troviamo a vivere tra spazio reale e spazio immaginario, tra il nostro vero aspetto fisico e l’immagine di sé, e questo spazio è spesso motivo di sofferenza. Cosa alimenta questo disagio e quale sia il confine tra normalità e patologia è una domanda che ci poniamo. Come si forma nella nostra mete l’immagine del nostro corpo? In che rapporto sono l’immagine e la realtà del nostro fisico?

Il nostro se stesso cambia in continuazione, a seconda dei contesti in cui ci troviamo, a seconda del ruolo che assumiamo in un determinato momento, a seconda delle persone con cui abbiamo a che fare, a seconda di ciò che vogliamo che gli altri notino di noi.

Ma quando ci guardiamo allo specchio ecco che tutti questi aspetti si fondono in un'unica immagine che noi percepiamo e rappresentiamo di noi stessi più o meno autentica e coerente, certi comunque che quello che noi vorremmo far vedere agli altri raramente coincide con l’immagine che gli altri hanno di noi, ma il pensiero che noi abbiamo di noi stessi dipende da questa doppia conferma: quello che vedo io di me, quello che gli altri vedono di me. Standoci dentro non possiamo vedere da fuori il nostro corpo!

Di fronte allo specchio costruiamo progetti e cambiamo il nostro corpo mantenendo a fatica, soprattutto per le persone disturbate, un equilibrio della nostra identità. Le persone obese deformano il proprio corpo negando con le parole chili e centimetri, ciò che si definisce non corrisponde alle misure fisiche. Il mondo intero ci espone all’identificazione con la bellezza e la perfezione, bastano qualche spot pubblicitario o la fotografia un attore che il meccanismo di identificazione si mette in moto con confronti tra la propria esperienza corporea e una nuova immagine, il tutto sortisce nuove rappresentazioni del proprio sé e nuovi modi di significarlo.

Se credi di avere un disagio legato al tuo corpo, alla tua forma fisica, sei a dieta da tempo ma senza ottenere i risultati che vorresti è sufficiente iniziare con un colloquio online con uno psicologo professionista di www.psicologo360.it per affrontare meglio la situazione e abitare bene nel tuo corpo.

 

Mettiamo la psicologa MariaCristina Rebay.... sul lettino

by Redazione Psicologo360 1. agosto 2011 18.09

Conosciamo un pò di più la dott.ssa MariaCristina Rebay

Qual è la tua specializzazione? Sono una psicologa clinica con specializzazione in psicoterapia ipnotica. Mi occupo soprattutto di patologie e disturbi d'ansia, panico, disturbi dell'umore, disordini del comportamento alimentare (anoressia, bulimia ed iperfagia), problemi infantili, adolescenziali e  scolastici  e problematiche di coppia e della sfera sessuale.

 

Meglio la vita di coppia o quella da single? Per come la vedo io di gran lunga meglio la vita di coppia, in due si sta meglio , ci si completa, confronta, si impara ad essere meno egoisti e se si è fortunati  si impara cosa significa la parola amore, quello vero, quello condiviso e progettuale...siamo nati per stare in due insomma.

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). I miei più grandi successi si chiamano Filippo e Maria Vittoria e sono la cosa più straordinaria che io abbia realizzato  nella mia vita, senza di loro tutto perderebbe di senso.

Il mio più grande fallimento per ora (e spero per sempre) non c'è stato, ma solo piccole grandi cadute da cui mi sono sempre rialzata, con fatica ma rialzata.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Il sonno per me è una necessità, di leggere libri in questo momento della mia vita ho poco tempo, mentre un bel film quando i bimbi dormono è decisamente un bel modo di rilassarsi.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Adoro internet e lo spazio infinito di possibilità che ti offre lavorative e non.

 

Sei iscritto a Facebook o a Google+? Sono iscritta a Facebook che mi aiuta a tenere un sacco di legami che altrimenti avrei perso.

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Dipende da come lo si sa gestire è un mezzo quindi può essere usato bene o male, io come ho detto lo uso per gestire rapporti reali che ci sono già stati e che e' possibile toccare con mano, c'è invece gente che lo usa come surrogato delle relazioni reali e qui si può cadere anche in vari gradi di patologie.

 

Essere felici per te significa...? Ci ho riflettuto proprio da poco, essere felici è quando scopri che la gioia di chi ami è la tua, anzi ancora di più.

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Cristina Rebay

 

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