Come scrivere un curriculum vitae in maniera efficace

by Dott.ssa Simona Capurso 23. novembre 2011 22.56

Il curriculum vitae è la nostra presentazione, parla di noi, delle nostre competenze e delle nostre aspirazioni professionali. Scriverlo bene è certamente il primo passo per chi cerca lavoro.

Un curriculum vitae poco organizzato nei contenuti o con una difficile leggibilità può vanificare la candidatura fin da subito. Due sono i punti da evitare: rendere il cv troppo prolisso, lasciando invece le informazioni più dettagliate ad un eventuale colloquio - e un cv troppo sintetico, da cui non si riescono ad evincere le reali competenze maturate. Generalmente, in base alla seniority del candidato, due pagine sono più che sufficienti.

Il curriculum vitae deve quindi sintetizzare le esperienze lavorative in modo schematico, ma deve anche parlare di noi. Innanzitutto bisogna organizzare gli spazi in modo semplice e di facile lettura.

La prima parte del cv deve contenere i dati anagrafici, con tutti i riferimenti telefonici e gli indirizzi mail per poter essere contattati. Si prosegue con i titoli di studio, gli eventuali corsi o certificazioni e la conoscenza delle lingue straniere.

La seconda parte del cv deve contenere l’esperienza lavorativa che deve sempre partire dalla più recente, quindi da quella in corso. Si raccomanda di specificare le date di inizio e di fine della collaborazione, il ruolo ricoperto, una breve descrizione del settore nel quel opera l’Azienda e le proprie mansioni.

Come scrivere un cv

Infine è possibile aggiungere una quarta area con gli hobby e gli interessi personali. Questa parte però è facoltativa e di minore importanza rispetto alle altre.

Il cv deve sempre terminare con la frase standard che autorizza il trattamento dei dati personali.

Al curriculum vitae è possibile allegare una breve lettera di presentazione che non deve mai essere prolissa e non deve contente frasi troppo lunghe, bensì si tratta di fornire un breve riassunto delle competenze maturate e delle proprie aspirazioni professionali.

Nella lettera di presentazione è bene anche specificare il motivo del proprio interessamento verso la posizione a cui ci si sta candidando.

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Come affrontare un colloquio di lavoro

by Dott.ssa Simona Capurso 23. novembre 2011 22.46

Come affrontare al meglio un colloquio di lavoro? Aver fissato un colloquio di lavoro significa già essere a buon punto: l’Azienda ha scelto il nostro curriculum e ritiene importante un approfondimento. Conviene quindi preparasi bene all’incontro.

Intanto bisogna curare l’aspetto fisico, che ha la sua importanza. Meglio utilizzare un abbigliamento professionale, curato ma semplice. Da evitare i toni troppo vistosi o un aspetto eccessivamente eccentrico. In ogni caso l’abbigliamento dipenderà dalla posizione per la quale ci si candida e dal contesto Aziendale. L’importante è non apparire trasandati.

Il rispetto della puntualità è fondamentale e si raccomanda sempre di appuntarsi il nome della persona da incontrare e di arrivare al colloquio avendo già reperito delle informazioni sulla posizione da ricoprire e sulla tipologia di Azienda. Evitare sempre di farsi accompagnare al colloquio da amici o parenti e mostrarsi disponibili e gentili con le segretarie anche durante l’attesa dell’interlocutore.

Ovviamente spegnere il cellulare ed evitare di masticare chewingum sono regole alla base di un buon incontro.

colloquio di lavoro

 

Durante il colloquio mostrare entusiasmo verso la posizione offerta e presentare il proprio percorso professionale in modo lineare, analitico e scorrevole, utilizzando termini semplici per far capire nel dettaglio le proprie competenze, dando risalto a quegli aspetti che possono avvicinarsi alla posizione ricercata.

Evitare sempre di giocherellare con i capelli, gli abiti, gli oggetti o la cancelleria. Guardare negli occhi il proprio interlocutore, senza però fissarlo, e se ci sono più persone rivolgere lo sguardo ad ognuno di loro. Fare domande e richiedere approfondimenti sulla posizione è sempre un segnale positivo che fa capire l’interesse. Evitare in ogni caso di rispondere alle domande con monosillabi, ma argomentare il più possibile le proprie scelte professionali

Un consiglio: è normale sentirsi un po’ agitati e irrequieti, chiaramente si deve cercare di controllare l’ansia e la tensione, in ogni caso questi stati d’animo dimostrano anche l’interessamento verso la posizione offerta.

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Come rendere la nostra comunicazione più efficace

by Dott.ssa Simona Capurso 23. novembre 2011 22.14

Chiunque prima o poi si sarà domandato quanto e se il proprio modo di comunicare sia efficace. Quando comunichiamo, in qualsiasi situazione, abbiamo in mente un unico obiettivo: trasferire un’idea, un pensiero, un’informazione ad altre persone. Uno stesso messaggio però può essere recepito diversamente a seconda di chi lo ascolta, ma soprattutto a seconda della modalità di comunicare quel pensiero. In sostanza il nostro modo di parlare fa reagire gli altri di conseguenza.

Diventa fondamentale, in particolare ad alcuni livelli manageriali, conoscere le tecniche che permettono di trasferire in modo lineare e diretto le informazioni. Tecniche che possono essere utilizzate in realtà da chiunque voglia rendere il proprio messaggio più persuasivo.

Innanzitutto è importante capire la tipologia di pubblico che si ha di fronte: un unico individuo oppure un gruppo di individui e quale obiettivo ci poniamo, persuadere, convincere o intrattenere? In ogni caso è necessario imparare a valorizzare al meglio i propri strumenti comunicativi, partendo in primis dalla comunicazione non verbale. Il tono della voce, la direzione dello sguardo, la gestualità, la postura, la capacità di sdrammatizzare inserendo nel discorso piccole battute, sono tutti aspetti focali che partecipano, prima ancora del contenuto, a rendere interessante il nostro discorso.

comunicazione efficace

Solitamente lo stile migliore da utilizzare è quello definito “espressivo o assertivo”. Questa tipologia è tipica delle persone che amano il contatto con gli altri: il tono della voce è sicuro e deciso, lo sguardo è aperto e l’interlocutore si sente facilmente a suo agio. Lo stile è chiaro, semplice e diretto. La comunicazione assertiva ha l’obiettivo di impostare le relazioni interpersonali in modo collaboravo e costruttivo. La persona che utilizza questo stile comunicativo sa accettare la critica e critica a sua volta, in modo costruttivo, senza sminuire l’autostima dell’altro.

Con un po’ di allenamento è possibile comunicare in modo assertivo con naturalezza e semplicità. Questa comunicazione evita lo scontro, non è mai aggressiva e la gestualità è pacata e coerente con i contenuti che si stanno esprimendo.

 

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COMUNICARE: COSA?

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 16.36

 

Molto spesso avvertiamo dentro di noi un certo sentimento di ribellione al quale non sappiamo dare una forma definita e definibile. Un bisogno quasi nevrotico di comunicare ci mette nella condizione di non perdere quell’occasione per esternare qualcosa, per proporsi senza un pensiero costruito in prima persona, un voler dire anche quando la prudenza consiglierebbe il silenzio.

Certamente se si avvertisse una tale necessità un motivo deve pur esserci e questo spesso è dato dalla presenza di una immensa solitudine interiore dalla quale lo spirito, per non annegare, sembra volersi liberare comunque e ad ogni costo. Purtroppo, caduti o fatti cadere i punti cardini di riferimento, quella illusoria chiarezza che a fatica abbiamo conquistato tutto sembrerebbe poi spiegarsi: non si è in pace con se stessi, si è smarrita l'armonia del vivere, si cerca spasmodicamente altrove, magari nelle sensazioni anche più pericolose, quanto invece occorrerebbe trovare e costruirsi all'interno della propria coscienza. Allora è inutile nascondersi o magari tentare di fuggire.

La realtà è che l'uomo di oggi è permeato da un sentimento di infelicità, bussa alla porta delle altrui solitudini per socializzarne la propria, crede di "essere" e di "esistere" inseguendo il successo a ogni prezzo per ritrovarsi alla fine ancora più spoglio di prima.

Questo "male di vivere" descritto da MONTALE è percepito come una condanna e una via di non ritorno. Non meravigliano, allora, lo sviluppo e il diffondersi della "personalità multipla" (una in privato, un'altra in pubblico), il trionfo della maschera dell'immagine ("Sembro, dunque sono"), la pratica dell'insulso, dell'egoismo e della menzogna approvata e codificata come fatto normale, la corsa senza scrupolo al palcoscenico delle finzioni e delle vanità: e questo in politica, nelle varie professioni, in economia e nel mercato, in TV, nei rapporti sociali, nella vita quotidiana. Cosa si comunica? Il niente, l'impalpabile, il fumo dell' "apparire", cioè l'esatto contrario di quello che si desidera.

Riteniamo che bisognerebbe riappropriarsi dei personali spazi di riflessione, di libertà e di decisione, non soggiacendo più alla narcosi della stupidità proposta allo scopo di non far pensare più l'individuo e la collettività. C'è una troppo diffusa rassegnata passività nei confronti dei manipolatori della parola: ci vorrebbe una forte e coraggiosa reazione che ridia alla persona il gusto di autoprogettarsi, di ri-crearsi la propria "vera" identità, di scegliere senza farsi condizionare più di tanto, di vivere e non solo di sopravvivere.

A queste condizioni il dialogo interpersonale potrebbe riacquistare una propria dignità, il sapore di uno scambio sincero di emozioni, di affetti, di pensieri significativi. La nostra è paradossalmente, al di là del conclamato rumore propagandato come sostanza, la società della negazione della comunicazione, della morte del gesto autentico e quindi dell'Io.

 

Autore: dott. Vito Ruggiero

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