Il concetto di controllo

by Marzia Benvenuti 10. febbraio 2013 18.03

E' oramai di uso comune il concetto di controllo. Noi esseri umani tendiamo a controllare tutto quello che circonda e vorremmo delle volte poter controllare anche ciò che è incontrollabile.

 

Il controllo fornice sicurezza e tranquillità, spesso è pensato proprio per rendere tutto più semplice e prevedibile ed è per questo che sempre più persone ricercano il controllo assoluto.

Mantenere le situazioni con costante ipercontrollo ha un costo elevato su le risorse mentali ed energetiche di un individuo.

Tuttavia alcuni individui, non riescono a tollerare il margine di incertezza che la vita offre, tendendo a prevedere conseguenze negative agli eventi. Questo può essere la causa di una possibile psicopatologia.

Quest'ultima viene interpretata come la risposta a un evento stressante, che altro non è, se non una situazione in cui il soggetto avverte la propria incapacità a prevedere e controllare quanto sta accadendo.

Non è tanto l'evento in sè ad essere stressante, ma l'essere incapaci di gestire quell'evento, di vivere l'imprevedibilità e l'incertezza della situazione.

Spesso molti individui che soffrono di disturbi di ansia, disturbi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, i fobici e disturbi alimentari presentano elevati problemi per quanto riguarda la questione del controllo. Di fronte all'incertezza, molti tentano disperatamente e senza successo di aumentare il controllo, innescando ulteriori circoli viziosi senza fine. I soggetti che soffrono di disturbi di ansia tenderanno a ricercare costantemente sicurezza, e coltivare l'illusione di raggiungere un controllo assoluto, come ad esempio non far venire un attacco di panico, ma questo genere di meccanismo fa solo aumentare il livello di incertezza e imprevedibilità con un conseguente aumento anche della quota ansiosa.

L'illusione del controllo è un argomento molto frequente e molto dibattuto. Facilmente risolvibile con terapie cognitvo-comportamentale, sistemica e interpersonale.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.it

 

 

L'obesità infantile

by Marzia Benvenuti 25. giugno 2012 15.00

L'obesità infantile è uno dei problemi più frequenti in età pediatrica e da molto tempo sta suscitando maggiore preoccupazione, anche per la fase adulta, per l'aumentare dei potenziali rischi per la salute.

Un altro aspetto del problema è quello delle ripercussioni psicologiche: infatti, l’obesità infantile comporta spesso una diminuzione dell’autostima e persino sindromi depressive.

 

 

 

Spesso i genitori si preoccupano quando il bambino mangia poco, raramente quando mangia troppo. Una dieta insufficiente può essere causa di una scarsa carenza di proteine, calcio, ferro, vitamine ed altri nutrienti essenziali alla crescita, di contro, un introito calorico eccessivo determina, dapprima un sovrappeso del bambino e poi, nella maggioranza dei casi, una manifesta obesità.
Non dobbiamo dimenticare che un’iperalimentazione nei primi due anni di vita oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose, determina anche un aumento del loro numero; da adulti, pertanto, si avrà una maggiore predisposizione all'obesità ed una difficoltà a scendere di peso o a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle
. Un bambino può diventare obeso non solo perché mangia troppo, ma anche perché mangia male, preferendo cibi molto calorici, ricchi di zuccheri e grassi, associati a bevande dolci.

L'obesità infantile è comunque dovuta ad un insieme di concause: non solo la scarsa educazione alimentare, ma anche una predisposizione genetica, l’ambiente familiare, le condizioni socioeconomiche e, soprattutto, lo stile di vita sedentario. Infatti il fattore di rischio maggiore è proprio la ridotta attività fisica o sedentarietà. L’esercizio fisico è di fondamentale importanza per il bambino che cresce, in quanto, oltre a farlo dimagrire, lo rende più attivo, contribuendo a ridistribuire le proporzioni tra massa magra e massa grassa. L’esercizio fisico serve altresì a limitare le attività sedentarie come lo stazionamento davanti alla televisione e l’uso eccessivo del computer. Ma l'obesità infantile può portare anche a conseguenze precoci sia sul piano fisico, come problemi respiratori (affaticabilità, e rischio di apnee notturne), disturbi all'apparato digerente, e infine problemi sul piano psicologico. I bambini grassottelli possono sentirsi a disagio e a provare vergogna, fino ad arrivare ad un vero rifiuto del proprio aspetto fisico; spesso sono bambini derisi, vittime di scherzi da parte dei coetanei e a rischio di perdere lautostima e sviluppare un senso di insicurezza, che li può portare allisolamento: escono meno di casa, trascorrono più tempo davanti alla televisione, instaurando un circolo vizioso che li porta ad una iperalimentazione reattiva.

Intervenire durante l'età evolutiva è di fondamentale importanza, perché ci dà la garanzia di risultati migliori e duraturi.

Ciò che importante fare prima di tutto è una giusta prevenzione, se il bambino ingrassa troppo non aspettate. Inoltre e' necessario una giusta e corretta sensibilizzazione al cibo, sfatando alcuni miti e abitudini importanti: come "il grasso è bello", ma informare in modo adeguato che l'obesita' puo' arrecare danno alla salute del proprio figlio. Occorre puntare sul coinvolgimento e non sui divieti assoluti, concedendoli di cedere anche alle tentazioni.

Se sei un genitore e stai affrontando questo problema puoi rivolgiti per una consulenza agli esperti di  psicologo360.it.

 

 

I disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia

by Dott.ssa Monica Dellupi 29. novembre 2011 11.55

Quando è possibile parlare di disturbi alimentari? Secondo quanto riportato nel DSM IV  (il manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali) “I Disturbi della Alimentazione sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare.

Questa sezione di disturbi comprende due categorie specifiche, l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa.

Caratteristico dell’Anoressia Nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale.

La Bulimia Nervosa è caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate” seguiti dall’adozione di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, diuretici o altri farmaci; il digiuno o l’attività fisica praticata in maniera eccessiva. Caratteristica essenziale comune ad entrambi i disturbi, Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa, è la presenza di una alterata percezione del peso e della propria immagine corporea. I Disturbi della Alimentazione che non soddisfano i criteri di nessun specifico disturbo vengono classificati come “Disturbi della Alimentazione Non Altrimenti Specificati”.

L’età media di insorgenza dei disturbi alimentari è fra i 15 e i 25 anni e sono più diffusi fra le donne. Nell’anoressia possono insorgere complicanze mediche legate alla denutrizione come ritardo o arresto dello sviluppo puberale e della crescita staturale, predisposizione all’osteoporosi e aumento del rischio di fratture.

Nella bulimia invece, si possono avere traumi del tratto gastrointestinale, squilibri idroelettrici e a causa del vomito problemi dentari. Quando è presente un disturbo del comportamento alimentare in età evolutiva è molto importante fare una diagnosi precoce.

Vi sono un insieme di fattori predisponenti: socio-culturali,biologici, caratteristiche psicologiche e familiari. Fra i fattori socioculturali possiamo evidenziare la pressione che subiamo verso la magrezza (“magro è bello”) e l’abbondanza di cibo.

anoressia, bulimia

 

Le principali caratteristiche psicologiche riguardano il senso di inadeguatezza legato a più aspetti della propria vita. Le ragazze che sviluppano un disturbo del comportamento alimentare spesso mostrano un senso dell’identità labile, fanno molta fatica a capire chi sono e cosa vogliono, spesso sono condiscendenti, temono il giudizio degli altri, sono perfezioniste, si pongono obiettivi eccessivamente elevati e non contemplano la possibilità dell’errore, hanno una bassa autostima e difficoltà nella gestione delle emozioni. Talvolta la famiglia di origine è critica, intrusiva e con alte aspettative nei loro confronti.

Davanti ad un caso di anoressia o bulimia si ragiona insieme alla paziente, alla famiglia ed al medico curante se richiedere o meno un ricovero, è opportuno prendere in considerazione questa eventualità quando l’Indice di Massa Corporea è inferiore a 16 kg/m. Il ricovero è invece più raro nel caso di pazienti bulimiche.

L’approccio cognitivo comportamentale è efficace nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Uno dei trattamenti di maggior successo (il protocollo di Fairburne) include la rieducazione ad un’alimentazione corretta, l’intervento psico-educativo e quello comportamentale, affiancato alla ristrutturazione cognitiva.

Se ritieni di soffrire di disturbi alimentari o vuoi più semplicemente approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it

 

 

Mettiamo la Psicologa Emanuela D’Alessandro… sul lettino

by Redazione Psicologo360 13. ottobre 2011 10.53

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Emanuela D’Alessandro

Qual è la tua specializzazione? Mi sono laureata in psicologia clinica a Pavia, ho conseguito l’esame di Strato per psicologi e sono iscritta all’Albo della Lombardia. Ho effettuato un tirocinio presso un centro che si occupa di disturbi alimentari e frequentato un corso di specializzazione su tali disturbi e più tardi uno sui nuovi sintomi (attacchi di panico, dipendenze, depressione…)

Meglio la vita di coppia o quella da single? E’ decisamente meglio essere in due e condividere le proprie vite, ma credo che stare da soli a volte sia utile e necessario.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Considero successi tante piccole cose, che spesso si danno per scontate, come l’aver terminato brillantemente gli studi e avere una famiglia e degli amici accanto. Di fallimenti non ne ho incontrati, forse perché a ogni problema ho sempre reagito attivamente evitando che diventasse tale.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Tutte e tre ottime idee, il primo meglio in compagnia! Anche stare sdraiati ad ascoltare musica è una buona soluzione.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Con internet direi ottimo, la mail è sempre aperta e navigo spesso. Con gli altri programmi sono più restìa. Preferisco ancora scrivere a mano e disegnare piuttosto che produrre documenti word e sono allergica alle tabelle in excel!

Sei iscritto a facebook o a google+? Sono iscritta per ora solo a facebook (e ci ho messo molto tempo prima di farlo!), ci metterò un po’ anche prima di capire google+…

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? E’ reale solo se esiste già nella vita vera, non credo possano coltivarsi amicizie vere solo sulla rete. E’ un modo per non affrontare la fatica che un incontro reale inevitabilmente comporta.

Essere felici per te significa...? Avere accanto delle persone che ti amano e che ami a tua volta

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Emanuela D’Alessandro

 

Mettiamo la psicologa Monica Dellupi ... sul lettino

by Redazione Psicologo360 26. luglio 2011 16.52

Conosciamo un po' di più la dott.ssa Monica Dellupi

Qual è la tua specializzazione? La mia specializzazione è la psicoterapia ad approccio cognitivo comportamentale. La psicoterapia cognitivo comportamentale è un percorso che l’individuo ed il terapeuta intraprendono insieme dopo aver valutato qual è il problema e quali sono gli obiettivi che la persona vuole raggiungere attraverso il trattamento.

L’approccio cognitivo comportamentale si occupa del trattamento dei:disturbi d’ansia (ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie specifiche, fobia sociale e disturbo ossessivo compulsivo) disturbi alimentari (anoressia e bulimia) disturbi dell’umore (depressione e disturbo bipolare) disturbi della personalità

Meglio la vita di coppia o quella da single? Ritengo che per me sia migliore e più soddisfacente la vita di coppia se il rapporto è appagante e rende felici, altrimenti, come si suol dire, “meglio soli che mal accompagnati”.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...)

Uno dei fallimenti della mia vita è stato quello di non riuscire ad imparare a giocare bene a tennis nonostante le numerose lezioni private. Il mio più grande successo è stata la perseveranza negli studi e nel mio percorso professionale, mi ha dato la possibilità di svolgere questa professione che per me rappresenta anche una grande passione.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per rilassarsi non c’è niente di meglio che farmi un bel sonno rigenerante di 8 ore.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ritengo che le nuove tecnologie siano un mezzo comunicativo efficace ed efficiente, le utilizzo quotidianamente.

Sei iscritto a Facebook o a Google+? Sono iscritta a Facebook

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Le conoscenze nate attraverso i social network la maggior parte delle volte sono virtuali, se ci si limita a coltivarle esclusivamente a distanza. Spesso le persone nei social network si presentano con false identità. Come si può dire di conoscere una persona e di esserne amici senza averla mai incontrata, senza aver mai mangiato una pizza o bevuto qualcosa con lei?

 

Essere felici per te significa...? Nel libro di Thorkild Hansen “Arabia Felix” è narrata la storia di una spedizione scientifica danese nello Yemen, la terra che porta il nome di Arabia Felice. Perché è chiamata così? Esiste il paese della felicità? In arabo Yemen significa la mano destra, lo Yemen è quindi semplicemente il paese che si trova a destra, la parola “destra” ha finito per significare felice.

“Tutto si basa su un equivoco. Ci sono paesi in cui siamo stati felici, ma non ci sono paesi felici. Né a nord, né a sud. Né a destra, né a sinistra. Né lontano, né vicino. Dobbiamo correggere questo errore di traduzione, anche se così diventa tutto più difficile. Perché, se ci fosse qualcosa di vero, se la felicità si trovasse anche solo nel paese più lontano e il viaggio per raggiungerlo comportasse i più grandi rischi e potesse essere intrapreso solo a prezzo dei peggiori sacrifici, noi partiremmo subito. Perché sarebbe in ogni caso più facile raggiungerla là che non nell’unico posto dove si trova davvero, il posto che è più vicino del paese più vicino eppure è più lontano del paese più lontano, perché questo posto non si trova fuori, ma dentro di noi”

La felicità è quindi dentro di noi, se impariamo a rispettare noi stessi la troviamo.

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Monica Dellupi

 

 

 

 

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