Essere ciclotimici

by Marzia Benvenuti 7. May 2012 18:17

 

Essere ciclotimici significa vivere degli alti e dei bassi di umore e di energia. E’ l'alternarsi in maniera continua tra momenti in cui si vive a duecento all’ora ed altri in cui siete rallentati, quanto una macchina che non si riesce ad avviare.

Il ciclotimico può essere un ottimista imperturbabile o un pessimista cosmico, può oscillare dall'essere molto sicuro e a tratti impulsivo, all'essere eccessivamente insicuro. Inoltre ha una marcia in più per quanto riguarda la creatività!

I ciclotimici vanno aldilà della loro instabilità emotiva, in quanto giungono a mutamenti di stato d'animo senza alcuna causa esterna evidente. In ogni caso tali cambiamenti condizionano tutta la loro vita. La ciclotimia ha due tratti essenziali: le oscillazioni dell'umore e di energia, e l'intensità eccessiva delle loro emozioni.

La ciclotimia non è un malattia nuova. Da un punto di vista clinico è inserita all'interno dei disturbi dell'umore e spesso viene associata al disturbo bipolare che per molti versi potrebbe anche essere vero, ma deve essere considerata come una forma a se stante con caratteristiche peculiari. L'essenza centrale della ciclotimia come quella per i disturbi dell'umore sono le fluttuazioni dei livelli energetici ma non più come grandi oscillazioni tra fase ipomaniacale e fase depressiva ma tenendo conto delle piccole oscillazioni che sono quelle che hanno maggiore incidenza sulla qualità della vita professionale, sociale e amorosa.

Effettuare una diagnosi da ciclotimia spesso è difficile in quanto coloro che ne soffrono sottovalutano i cambiamenti di umore in quanto le fluttuazioni non sono nè così gravi, nè così intense come per le fasi del disturbo bipolare da richiederne un consulto.

Nonostante tutto è un disturbo noto da tempo e con una buona indagine è inquadrabile e risolvibile, sia con un percorso psicoterapico sia con un percorso farmacologico.

Se ritieni di vivere un momento di difficoltà che incide sulla tua vita, limitando la tua serenità contatta lo staff di Psicologo360.it troverai dei validi professionisti che possono aiutarti a risolvere il tuo problema.

 

 

Anoressia e sofferenza

by Dott.ssa Rachele Ceschin 20. February 2012 18:10

Guardare all'anoressia come a una forma grave di psicopatologia spesso distoglie la nostra attenzione dal vero significato che essa ha nella vita di chi viene incluso in questa diagnosi:  l'etichetta della malattia sposta infatti  l'attenzione sul sintomo piuttosto che sulla sofferenza che lo causa: la perdita di peso, l' amenorrea e il rifiuto del cibo sono espressioni manifeste di una grandissima sofferenza latente e spesso impossibile da esprimere. Se guardiamo l’anoressia come un “grande sintomo” è più facile comprendere la profonda sofferenza che porta queste persone ad andare contro la vita stessa. Un dolore che apparentemente nessuno sembra essere in grado di comprendere e che viene nascosto, a regola d’arte, dall’etichetta diagnostica “anoressia nervosa”.

Che cosa significa avere una diagnosi di Anoressia Nervosa?

Significa essere al centro dell'attenzione almeno 3 volte al giorno, nei momenti della colazione, del pranzo e della cena, osservati, incompresi, giudicati. Significa non condividere più con le persone che amiamo quei momenti tipicamente conviviali della nostra cultura: i pranzi, le cene fuori, i compleanni, gli aperitivi, le grigliate con gli amici. Significa restringere il proprio mondo al cibo e al corpo, sempre troppo gonfio o mai abbastanza magro.

 

D'altronde come esseri umani questo apre un conflitto non indifferente su quello che dovrebbe essere un istinto innato alla sopravvivenza. L’anoressia contemporanea si inscrive nello spirito della nostra era, nell’ambito dei valori estetici della sovrabbondanza: il cibo perde carattere di necessità per entrare in una sfera più astratta.

E' evidente come questa forma di disturbo sia molto invalidante per la persona che lo vive. Questo è uno dei motivi che ha spinto molti “studiosi della mente” a formulare teorie per comprenderne le molteplici cause e fare ipotesi di intervento.

In particolare, secondo l’approccio cognitivo-costruttivista la chiave di volta nel trattamento e nella comprensione dell’anoressia consiste nel legittimare proprio questa sofferenza e costruire insieme al paziente il significato e l’utilità che questo sintomo assume nella propria quotidianità. Dare un senso alla propria sofferenza è già parte di un cambiamento terapeutico perché permette all’individuo di vivere il disturbo non come una malattia estranea a sé che aggredisce l’organismo ma come un modo personale di reagire agli eventi, che, in quanto parte di sé, può essere modificato.

Se stai affrontando un malessere di questo tipo o più semplicemente desideri approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it o direttamente la dott.ssa Rachele Ceschin

 

Che cos'è il coaching

by Dott.ssa Simona Capurso 23. November 2011 22:33

Le Aziende, nell’epoca moderna, stanno vivendo numerosi processi di cambiamento, per essere sempre più snelle, profittevoli e centrate sul raggiungimento degli obiettivi di business e di fatturato. In un processo di cambiamento inevitabilmente ci si confronta con nuovi principi e valori che devono essere, non soltanto acquisiti e assimilati, ma soprattutto tradotti in comportamenti misurabili.

In quest’ottica i Manager si trovano spesso a dover rivedere le proprie abitudini, ormai consolidate da anni e il proprio approccio professionale deve essere messo in discussione.

Generalmente l’atteggiamento più frequente, messo in atto dal Top e Middle Management, è la resistenza verso questo processo di cambiamento. È difficile dover accettare di rivedere le proprie credenze e certezze, ed è ancor più difficile pensare di dover affrontare ed accettare nuovi comportamenti. Ne consegue quindi una fase di disorientamento, con una vera e propria crisi di identità accompagnata da disturbi dell’umore, con alcuni Manager che si trovano all’improvviso inadeguati o impreparati al cambiamento.

Un aiuto importante, all’interno di un processo di cambiamento aziendale, può arrivare dal Coaching che rappresenta lo strumento essenziale per ritrovare le motivazioni, comprendere il nuovo ruolo che è stato definito per il Manager, riscoprire le attitudini necessarie per occupare al meglio una posizione e quindi accedere a nuove risorse interiori e sviluppare nuove competenze.

coaching

Il Coach diventa colui che facilita la fase di transizione dal vecchio al nuovo con un approccio incentrato sulla persona, sulle sue abilità e competenze, all’interno del contesto aziendale mutato.

L’attività di Coaching é focalizzata su come reagire al meglio emotivamente all’ambiente circostante, con lo scopo di migliorare la persona in alcune aree. Attraverso questa attività è possibile aumentare la propria efficacia personale e la capacità di relazionarsi con gli altri, andando a riscoprire le proprie attitudini e risorse interiori.

Il Coach stabilisce il risultato da ottenere facendo una valutazione della situazione, solo così può valutare il percorso necessario per il raggiungimento degli obiettivi e per il cambiamento.

Il Coach porta il Cliente ad aumentare la comprensione di se stesso rispetto alle proprie motivazioni personali, ai propri obiettivi, intenzioni, abilità e strategie.

 

Se vivi una situazione di cambiamento che mina la tua serenità contatta lo Staff di Psicologo360, potrai trovare un valido aiuto per affrontare al meglio questo periodo.

 

I disturbi dell'umore

by Dott.ssa Simona Capurso 22. November 2011 22:41

Il principale sintomo psicologico legato al disturbo dell’umore è l’andamento discontinuo dello stato emotivo della persona. I disturbi dell’umore si suddividono in due tipologie: i disturbi depressivi e i disturbi bipolari.

L’individuo afflitto dal disturbo depressivo solitamente mostra un umore sotto tono o eccessivamente su di giri per un periodo di tempo più o meno lungo che può variare da un paio di settimane ad anni. Le manifestazioni tipiche sono la presenza di una forte tristezza e l'incapacità di vivere le proprie attività quotidiane traendone piacere e percependole in modo positivo.

Il disturbo bipolare invece aggrava i sintomi appena descritti, ed è caratterizzato da un'alternanza dell’umore che può variare da importanti forme di depressione ad estremi di euforia di tipo maniacale.

 

disturbi dell'umore

 

L'umore della persona è comunque sempre strettamente collegato alle percezioni emotive e cognitive degli eventi quotidiani della vita.  Può capitare che l’alternanza umorale avvenga in seguito a condizioni molto negative che possono influenzare una mente ipersensibile alle emozioni, scatenando così lo stato depressivo.

È importante quindi distinguere il calo dell’umore legato a normali condizioni di sconforto da una condizione invece patologica che può portare a generare disturbi di maggiore entità, tanto da rendere compromessa la normale vita della persona nelle sue diverse dimensioni.

I sintomi che spesso si associano allo stato depressivo, rendendolo non normale e passeggero, ma un vero e proprio disturbo sono: l’Insonnia, la perdita di interesse verso qualunque rapporto sociale ed affettivo, la bassa autostima, il rallentamento delle proprie attività quotidiane  e il blocco psico-fisico.

La depressione, pur essendo uno stato patologico anche piuttosto grave, può essere  fortunatamente risolta e migliorata con interventi psicologici mirati, che hanno l’obiettivo di risolvere i sintomi permettendo alla persona di riprendere possesso della propria vita quotidiana e delle proprie emozioni.

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