Figli sotto pressione

by Dott.ssa Valeria Cani 30. aprile 2012 12.22

 

Sempre più spesso nella mia attività di psicoterapeuta, osservo famiglie stressate e soprattutto figli sotto pressione. I genitori tengono controllati gli studi dei propri figli verificando compiti e livello di apprendimento, vigilando sulla resa scolastica o peggio, confrontando i risultati del proprio figlio con quelli dei suoi coetanei. Forse alla base del comportamento del genitore c’è il desiderio che il proprio ragazzo sia il più bravo di tutti e arrivi meglio e prima degli altri a scuola e nel gruppo dei coetanei. La mia riflessione ovviamente cade sui figli ai quali non viene inconsapevolmente permesso di essere semplicemente se stessi, ma di essere “più bravo” e rispondere solo alle aspettative genitoriali. Il mito del “piccolo genio”, del bambino perfetto forse nasce dalle fantasie genitoriali che risalgono alla gravidanza, o ancora ai propri vissuti infantili che però poi si trasformano in pensieri quasi ossessivi e si finisce per investire il proprio figlio nella missione di riscattare gli insuccessi degli adulti e gli obiettivi da loro mai raggiunti. I genitori arrivano infatti a viversi successi e sconfitte dei loro figli come se fossero i loro successi e sconfitte!

 

Nella società della performance il tempo extrascolastico viene riempito da attività sportive e socio-culturali fin da quando i bambini sono piccoli, bambini che diventano l’unico baricentro della vita familiare attorno a cui ruotano genitori solitamente privi di interessi propri e di una normale vita di coppia e sociale. I genitori investono tutto sui figli, tempo, aspettative, interessi e invece che offrire ai figli opportunità e strumenti per crescere. I ragazzi si trovano così ingabbiati tra impegni, scuola e attività che poco spazio lasciano alla fantasia, alla libertà, all’immaginazione, alla scelta, fattori che contribuiscono alla formazione di un’identità vera e propria.

 

I piccoli pazienti arrivano in terapia stressati dall’iperattività, spesso ansiosi e influenzati eccessivamente dal giudizio dei genitori, incapaci di concentrarsi perché l’unica cosa che possono fare i figli, proprio in quanto “figli” è sostenete la prova e fare di tutto per diventare come si aspettano i genitori: perfetti. Ma il figlio perfetto non esiste!

 

Il rischio per questi bambini e ragazzi è l’impossibilità di viversi, vivere il proprio tempo interiore, i propri veri desideri e fantasie, capirsi e capire chi sono e cosa vogliono. Sono bambino e ragazzi attraverso cui traspare sofferenza, apatia e disagio. Sono ragazzi tristi.

 

Ai genitori che mi chiedono aiuto suggerisco di allentare un po’ i tempi e la supervisione, cercando di portarli a riflettere e pensare che i loro figli sono sì i loro figli, sono alunni e sono giocatori di pallacanestro, ballerine o suonatori di pianoforte, ma sono soprattutto bambini, e da tali si devono comportare.

 

Per una consulenza personalizzata on line potete contattare la dott. Valeria Cani al seguente link https://www.psicologo360.it/elenco-psicologi/milano/17-valeria-cani.aspx

 

 

 

 

Desiderio di paternità? Quando lui non vuole figli

by Dott.ssa Valeria Cani 11. aprile 2012 12.04

Cosa fare quando, in una coppia, lui non ha il desiderio di paternità? Siamo, appunto all’interno di una relazione di coppia, dove più frequentemente è la donna a desiderare  un figlio rispetto all’uomo. Capire il vero motivo profondo o inconscio del rifiuto di un uomo verso il proprio futuro ruolo di genitore è più difficile che affrontare la delusione e la rabbia che una donna può provare, ma sicuramente è il modo migliore per prendere in esame e trattare questo problema tra due persone che si amano.

 

 

 

Solitamente le motivazioni alle quali adducono gli uomini che rifiutano l’idea di un figlio sono legate alla vita pratica o alla quotidianità, mancanza di soldi, possibilità di carriera, futuro incerto, oppure motivazioni legate alla perdita di tutte quelle libertà conquistate con la maturità, potersi divertire, week end fuori porta, cenette romantiche... ma forse il vero problema apparentemente inaffrontabile per un uomo è il peso della responsabilità, il non sentirsi all’altezza di un ruolo educativo o di tipo “papà perfetto”. Oppure può nascere un problema di gelosia rispetto alla propria compagna che si occuperebbe di più del nascituro piuttosto che di lui. Alla base possono esserci problemi di vissuto negativo della propria infanzia, dove il rapporto con il proprio genitore è stato difficile e magari rimasto irrisolto negli anni, padri molto fragili o assenti, padri non affettivi o che abbandonano la famiglia, padri mai conosciuti o anche padri violenti. Possiamo trovare negli uomini che hanno affrontano un divorzio, già padri di figli che stanno crescendo con la loro madre, la paura di trascurare questi ultimi se arrivasse un figlio con la nuova compagna.

Molti uomini pensano di perdere il proprio fascino maschile diventando genitore. Un altro dei timori più frequenti per un uomo che si rifiuta di avere un figlio dalla propria compagna è  il ruolo che verrebbe a ricoprire quest’ultima:  per un uomo l’idea di avere rapporti sessuali con la propria donna incinta, alle prese con poppate, pannolini e la presenza di un pancione e poi un neonato fa scaturire in lui come un sentimento proibito, perché la propria donna non è più “donna” ma è “mamma” quasi andando ad identificarla con la propria madre, il primo oggetto d’amore per chiunque, amore poi impedito dal tabù dell’ incesto. Da qui il rifiuto di poter ancora fare l’amore con lei!

Michele è un paziente che, in terapia per altri motivi, ha potuto riconoscere le proprie paure di diventare di nuovo padre dopo aver avuto due figli dalla ormai ex moglie. Lui, trentotto anni, empatizzando molto coi suoi bambini allora di 8 e 3 anni, diceva di “sentire” moltissimo la loro sofferenza dovuta alla separazione. Nonostante la nuova relazione lo soddisfacesse pienamente, la sua paura era quella di una mancanza di sicurezza in questa nuova coppia. La scelta di non avere un altro figlio dalla nuova compagna era data dalla paura dovuta all’esperienza della separazione che qualsiasi relazione avrebbe potuto essere comunque non solida, e di conseguenza non è mai possibile garantire ai figli, così come già successo, la sicurezza e la stabilità familiare. La riflessione durante la terapia è stata sulla costruzione e sul mantenimento delle sue relazioni che, analizzate, hanno permesso alla sua consapevolezza di vedere oltre i propri vissuti e optare per nuove scelte.

Problemi più o meno difficili da risolvere dove si possono toccare argomenti che vanno dall’autostima, ai traumi vissuti, all’analisi del sé più profondo, ma sono comunque problemi affrontabili e risolvibili con l’aiuto di un esperto, una consulenza psicologica on line che possa fornire le prime indicazioni su quale strada intraprendere per questo percorso di coppia che potrebbe diventare poi un percorso di genitorialità insieme serena.

 

 

Mettiamo la Psicologa dott.ssa Daniela Mirisola... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 3. febbraio 2012 19.28

 

 Conosciamo un po’ di più la dott.ssa Daniela Mirisola

 Qual è la tua specializzazione?

Mi occupo di minori e di adulti. Ho svolto attività di screening neonatale in équipe con neuropsichiatri e pedagogisti con i quali ho monitorato lo sviluppo di bimbi piccoli e ho offerto consulenza ai loro genitori. Ho avuto modo di conoscere le tematiche della genitorialità a volte inutilmente cercata e a volte non accettata. Di qui l'esperienza nell'ambito delle adozioni e dei consultori familiari. Ho acquisito una specifica formazione riguardante le adozioni. Ho formato e valutato numerose coppie aspiranti all'adozione nazionale e internazionale, e ho effettuato sostegno psicologico con genitori e figli adottivi.

Nel corso degli anni mi sono occupata con crescente interesse delle difficoltà scolastiche, dei disturbi di apprendimento (dislessia etc...) e dei disturbi di attenzione. Ho posto diagnosi e fornito sostegno psicologico a minori e a genitori. Questi ultimi spesso in difficoltà nella gestione dei sintomi dei figli (ansia, depressione, fobia scolare, scarsa motivazione scolastica...) a volte legati ai suddetti disturbi di apprendimento e a volte legati a varie fasi ed eventi della vita.

Mi sono occupata di minori disabili e dei loro genitori nel tentativo di favorire la migliore

integrazione possibile all'interno dei vari contesti. La mia esperienza lavorativa è maturata anche nel confronto continuo con specialisti quali medici di famiglia, neuropsichiatri, logopedisti, fisioterapisti, operatori addetti all'assistenza, e insegnanti di

sostegno.


Meglio la vita di coppia o quella da single?

In linea di massima, io credo che ognuno di noi possa sentirmi bene sia da single che in coppia. E' una cosa del tutto soggettiva. Detto ciò, la mia esperienza di vita mi porta a ritenere che quando si è in coppia ci si abitua, a partire dal sentimento e dal rispetto per l'altro, a condividere spazi e tempi non solo fisici ma anche emotivi. E' nel rapporto continuo con l'altro che si è portati ad essere sempre meno IO e più NOI, e questo non mi pare poco.


Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...)

In un certo senso sono grata ai miei fallimenti perché ogni volta che ho fallito perché ho perso un amico piuttosto che un lavoro... dopo la rabbia e la frustrazione, mi si è spalancato un mondo nuovo e migliore. Un amico più fidato, un impiego più appagante... Forse perché i fallimenti nascono per metterci in crisi e farci comprendere che in certi contesti e in certe relazioni stiamo male e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo e lasciarli. Per esempio, i precedenti fallimenti affettivi sono stati l'anticamera del mio migliore successo: la mia famiglia.


Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno?

Ciò che mi ricarica di più è certamente addormentarmi sulle pagine di un libro di storia, e dormire per otto ore.


Che rapporto hai con Internet e con le nuove tecnologie?

Un bel rapporto. Consulto Internet quando posso, scarico film, e ascolto musica.


Sei iscritta a facebook o a google+?

No, non sono iscritta. Ma ci sto pensando.


Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale?

Secondo me, sui Social Network l'amicizia è virtuale. Mi piacerebbe se l'amicizia da virtuale si trasformasse in reale. Allora sì che il virtuale avrà avuto una sua utilità come punto di partenza e non di arrivo.

 

Essere felici per te significa...?
Avere qualcuno o a qualcosa da amare. Non importa se uomo, donna, bambino, amico, ideale, progetto, paesaggio, sport, animale, fiore..

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Mettiamo la Psicoterapeuta Annalisa Orsenigo... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 17. ottobre 2011 11.36

 

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Annalisa Orsenigo

 

Qual è la tua specializzazione? . Mi occupo di psicologia clinica e forense. Ho una formazione in psicoterapia rivolta all'individuo singolo,  sia adolescente o adulto  che alle coppia. Seguo l'orientamento psicodinamico "breve" oltre a quello cognitivo comportamentale. In altre parole utilizzo sia tecniche che consentano alla persona di divenire consapevole della motivazioni che sono sottese ai disagi per i quali chiede aiuto, sia  tecniche più pragmatiche che permettono di lavorare sugli schemi mentali e sul comportamento al fine di apprendere modalità che consentano un più armonico rapporto con sè e con il mondo esterno.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Meglio la vita di coppia, purchè rispetti i reciproci bisogni  e sia aperta  al confronto e alla condivisione. L'esperienza della vita da single l'ho trovata   utile e maturativa  per imparare a confrontarmi con la realtà facendo conto su "me stessa" sia in termini di risorse che di limiti.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...).

Il più grande successo( fino ad ora) le soddisfazioni e la ricchezza di poter esercitare una professione creativa e profondamente umana. Il più grande fallimento, non mi pare tale da definirsi un fallimento, ma di certo un rimpianto, non aver portato a termine la seconda laurea.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno?Per rilassarsi, se sono molto stanca  niente di meglio di otto ore filate di sonno; altrimenti un film divertente.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie?Le nuove tecnologie non sono la mia prima passione, ma ritengo utile farne uso, perchè questo aiuta a mantenere la mente aperta e rinnova la disponibilità a "rimettersi in gioco". Internet? Lo utilizzo prevalentemente per lavoro. Al virtuale preferisco il reale!

Sei iscritta a Facebook o a Google+?Sono iscritta a facebook.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Dal mio punto di vista sui Social Network l' amicizia parte da un presupposto virtuale, che può anche divenire reale.

 

Essere felici per te significa...? Essere felice per me significa stare bene con me stessa e con le persone che mi sono care: mio marito e gli amici speciali.

 

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Il Mobbing a scuola

by Redazione Psicologo360 26. settembre 2011 10.40

Il mobbing a scuola è forma di “vessazione di branco” . Niente a che vedere con il bullismo: il mobbing a scuola ha protagonisti che possono essere diversi.

Esiste il mobbing degli insegnanti (o mobbing dall’alto) a carico degli studenti. Un esempio: l’insegnante che spesso denigra o irride uno studente, che mette in risalto le difficoltà di fronte a tutta la classe, o che esercita con particolare pressione il proprio ruolo autorevole con spiccata autorità. Questo mobbing è l’uso del potere indiscriminato: l’insegnante applica sanzioni disciplinarie con particolare durezza o in evidenti situazioni di non colpevolezza o responsabilità dello studente.

mobbing a scuola

Esiste anche un altro fenomeno che risulta in aumento, anche se poco conosciuto e ancor meno studiato, ed è il mobbing di studenti più o meno organizzati nei confronti di insegnanti ritenuti deboli e non in grado di mantenere la disciplina in classe. È una pressione utilitaristico, che tende a voler nascondere le proprie mancate responsabilità nei confronti dello studio, della disciplina e del rispetto delle regole.

Con questo tipo di mobbing può prendere legittimamente posizione il genitore, appoggiando e costituendo nei confronti dell’insegnate un fronte di “appoggio”. Con finalità non solo a favore della persona, ma dell’intera cultura.

Per approfondimenti su questi temi contatta i nostri psicologi esperti in adolescenza di Psicologo360!

 

Mettiamo la psicologa Valeria Cani... sul lettino

by Redazione Psicologo360 21. luglio 2011 11.06

 

Conosciamo un po' di più la dott.ssa Valeria Cani

Qual è la tua specializzazione? Principalmente mi occupo di famiglie con difficoltà, quando il disagio è legato alla relazione all'interno della famiglia, ad esempio coppie in crisi e genitori che hanno problemi coi propri figli o figli che ne hanno con genitori

 

Meglio la vita di coppia o quella da single? Non c'è un "meglio" in assoluto, tutto dipende da come si sta in un certo momento della propria vita. In questo periodo della mia vita mi piace molto la vita di coppia!

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...)? Non c'è "il più grande", sono successi di ogni giorno, portare avanti, provando sempre a migliorare, la vita familiare così come l'attività professionale, allargare il focus e concentrarsi sui progetti. il più grande fallimento sicuramente la fine della prima relazione importante

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Direi buoni metodi tutti e tre! Ma il sonno per me è fondamentale

 

Che rapporto hai con Internet e con le nuove tecnologie? Cerco di stare al passo e di imparare, so usare quello che mi serve come mezzo di informazione e comunicazione e anche per il lavoro

 

Sei iscritto a facebook o a google+? A Facebook mi ha iscritto anni fa una mia nipote, lo uso per comunicare con gli amici ed è bellissimo aver "recuperato" vecchie conoscenze

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Se è parallela a una conoscenza effettiva può essere reale, ma riflettendo sul significato di amicizia se non si conosce un proprio contatto rimane proprio solo un contatto

 

Essere felici per te significa...? Viversi in pieno tutto ciò che può capitare in qualsiasi momento che fa battere il cuore, sorridere, brillare gli occhi, emozionarsi, ridere e piangere e dimenticarsi tutto il resto per un istante

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Valeria Cani

 

 

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