Mobbing: Cosa fare?

by Dr.ssa Emanuela Bellone 10. febbraio 2012 15.00

Prima di agire e capire cosa fare contro il mobbing è importante ricordare che per poter parlare di mobbing, l’attività persecutoria deve durare per un periodo prolungato di tempo e deve essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifici disturbi (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress).
Il primo consiglio è quindi rivolgersi al medico del lavoro, presente in azienda, che si occuperà di diagnosticare i disturbi accusati e la possibile correlazione con eventi lavorativi e di inviare il lavoratore presso i centri preposti alla valutazione specialistica del mobbing e del relativo disturbo da disadattamento lavorativo .
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Non in tutte le aziende è presente un medico del lavoro, in questi casi è possibile rivolgersi al medico curantee, su sua prescrizione, sottoporsi ad una visita presso i centri per il disadattamento lavorativo presenti sul territorio

Collaborando con il Centro per il disadattamento lavorativo della Clinica del Lavoro di Milano ho conosciuto diverse storie di persone che hanno sofferto o stanno ancora soffrendo il mobbing.

Ho incontrato uomini e donne che alla sera tornano a casa dopo una giornata di lavoro e stanno male per le umiliazioni ricevute, per la solitudine e la rabbia che, nel tempo, diventano la causa di serie difficoltà a livello esistenziale fino ad arrivare a disturbi di adattamento e/o patologie di tipo cronico.

Può quindi essere utile che il mobbizzato affronti un percorso clinico tramite centri specializzati nelle patologie legate allo stress ed al mobbing e/o tramite figure professionali quali lo psicologo, lo psicoterapeuta, lo psichiatra.

Per cui se la persona ha la sensazione di trovarsi in una situazione senza via d'uscita è importante che cerchi aiuti concreti, che a seconda dello stadio in cui ci si trova, possono essere:

  • medico, psichiatra, psicologo e psicoterapeuta;
  • sindacato, avvocati e associazioni.

Sul piano legale è infatti importante rivolgersi al sindacato o ad un avvocato specializzato in casi di mobbing. Bisogna essere coscienti però del fatto che intraprendere le vie legali comporta un notevole dispendio di energie psico-fisiche ed economiche.

E’ quindi importante che la persona valuti attentamente se procedere per vie legali perché ciò impone uno sforzo emotivo e finanziario che per alcuni, specie dopo un lungo periodo di mobbing, può essere difficile da sopportare.

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Mobbing: le conseguenze psicologiche e sociali

by Dr.ssa Emanuela Bellone 10. febbraio 2012 12.27

Le prime conseguenze riguardano le condizioni di salute della vittima di mobbing che frequentemente lamenta  i seguenti sintomi:

  • Cefalea, vertigini, tachicardia, disturbi gastrointestinali, alterazioni del sonno e delle funzioni sessuali
  • Ansia, depressione, attacchi di panico, isolamento, ossessioni e depersonalizzazione
  • Disturbi del comportamento quali tendenza alla passività, mancanza di appetito, abuso di alcol o farmaci.

In secondo luogo ricordiamo le conseguenze sociali del mobbing, in quanto la persistenza di tali sintomi porta ad assenze dal lavoro sempre più prolungate fino, in casi estremi, alle dimissioni o al licenziamento. La perdita dell'autostima e del ruolo sociale comporta insicurezza, difficoltà relazionali e perdita di fiducia e speranza nella possibilità di nuovi inserimenti lavorativi.

Inoltre la persona porta all'interno dell'ambito familiare il proprio stato di grave disagio, e non sono rari i casi di separazioni e divorzi, disturbi nello sviluppo psicofisico dei figli e disturbi nelle relazioni sociali.

Anche a livello organizzativo, le conseguenze del mobbing possono essere particolarmente rilevanti e tradursi in un maggior assenteismo e rotazione del personale, nonché minor efficacia e produttività, non soltanto per le vittime del mobbing, ma anche per gli altri colleghi, che risentono del clima psicosociale negativo dell'ambiente di lavoro. Possono essere alte anche le richieste di danni legali conseguenti a casi di mobbing.

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L’intera comunità nazionale è danneggiata, sia per i disservizi che il mobbing produce, sia perché il Sistema Sanitario Nazionale sostiene costi per terapie, ricoveri, medicine. Aumentano le spese per gli oneri sociali quali sussidi, pensioni anticipate, mobilità, invalidità, ammortizzatori sociali, ecc.

In Italia il numero di vittime del mobbing è stimato intorno a 1 milione e 200 mila. Negli ultimi dieci anni i casi di mobbing denunciati hanno avuto un incremento esponenziale.

Denunciare il mobbing, non è sempre facile perchè si ha paura di perdere il posto di lavoro, o di essere derisi e umiliati ma parlare di questo fenomeno è importante; serve alla vittima a “liberarsi” e ricorda ai datori di lavoro e a tutti noi l’importanza di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

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Le cause del mobbing sul lavoro

by Dr.ssa Emanuela Bellone 8. febbraio 2012 16.04

Le cause del mobbing possono essere conflitti prolungati, cattiva gestione di un cambiamento in atto, cattiva gestione delle risorse umane, carenze dei sistemi informativi, incomprensioni relative ai contenuti della comunicazione, conflitti relazionali irrisolti, cattiva organizzazione del lavoro (sottocarico, sovraccarico, scarsa autonomia, ecc.).

La sottovalutazione degli effetti di questi fattori porta a enormi costi per la salute e la sicurezza degli individui e delle organizzazioni.

Il mobbing non va confuso con il conflitto. La vita aziendale presenta numerose occasioni di conflitti interpersonale, che sono indice sia di vitalità dell’organizzazione e di cambiamento, sia di problemi irrisolti. I gruppi, e quindi anche le organizzazioni, sono costituiti da persone diverse, con motivazioni, capacità, potenzialità e modalità diverse di percepire e vivere la realtà.

Un’efficace gestione del conflitto rende costruttive queste differenze, che interagendo possono confluire nel conseguimento degli obiettivi del gruppo o dell’organizzazione (Marocci, 1994). Le situazioni conflittuali, se protratte e reiterate nel tempo, possono rivelarsi l’origine di un processo mobbizzante.

mobbing sul lavoro

Di conseguenza, una competenza manageriale importante consiste nella capacità di diagnosi e di intervento sui conflitti in atto.

Guardando il fenomeno più in profondità alcuni studi evidenziano un legame causale con i problemi legati all'occupazione e al ridimensionamento dell'organico. In particolare le ristrutturazioni delle aziende private e pubbliche, le fusioni tra società dello stesso settore generano forti conflittualità e competitività nell'ambiente di lavoro.

La stessa evoluzione delle competenze professionali può essere fattore scatenante di atteggiamenti vessatori, i lavoratori più anziani e meno aggiornati vengono indotti ad andarsene ed a lasciare il posto alle nuove giovani professionalità e a volte questo può avvenire proprio attraverso il mobbing.

Esistono molte teorie che sino ad ora hanno cercato di far luce sul fenomeno del mobbing e di spiegare le principali motivazioni per cui esso si verifica; questi modelli, pur affrontando il fenomeno da punti di vista differenti ed analizzando i vari aspetti della personalità e dell’ambiente di lavoro che possono favorirne lo sviluppo, non riescono a delineare un’unica situazione a rischio. Infatti non esiste un ambiente tipo o una caratteristica di personalità che da sola basti per scatenare il mobbing, perché è dalla relazione tra le molteplici variabili in gioco che esso si sviluppa.

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Che cos'è il mobbing

by Dr.ssa Emanuela Bellone 8. febbraio 2012 15.52

In ambito lavorativo, il termine mobbing viene utilizzato per definire una serie di condotte aggressive e frequenti nei confronti di un lavoratore compiute dal datore di lavoro, superiori o colleghi.

Più precisamente, la Cassazione ha stabilito che per mobbing si intende comunemente un comportamento del datore di lavoro (o del superiore gerarchico, del lavoratore a pari livello gerarchico o addirittura subordinato), il quale, con una condotta sistematica e protratta nel tempo e che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili, pone in essere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro. Da ciò può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità (Corte di Cass., Sentenza n. 3875/09).

Il mobbing si traduce quindi in una forma di “terrore psicologico sul luogo di lavoro”, uno stato di conflittualità sistematica e persistente contro un lavoratore che, emarginato ed escluso dal contesto lavorativo, sviluppa progressivamente una condizione di estremo disagio che si ripercuote negativamente sul suo equilibrio psico-fisico.

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Heinz Leymann, lo psicologo che per primo si è occupato di tale fenomeno, ha elencato una serie di “aggressioni” rivolte al lavoratore che ci aiutano a capire meglio  come si manifestano le azioni mobbizzanti:

  • Attacchi alla possibilità di comunicare: il capo e/o i collaboratori limitano la possibilità di esprimersi della vittima; gli si rifiuta il contatto con gesti o sguardi scostanti; la vittima viene sempre interrotta quando parla; si fanno critiche continue al suo lavoro e alla sua vita privata;
  • Attacchi alle relazioni sociali: la vittima viene costantemente isolata; si evita di rivolgerle la parola; ci si comporta come se il soggetto non esistesse (non lo si invita né gli si fa compagnia in tutte le occasioni sociali come andare al bar, a mensa, ecc.); spesso la vittima viene trasferita in ambienti lontani da quelli dei colleghi;
  • Attacchi all’immagine sociale: si parla alle spalle della vittima; la si ridicolizza; la si costringe a lavori umilianti; si prende in giro un suo handicap fisico;
  • Attacchi alla qualità delle condizioni e delle mansioni lavorative: alla vittima vengono affidati compiti lavorativi al di sotto della sua qualifica o al di sopra della sua preparazione per indurlo in errore; le vengono affidati compiti senza senso e sganciati dal ciclo produttivo; viene continuamente trasferita.

Dall’analisi del fenomeno sono state individuate principalmente due tipologie:

Il mobbing di tipo verticale è quello messo in atto da parte dei datori di lavoro verso i dipendenti per indurli a licenziarsi da soli, spesso si tratta di vere e proprie "strategie aziendali";

Il mobbing di tipo orizzontale viene invece praticato dai colleghi di lavoro verso uno di loro per varie ragioni: per gelosia verso colleghi più capaci, per necessità di alleviare lo stress da lavoro oppure per trovare un capro espiatorio su cui far ricadere le disorganizzazioni lavorative.

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Definizione di mobbing e legge italiana

by Dott.ssa Valeria Cani 6. dicembre 2011 15.08

La parola “mobbing” deriva dall’inglese “to mob” , termine che l’etologo K. Lorenz utilizzò per descrivere il comportamento animale dell’accerchiamento. Gli animali circondano e accerchiano il più debole del branco, il più vulnerabile, il meno difeso, allo scopo di allontanarlo dal gruppo. To mob significa folla, ressa, gang che attacca, assale, assalta, si affolla e circonda.

In Italia l’attenzione sulle problematiche legate al mobbing arriva negli anni ’90. Mobbing sul posto di lavoro significa comportamento irragionevole e ripetuto nel tempo rivolto contro qualcuno, una violenza psicologica allo scopo di intimidire, perseguitare, umiliare.

Le cause del mobbing possono essere di natura:

1.      organizzativa, con carenze nella chiarezza di ruoli o comunicazioni

2.      interpersonale, cattivi rapporti con capi/colleghi

3.      legate a strategie aziendali finalizzate al licenziamento

Il mobbing può essere:

1.      orizzontale, tra colleghi spesso per mancata integrazione, per motivi di scelte sessuali o religiose

2.      dal basso, cioè messo in atto verso un capo come un ammutinamento

3.      gerarchico, cioè rivolto verso i sottoposti come un abuso di potere

4.      strategico, mosso dall’azienda per evitare di licenziare ma costringere alle dimissioni.

Le conseguenze sulla vittima hanno forti ripercussioni anche a lungo termine sulla salute psichica e psicofisica con sintomi di ansia, depressione, perdita dell’autostima, insonnia, tachicardia, gastrite, dermatite, con conseguenze sulla vita personale, familiare e su quella sociale come l’isolamento e suicidio nei casi più gravi.

I danni non sono solo per la vittima, ma anche per l’azienda stessa con l’aumento di spese causate dell’assenteismo, degli infortuni e della malattia e un conseguente calo nella produttività. L’intera comunità comunque ne viene danneggiata con l’aumento dei costi per terapie, ricoveri, medicine, prepensionamenti, mobilità.

In Italia oggi si conosce un numero che si aggira intorno al milione e 200mila casi di mobbing con prevalenza nel settore pubblico e nei servizi, soprattutto tra chi ricopre un ruolo di quadro e dirigente. Oggi in Italia non esiste ancora una legge “anti-mobbing”, ma diversi articoli del nostro codice si appellano alla salute e all’integrità personale e psicofisica dei lavoratori. Non ci sono “soluzioni” al mobbing. Di certo una buona diffusione di informazioni sulle caratteristiche del fenomeno e sulla sua diffusione sono un’importante sistema di prevenzione, cosa che l’azienda per prima dovrebbe mettere in atto nei confronti dei propri dipendenti. Potrebbe essere utile invece alla vittima di mobbing un sostegno psicologico finalizzato ad accrescere l’autostima e sulla capacità difesa dalle accuse verbali proteggendo se stesso e il proprio piano emotivo.

 

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Mobbing: con chi parlarne?

by Dott.ssa Valeria Cani 14. ottobre 2011 11.59

Ho collaborato per alcuni anni alla Clinica del Lavoro di Milano dove i casi di mobbing vengono trattati dal punto di vista psicologico e medico. Mi sono occupata principalmente dell’accoglienza del paziente nel suo day hospital, della somministrazione di test psicologici (ansia, depressione, proiettivi, di personalità) e del colloquio col paziente.

Proprio in questo ambito di colloquio la persona ha modo di raccontare la propria storia nell’essere diventato “vittima” di colleghi o superiori, o anche sottoposti, dell’aver subìto molto spesso demansionamento, angherie, vessazioni e della sua crescente incapacità di farsi forza e chiedere aiuto, del peggioramento delle condizioni fisiche e psichiche. Ma ciò che caratterizza maggiormente la persona che viene a chiedere aiuto è la fortissima speranza del poter avere finalmente ascolto e comprensione.

mobbing sul lavoro

Il mobbing è persecutorio, continuo e finalizzato all’eliminazione di chi non è più voluto al proprio posto di lavoro. La vittima subisce nel tempo piccoli atti che di per sé possono non sembrare illeciti o lesivi, e quindi chi subisce non ha la netta sensazione di essere stato preso di mira. L’incredulità si diffonde anche nelle persone vicine, la famiglia, gli amici. Non essere considerati credibili fa precipitare in un baratro ancora più profondo. Chi subisce mobbing perde la propria identità di lavoratore, stima di sé e fiducia nel futuro. Ascolto, comprensione e riconquista di se stessi è la più grande necessità delle persone che vivono disagio sul posto di lavoro.

Se anche la tua vita lavorativa non è serena contatta i nostri psicologi online esperti in mobbing.

 

Il Mobbing a scuola

by Redazione Psicologo360 26. settembre 2011 10.40

Il mobbing a scuola è forma di “vessazione di branco” . Niente a che vedere con il bullismo: il mobbing a scuola ha protagonisti che possono essere diversi.

Esiste il mobbing degli insegnanti (o mobbing dall’alto) a carico degli studenti. Un esempio: l’insegnante che spesso denigra o irride uno studente, che mette in risalto le difficoltà di fronte a tutta la classe, o che esercita con particolare pressione il proprio ruolo autorevole con spiccata autorità. Questo mobbing è l’uso del potere indiscriminato: l’insegnante applica sanzioni disciplinarie con particolare durezza o in evidenti situazioni di non colpevolezza o responsabilità dello studente.

mobbing a scuola

Esiste anche un altro fenomeno che risulta in aumento, anche se poco conosciuto e ancor meno studiato, ed è il mobbing di studenti più o meno organizzati nei confronti di insegnanti ritenuti deboli e non in grado di mantenere la disciplina in classe. È una pressione utilitaristico, che tende a voler nascondere le proprie mancate responsabilità nei confronti dello studio, della disciplina e del rispetto delle regole.

Con questo tipo di mobbing può prendere legittimamente posizione il genitore, appoggiando e costituendo nei confronti dell’insegnate un fronte di “appoggio”. Con finalità non solo a favore della persona, ma dell’intera cultura.

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Che cos'è il mobbing familiare - genitoriale

by Redazione Psicologo360 26. settembre 2011 10.37

Il mobbing familiare è una pratica di pressione e opposizione praticata all’interno delle dinamiche di relazione, sia coniugali che appunto famigliari.  In genere è finalizzata alla delegittimazione (o svalutazione) di uno dei due coniugi (o genitori) e alla continua, invisibile ma tangibile sua estromissione dai processi decisionali, che riguardano la famiglia in genere, o nello specifico l’educazione dei figli.

Il mobbing familiare o genitoriale più frequente è quello che coinvolge le famiglie separate e viene messo in pratica da parte del genitore affidatario nei confronti di quello non affidatario, al fine di spezzare il legame genitoriale nei confronti dei figli.

mobbing familiare genitoriale

Ci sono recenti studi e ricerche, uno su tutti quello dell'Osservatorio Permanente Interassociativo sulla Famiglia e Minori dell'Istituto degli Studi Giuridici Superiori o come quello dell'Osservatorio della Federazione Nazionale per la Bigenitorialità che hanno messo in evidenza questo particolare tipo di mobbing, ormai definito e delineato. Un mobbing e un atteggiamento che sta diventando sempre più frequente nelle relazioni coniugali contraddistinte da una intensa conflittualità, anche prima della separazione o in stato di continua relazione, seppur dominata da scontri.

In molti casi, il mobbing familiare si manifesta attraverso una serie di strategie "persecutorie" e continue da parte di uno dei coniugi nei confronti dell'altro coniuge, proprio per costringere quest'ultimo a lasciare la casa divisa con lui/lei, o ad acconsentire facendolo arrivare, ad esempio, a una separazione consensuale, pur di chiudere rapporti coniugali fortemente conflittuali e di uscire da uno stato di tensione e di pressione insostenibile.

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