Mettiamo la Psicologa dott.ssa Floriana Frasca.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 18. settembre 2012 17.33

 

Qual è la tua specializzazione? Mi occupo dei disturbi d’ansia quali panico, fobie, ossessioni e compulsioni, disordini alimentari e presunte psicosi. Inoltre, mi occupo di formazione aziendale e selezione del personale.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Non c’è una risposta giusta e una sbagliata, dipende dall’esigenze di una persona e dai propri obiettivi. L’importante è dire a fine giornata STO BENE

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita? Il più grande successo della mia vita è stato riuscire a dimostrare che sono professionale, intelligente e che ho delle risorse a tutte quelle persone che durante il mio cammino hanno scambiato la mia timidezza per inettitudine. Un grosso fallimento ancora non l’ho sperimentato, ma ho sperimentato molte delusioni che nonostante tutto mi hanno permesso di crescere e di non restare ferma sempre nello stesso punto.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per rilassarmi di solito leggo un romanzo, adoro leggere e immergermi nelle storie che siano romanzi rosa o romanzi gialli. Sono una divoratrice di libri. Amo anche molto i film come le commedie.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Con le nuove tecnologie ho un ottimo rapporto, sono una sostenitrice di internet e di quello che la rete può regalarci.

Sei iscritto a facebook o a google+? Sono iscritto a facebook da tempo.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Sui social network l’amicizia da virtuale può diventare reale, dipende molto dalle persone e dai propri obiettivi. Io ritengo possa nascere una bella amicizia e soprattutto ritengo che se utilizzati bene possono portare le persone ad un arricchimento personale e ad uno scambio emotivo, relazione e cognitivo.

Essere felici per te significa...? Per me essere felice vuol dire tante cose, ma soprattutto significa godere delle piccole cose che ogni giorno mi capitano e riuscire a vedere sempre qualcosa di positivo anche nelle situazioni più disastrose.

Entra ora in contatto con la dott.ssa Floriana Frasca

 

 

La vergogna

by Dott.ssa Valeria Cani 20. giugno 2012 15.55

Il sentimento della vergogna, di fare qualcosa di sconveniente in presenza di altri o anche la paura di apparire ridicoli ed essere oggetto di scherno, sono tutte emozioni che generano ansia, un’ansia legata al sociale, al fatto di trovarsi in una certa situazione proprio quando si è in mezzo ad altre persone che ci guardano e ci giudicano.


L’ansia diventa poi costante, e cominciamo ad evitare alcune situazioni o a fare certe cose in presenza di altri, ad esempio mangiare. I sintomi che accompagnano l’ansia sono evidenti, rossore in volto, tremore e sudore. In casi estremi diventa incontrollabile e quindi può degenerare in panico. Gli altri vengono visti come inquisitori e abbiamo estremamente paura della loro disapprovazione. La conseguenza di ciò può essere la fobia sociale, un vero e proprio blocco delle nostre azioni in pubblico per paura di essere giudicati negativamente, oppure il disturbo evitante di personalità con una grande chiusura in se stessi, nel silenzio, nell’isolamento dalla vita sociale e da una grande dipendenza dalle poche persone vicine, famiglia e qualche amico.

La vergogna nasce quando non vengono rispettate le regole, più o meno esplicite, dell’apparire o del fare sociale ai quali ognuno di noi sceglie di aderire.

La vergogna è un sentimento abbastanza comune che appartiene a individui anche con personalità molto diverse accomunate di solito da un senso di inferiorità, possibile risultato dell’aver ricevuto un’educazione piuttosto soffocante intrappolato nelle regole del vivere nel sociale piuttosto che vivere nella libertà dell’essere se stesso. Essere più preoccupati dell’immagine che gli altri hanno di noi stessi o peggio dell’immagine che ognuno di noi ha di se stesso, ha un legame col vivere dei nostri tempi dove la nostra immagine vale molto più che il nostro essere!

Nelle persone che troppo spesso temono di richiamare l’attenzione su di sé, la paura diventa patologica e si trasforma in fobia sociale. L’individuo ha paura di diventare oggetto di scherno da parte degli altri, di essere disprezzato dagli altri, di non essere accettato e riconosciuto.

Il senso della vergogna può paralizzare e impedire di fare qualsiasi cosa, qualsiasi azione fino a bloccare addirittura i pensieri per la paura di essere diversi dagli altri.

Ci sono persone che, al fine di avviare il senso della loro vergogna, modellano così tanto il loro modo di vivere  alle regole sociali che modificano loro stessi e si adattano al contesto sia col loro comportamento che col loro pensiero, seguono le mode, si allineano, si controllano solo a seconda di cosa richiede la situazione. Incapaci di essere se stessi sono quello che il contesto richiede rispondendo esclusivamente alle aspettative altrui.

Dietro tutto ciò ci sono persone con scarsissima fiducia di se stessi, delle proprie capacità, che si sentono inferiori agli altri e si sentono in colpa per questo! Le radici di questo disagio sono da ricercare in una fase della propria infanzia, di certo con un buon supporto psicologico si potrà ottenere della consapevolezza rispetto a ciò. Ma come cominciare a modificare la paura di vergognarsi ad esempio dopo aver fatto una brutta figura? Sarebbe possibile cominciare a pensare, ad esempio, che il lato positivo della situazione è l’essersi reso protagonista, e in questo caso, un protagonista assolutamente normale che per una volta ha potuto permettere a se stesso di sbagliare, per cui, come tutti, non considerarsi infallibile e perfetto.

Cominciamo a pensare anche che, alcuni comportamenti, sono considerati sconvenienti solo in alcune culture e quindi il senso del ridicolo varia a seconda del paese in cui ci troviamo, ciò che non è apprezzabile in uno stato lo è in un altro.

Di certo imparare a ridere di noi stessi è l’aiuto migliore che possiamo darci, cercare il lato ironico e fare in modo di ridere insieme agli altri in modo che gli altri ridano “con noi” e non “di noi”!

Per un consulto personale gli esperti di Psicologo360.it sono a vostra disposizione.

 

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Ansia

Terremoto: impatti psicologici

by Marzia Benvenuti 3. giugno 2012 14.42

In relazione ai tragici eventi che hanno colpito l’Emilia molti si stanno facendo domande su terremoto e impatti psicologici sulle persone. I disturbi psicologici successivi ad un trauma possono diventare cronici se non siamo in grado di vederli e il terremoto è uno degli eventi psicologicamente più terribili da superare.

 

 Le persone che sono affette da disturbo post traumatico da stress, solitamente sono state vittime di qualche trauma, scatenando un insieme di sintomi principalmente su base ansiosa, come la presenza di pensieri intrusivi, che hanno come tema il contenuto dell'evento traumatico; presenza di occasionali stati dissociativi, in cui la persona sembra rivivere, nei pensieri, nelle reazioni e nel comportamento, il trauma. La persona se esposta a situazioni che possono ricordarle l'evento, può reagire con forte ansia, angoscia e terrore, o con risposte strettamente comportamentali come la fuga. Inoltre è presente anche un costante stato di allerta che provoca un incremento dello stato ansioso.

Ciò che aggrava maggiormente l'insorgenza del disturbo post traumatico sono le continue scosse sismiche, che tendono ad aumentare il senso di insicurezza e di ansia, così come la presenza di tante persone nel panico fanno crescere l'ansia collettiva.

Da sottolineare che non tutti reagiscono nello stesso modo davanti al trauma, alcune persone necessiteranno semplicemente di rassicurazione e normalizzazione del fatto di essere in uno stato di ansia e preoccupazione o che semplicemente presentano difficoltà ad addormentarsi, ma messe in condizione di sicurezza e di organizzazione, tale condizione tenderà a risolversi da sola. Solo per coloro che la sofferenza tenderà a protrarsi per lungo tempo, allora può esserci il rischio dell'insorgenza del Disturbo Post-traumatico da stress.

Quindi davanti ad eventi di natura catastrofica, come il terremoto è importante un approccio psicologico, un sostegno anche semplicemente informativo per tutti coloro che sono state vittime di quell'evento a prescindere da chi ha subito lutti o perdite drammatiche. Inoltre è importante sottolineare che tutto questo è risolvibile con percorsi psicologici seguiti anche da tecniche comportamentali.

Se stai attraversando un momento come questo rivolgiti ai professionisti di Psicologo360 per avere una consulenza personalizzata.

 

Mettiamo la Psicoterapeuta Giuliana Melandri... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 17. ottobre 2011 11.16

 

 Conosciamo un pò di più la dott.ssa Giuliana Melandri

 Qual è la tua specializzazione? Sono specializzata in Psicoterapia Strategica Integrata, modello psicoterapeutico volto a provocare cambiamenti attraverso diverse  tecniche strutturate e mirate per modificare lo stile comportamentale disfunzionale del cliente, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. Nella mia attività clinica privata, mi occupo di problematiche relative a blocchi esistenziali, disturbi d'ansia, attacchi di panico, dipendenza affettiva, depressione e altro. In qualità di psico-sessuologa tratto disfunzioni sessuali femminili e maschili, problematiche di coppia, omosessualità, identità sessuale.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Ci sono pro e contro tanto nella vita da single, quanto in quella di coppia, ma in entrambe le situazioni è necessario stare bene con se stessi prima di tutto. Certo è che la condivisione con una persona in grado di apprezzare ciò che sei e starti accanto anche nei momenti di difficoltà, fa sembrare la vita un po’ più leggera.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Il mio più grande successo è avere provato a me stessa che anche i più grandi fallimenti sono fonte di crescita e terreno fertile per futuri successi!

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Un film, poi qualche pagina del romanzo che tengo sul comodino e otto ore filate di sonno.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ne sono affascinata, anche se sono convinta ci sia un lato oscuro che rischia di sostituire con una realtà virtuale falsata quella che invece è la vita reale con tutte le sue sfumature. Come in tutte le cose ci vuole testa e moderazione.

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Sono iscritta a facebook.

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? L’amicizia è una relazione complessa che non può esistere su base virtuale, ma necessita di esperienze vissute, scambio di emozioni, sguardi di intesa e gesti significativi. Nei Social Network ci può essere solo una conoscenza virtuale…che è altro dall’amicizia.

 

Essere felici per te significa...? Ricevere un abbraccio, gustare del buon cibo con un bicchiere di vino, un week end romantico, la scoperta di un luogo nuovo, le coccole dei miei gatti… essere felici significa saper godere di ciò che la vita ci offre di bello.

 

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Mettiamo la Psicologa Eleonora Spoto.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 17. ottobre 2011 11.03

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Eleonora Spoto

Qual è la tua specializzazione? Mi occupo principalmente di disturbi d'ansia,  attacchi di panico, somatizzazioni e sintomatologie legate allo stress psico-corporeo.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Penso sia buono crearsi la vita che ci rende pienamente appagati e soddisfatti senza rientrare necessariamente all'interno di categorie.  

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Non mi piace parlare  ne di successi ne fallimenti ma semplicemente di esperienze significative che hanno segnato la mia vita. I fallimenti non sono altro che modi per comprendere meglio le nostre attitudini e indirizzare le energie verso attività a noi più affini.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Un bel film, magari un thriller psicologico.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ho un bel rapporto, mi permette sia di agevolarmi nel lavoro sia di restare in contatto con gli affetti che vivono lontano da me.

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Si, sono iscritta a facebook.

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? L'amicizia è reale se già preesiste al social network, in caso contrario ho seri dubbi sulle relazioni non vissute. 

Essere felici per te significa...? La felicità è sempre  sfuggente, solo la serenità interiore ci concede di entusiasmarci ancora alla vita.

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Mettiamo la Psicologa Emanuela D’Alessandro… sul lettino

by Redazione Psicologo360 13. ottobre 2011 10.53

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Emanuela D’Alessandro

Qual è la tua specializzazione? Mi sono laureata in psicologia clinica a Pavia, ho conseguito l’esame di Strato per psicologi e sono iscritta all’Albo della Lombardia. Ho effettuato un tirocinio presso un centro che si occupa di disturbi alimentari e frequentato un corso di specializzazione su tali disturbi e più tardi uno sui nuovi sintomi (attacchi di panico, dipendenze, depressione…)

Meglio la vita di coppia o quella da single? E’ decisamente meglio essere in due e condividere le proprie vite, ma credo che stare da soli a volte sia utile e necessario.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Considero successi tante piccole cose, che spesso si danno per scontate, come l’aver terminato brillantemente gli studi e avere una famiglia e degli amici accanto. Di fallimenti non ne ho incontrati, forse perché a ogni problema ho sempre reagito attivamente evitando che diventasse tale.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Tutte e tre ottime idee, il primo meglio in compagnia! Anche stare sdraiati ad ascoltare musica è una buona soluzione.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Con internet direi ottimo, la mail è sempre aperta e navigo spesso. Con gli altri programmi sono più restìa. Preferisco ancora scrivere a mano e disegnare piuttosto che produrre documenti word e sono allergica alle tabelle in excel!

Sei iscritto a facebook o a google+? Sono iscritta per ora solo a facebook (e ci ho messo molto tempo prima di farlo!), ci metterò un po’ anche prima di capire google+…

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? E’ reale solo se esiste già nella vita vera, non credo possano coltivarsi amicizie vere solo sulla rete. E’ un modo per non affrontare la fatica che un incontro reale inevitabilmente comporta.

Essere felici per te significa...? Avere accanto delle persone che ti amano e che ami a tua volta

 

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Come guarire dall'ansia

by Redazione Psicologo360 2. ottobre 2011 23.36

Si può guarire dall'ansia? Tonino Cantelmi, specialista in psichiatria e psicoterapia, è stato già alle prese con sindromi “sui generis”. Nel 2000 introdusse in Italia il saggio di Kimberley Young sulla dipendenza da internet (“Presi nella rete”), e poi affrontò il problema della sessodipendenza. Con il suo “Oltre la gabbia del panico” spiega come, cosa e perché scatta la crisi ansiosa che degenera in panico. “Chi soffre di ansia vive costantemente nella ricerca continua di un posto sicuro dove correre. Perché il problema dell’ansioso è il disagio perenne nel suo stato presente. Una situazione simile a quella di chi si porta addosso una borsa valori, con la responsabilità pesante di portare a compimento la sua consegna”. Con l’unica differenza che la borsa valori è “semplicemente” la propria vita. “Il vivere è la cosa più ardua che dobbiamo portare avanti, e l’ansioso sente questo compito come qualcosa di insopportabilmente gravoso. L’ansioso ha aspettative di benessere che sente sempre disattese, intralciate da fattori esterni ad altri invisibili”.

Ansia

Le situazioni temute dall’ansioso sono soltanto nella sua testa, ma è talmente viva di particolari, nitida, che è difficile convincersi che non sia reale. Lo è perché è vissuta come tale, nelle emozioni, nelle sensazioni, nelle reazioni del corpo. In realtà un po’ ansia è dentro ad ogni individuo, ma c’è un livello di guardia tra buona e cattiva, tra innocua e pericolosa. “La paura, stadio iniziale di una possibile ansia, è una reazione radicata in noi dai tempi più antichi, è l’emozione che funzionalmente ci permette di reagire energicamente alle avversità della vita, è ciò che permetteva all’uomo primitivo di difendersi dagli animali feroci. Ma quando la paura è sviluppata in maniera esagerata, non pertinente cioè al reale stato di pericolo, questa diventa ansia. E se la paura mi aiuta a prendere le dovute difese e le dovute precauzioni da situazioni che potrebbero causarmi dei danni, l’ansia è invece un elemento che mi impedisce di agire, di svolgere le mie attività”.

La differenza tra paura e ansia sta nel fattore di pericolo: nella paura è esterno e concreto, nell’ansia è interno e immaginato. Ci sono però delle spinte epocali che hanno dato un impulso di crescita, in senso negativo, di questo fenomeno. “Una realtà caotica e complessa come quella attuale determina necessariamente schemi comportamentali altrettanto complessi, e talvolta disfunzionali, che possono diventare vere e proprie gabbie in cui si rimane intrappolati.

Non è detto però che tutti, a causa della vita forsennata che si conduce, siano destinati a diventare vittime delle crisi di panico. Ci sono, come sempre in questi casi, fattori di rischio. “I periodi di forte stress, oppure traumi, perdite o lutti, o ancora problemi legati a lunghi stati di salute precaria; eccessiva mole di lavoro e scarso riposo, reazione allergica a medicinali, sforzi fisici improvvisi e violenti: tutti questi fattori possono ingenerare una crisi di ansia che si può trasformare in panico. E il primo medico per un malato è il malato stesso. Interrogandosi sui motivi per cui si entra in uno stato di ansia, ci si renderà conto se è solo una preoccupazione ingigantita, o se davvero abbiamo bisogno d’aiuto”.

Per approfondimenti contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360!

 

Attacchi di panico: una patologia senza barriere sociali

by Redazione Psicologo360 2. ottobre 2011 23.20

Di attacchi di panico sembra che ne soffra il 4% degli italiani. Ma non solo. Nel mondo dello spettacolo e della cultura imperversa. Ancora senza un antidoto, l'ansia che spesso sfocia in crisi di panico però si può combattere. Ecco come.

La chiamano DAP, un termine secco e conciso per definire una sindrome che, invece, si insinua lentamente negli individui, prevalentemente di sesso femminile. E’ il disturbo da attacchi di panico. Dalle ultime rilevazioni sembra ne soffra ormai il 4% degli italiani, e le categorie accertate sono quelle di professionisti, soprattutto quelli più esposti a situazioni ansiogene o a ritmi di lavoro stressanti. Quindi manager, giornalisti, scrittori, artisti del mondo dello spettacolo, attori. Celebre l’esempio di Adriano Celentano che, intervistato poco tempo fa, dichiarò addirittura di rifiutare proposte economicamente sconvolgenti dagli Stati Uniti, che puntualmente rifiuta perché terrorizzato dall’idea di dover prendere un aereo.

Attacchi di panico

Ma Celentano non è il solo personaggio famoso afflitto dalla paura di volare, parente stretta degli attacchi di panico. A proposito di successo e di Stati Uniti, il sassofonista Fausto Papetti, atteso a braccia aperte oltreoceano, non si azzardò mai a fare il famoso “salto americano” proprio per il terrore dell’aria. Il grande direttore d’orchestra Franco Ferrara sveniva quando saliva sul podio e smise di fare concerti dedicandosi all’insegnamento. Kim Basinger, a metà della sua carriera, diede segni di probabile agorafobia, barricandosi in casa per quattro mesi per paura dei luoghi affollati e del pubblico.

La cantante Barbara Streisand, nel bel mezzo dei suoi recital davanti al numeroso pubblico, interrompeva la sua performance per crisi di panico improvvise. Di crisi di panico hanno sofferto grandi attori come Sir Laurence Olivier, e grandi concertisti come il pianista Arthur Rubinstein. Un altro grande pianista, Vladimir Horowitz, fu costretto a interrompere le sue esibizioni in pubblico per quindici anni. Venivano presi da panico la cantante jazz Aretha Franklin e l’attore cinematografico Burt Reynolds. Deve essere una cosa vecchia come il mondo, questa sindrome, se ne soffriva addirittura il padre dell’evoluzionismo, Sir Charles Darwin.

A parte i nomi illustri che quasi la “nobilitano”, la sindrome da attacchi di panico si diffonde, secondo gli psicologi, a ritmi vertiginosi e si sta ormai estendendo trasversalmente a tutte le fasce professionali, sociali, economiche e culturali, dall’impiegato comunale al dirigente d’azienda. Il problema è che chi appartiene alle fasce socioculturali meno protette ha meno difese nell’affrontare gli attacchi di panico, perché non dispone di strumenti e occasioni. In poche parole, ha meno dati a disposizione e meno possibilità economiche per ricorrere ad un aiuto. Perciò, in genere, arriva dall’esperto molto più tardi rispetto a chi è più culturalmente avvertito.

Per approfondimenti e informazioni contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360! 

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