Mettiamo lo Psicoterapeuta dott. Aldo Levrero.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 23. gennaio 2012 11.21

Conosciamo un pò di più il dott. Aldo Levrero

Qual è la tua specializzazione? Sono uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Mi occupo di disturbi d'ansia e alimentari, difficoltà di coppia, attacchi di panico. Lavoro con adulti e adolescenti. Ho un approccio molto concreto: soluzioni concrete, grande collaborazione con la persona e attenzione al cambiamento continuo.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Vivere bene, con serenità e avere un buon rapporto con se stesso e gli altri è sempre la cosa migliore, sia in coppia che single.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...).Non esistono fallimenti, solo l'opportunità di vedere in modo diverso le cose. L'unico vero fallimento è non imparare niente di positivo e costruttivo dalle esperienze che ci capitano.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? A volte tutte e tre le cose! Ma anche una serata con pochi e buoni amici aiuta.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ottimo, quando funzionano!, Scherzi  parte, sono sempre un'ottima opportunità per conoscere ed esprimersi. Vanno considerati mezzi, non obiettivi

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Si, ad entrambi.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Nè virtuale né reale. E' un modo per comunicare qualcosa, a volte per condividerlo. Il resto lo fa la vita quotidiana.

Essere felici per te significa...? Avere un rapporto positivo e sereno con le situazioni e le persone che ci circondano, avere la possibilità di imparare nuove cose e fare esperienze positive

Entra ora in contatto con il dott. Aldo Levrero

 

 

Mettiamo la Psicologa Annalisa Greco.... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 24. ottobre 2011 15.25

 

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Annalisa Greco

Qual è la tua specializzazione? Sono psicologa ad indirizzo clinico- dinamico. Nella mia attività mi occupo di problematiche relative a disturbi d’ansia, attacchi di panico, disturbi dell’umore, disturbi alimentari, difficoltà di apprendimento ed altro. Ho lavorato molto con bambini ed adolescenti oltre che con adulti ed anziani.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Non importa se si è single o in coppia. Ciò che conta è raggiungere un equilibrio personale che permetta di stare bene con se stessi.

Solo dopo aver fatta propria questa condizione, si può pensare di stare bene insieme ad un’altra persona.

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...).Grandi fallimenti non ci sono stati, solo piccoli momenti di difficoltà che mi hanno stimolata a reagire e mi hanno fatta diventare quella che sono ora.

E sono state proprio queste cadute a far sì che raggiungessi le mie più grandi soddisfazioni: amore, famiglia, amicizia ed un lavoro che mi permette di fare ciò che più mi piace e mi realizza, ossia ascoltare le persone ed aiutarle a stare meglio.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Meglio un film ma anche un romanzo, se particolarmente coinvolgente, rappresenta un’ottima alternativa.

Per rilassarmi davvero, però, una bella serata con gli amici occupa il primo posto.

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Ritengo che la tecnologia moderna rappresenti un’ottima fonte di conoscenza e di possibilità di crescita sia personale che professionale. E’ uno strumento utilissimo per rimanere continuamente aggiornati ed in contatto con persone anche molto distanti. Nonostante tutto ciò, continuo a preferire il mondo reale a quello virtuale!

Sei iscritta a Facebook o a Google+?. Sono iscritta a Facebook.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale?

Se coltivate esclusivamente a distanza senza un incontro faccia a faccia, le conoscenze nate via internet non possono che limitarsi ad un piano puramente virtuale.

Questo non esclude che in futuro, con una frequentazione reale, esse non si trasformino in vere e durature amicizie. L’importante è non nascondersi dietro ad un monitor solo per paura di affrontare il mondo reale e l’inevitabile impegno che un rapporto comporta.

 

Essere felici per te significa...? “La gioia non la si trova negli oggetti che ci circondano, ma nel più profondo dell’anima”. Concordo con questa dichiarazione di Madre Teresa: la felicità per me è un insieme di più fattori che dobbiamo ricercare dentro di noi e nell’amore delle persone che ci stanno accanto.

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Annalisa Greco

 

 

 

 

Mettiamo la Psicoterapeuta Graziella Langialonga .... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 20. ottobre 2011 13.10

 

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Graziella Langialonga

Qual è la tua specializzazione? Sono psicologa e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico.

Mi sono laureata a Padova e successivamente specializzata a Milano in una scuola di psicoterapia ad orientamento analitico per il trattamento di adolescenti e adulti (Area G).

Attualmente sto frequentando un master in mediazione familiare.

Meglio la vita di coppia o quella da single? Come in ogni situazione ci sono i pro e i contro.

Credo che si possa stare bene da soli o con un’altra persona a patto che sia una scelta e non una situazione che si vive passivamente o che si subisce.

Lo stato di sofferenza o malessere nasce se non c’è corrispondenza fra lo stato in cui una persona si trova (single o in coppia) e quello in cui desidererebbe trovarsi (single o in coppia).

Personalmente penso che lo stare in coppia sia un punto d’arrivo per vivere un’esperienza di maggiore completezza.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Mi riesce difficile pensarla in questi termini. In ogni situazione della mia vita vivo momenti di difficoltà e di realizzazione. Ogni volta ci si rimette in gioco su ogni fronte.

Kopp in un suo libro (“Se incontri Buddha sulla tua strada uccidilo”) scrive che “Ogni soluzione genera nuovi problemi”. All’inverso ogni situazione di fallimento o di crisi può diventare una risorsa. Nella mia vita queste situazioni le vivo soprattutto nella relazione con le mie figlie e con i miei pazienti.

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per riposarsi otto ore di sonno filato. Per rilassarsi un film o un romanzo, a patto che siano rilassanti! Mi rilasso anche correndo o andando in bicicletta. Modi più efficaci per rimanere da soli con se stessi.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? “Arranco”!Inevitabile non confrontarsi però ai giorni nostri. Non sono un’amante della tecnologia, la uso perché serve. Paradossalmente trovo che si perda un sacco di tempo.

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Sono iscritta a fb.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? L’amicizia è l’amicizia! Una volta esisteva l”amico di penna”, forse il prototipo dell’amico virtuale!.

I nuovi mezzi di comunicazione ci costringono a rivisitare e rielaborare molti dei concetti che davamo per scontati. Perché no, anche un’amicizia virtuale può essere importante.

Anche se rimango ancorata ad un concetto di amicizia più tradizionale (quattro chiacchiere davanti ad una pizza!) o perlomeno, un’amicizia che inizia in modo virtuale mi piacerebbe pensare che poi possa passare ad un altro livello.

 

Essere felici per te significa...? Difficile..! E’ una condizione frutto sia delle situazioni dell’ambiente esterno che delle situazioni che si vivono all’interno.

Stare bene con se stessi è necessario ma non sufficiente.

Nella vita di ognuno accadono cose che mettono in crisi gli equilibri e il benessere personale  (lutti, licenziamenti, perdite, catastrofi naturali, separazioni…) che non sempre creiamo noi o dipendono da noi.

Direi che di momenti di felicità si può parlare quando si sta bene con se stessi in combinazione con una situazione di tranquillità nella vita quotidiana.

Aggiungerei che la felicità è legata anche all’aver stabilito nella propria vita dei rapporti affettivamente significativi con le persone importanti per noi (partner, figli, genitori, amici…) su cui poter contare nei momenti difficili e con cui condividere i momenti di felicità.

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Graziella Langialonga

 

 

Mettiamo la Psicologa Claudia Ditano... sul lettino

by Redazione Psicologo360 17. agosto 2011 18.01

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Claudia Ditano

Qual è la tua specializzazione? Ho una specializzazione in psicoterapia individuale e di gruppo, conseguita presso l'istituto dell' approccio centrato sulla persona: credo che noi tutti possediamo le risorse per auto-comprenderci, modificare e migliorare il nostro comportamento, qualcuno le ha solo perse di vista e necessita di un aiuto per recuperarle.

Il mio lavoro consiste nell'aiutare le persone a ritrovare se stesse, sia che si tratti di orientamento scolastico, di disagio esistenziale o di psicopatologie.

 

Meglio la vita di coppia o quella da single? perfette entrambe, se sono una scelta libera e non una condizione da subire!

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...). Difficile rispondere: anche dai fallimenti ho imparato qualcosa e i successi mi hanno spesso presentato un conto salato...

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Decisamente otto ore filate di sonno. Romanzi e films, se interessanti, mi appassionano più che rilassarmi...

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Un pessimo rapporto,  quando accendo il pc prego sempre che tutto funzioni e lo utilizzo per necessità, ma tornerei volentieri alle care vecchie carta e matita!

 

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Facebook, è il  modo più semplice per raggiungere amici vicini e lontani!

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Sui social network il rapporto stesso è virtuale, per questo io lo utilizzo come un mezzo e non come il fine.

 

Essere felici per te significa...? Essere felici per me significa non tradirsi mai, svegliarsi la mattina ed essere in completa sintonia con la giornata che ci aspetta!

 

 

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Claudia Ditano

 

Differenza tra psicologo, psicoterapeuta, psicanalista e psichiatra

by Redazione Psicologo360 12. luglio 2011 11.40

Spesso non è chiara a tutti quale differenza ci sia tra i professionisti che lavorano in ambito psicologico.
Per una buona scelta è opportuno esserne a conoscenza.
Per questo di seguito puoi trovare una distinzione che speriamo possa esserti di aiuto.

Chi è lo psicologo?

Lo psicologo è un professionista che dopo aver conseguito la Laurea in Psicologia ha svolto un tirocinio di un anno, ha superato l'esame di stato e si è così potuto iscrivere all'Albo degli psicologi. Lo psicologo può somministrare test, effettuare diagnosi e svolgere colloqui di sostegno, fornisce un aiuto non farmacologico. Nella prestazione è quindi tenuto ad attenersi al codice deontologico del proprio Albo professionale

 

Chi è lo psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è un laureato in Psicologia o Medicina che successivamente all'esame di stato ha maturato una specifica formazione di 4 o 5 anni presso una scuola universitaria od una privata riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR). Solo lo psicoterapeuta è autorizzato a condurre sedute psicoterapeutiche. Lo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci, non è esperto nella psicofarmacologia e non può dare consigli in merito. Lo psicoterapeuta, a differenza dello psicologo, possiede degli strumenti e delle tecniche di colloquio che gli consentono di aiutare il paziente facendo un intervento che va più in profondità e permette di agire direttamente sui disagi della persona. Normalmente in caso di pazienti che assumo farmaci, lo Psicoterapeuta si raccorda con il medico curante del paziente per avere sotto controllo l'andamento della terapia farmacologica. Gli psicoterapeuti possono avere tecniche differenti a seconda della tipologia di scuola di specializzazione di provenienza.

Chi è lo psicanalista

Lo psicanalista è uno psicoterapeuta specializzato nella psicanalisi di Freud e dei suoi successori. Lo psicanalista può essere laureato in medicina o in psicologia con successiva iscrizione all'ordine dei medici o a quello degli Psicologi e ha frequentato la scuola di formazione in Psicoanalisi.

Chi è lo psichiatra?

Lo psichiatra è un laureato in medicina che in seguito si è specializzato in psichiatria. Egli cura i disturbi e la malattia mentali con un metodo di diagnosi/cura cioè, come il medico, si focalizza sul problema cercando di risolvere quello. Può prescrivere farmaci. Uno psichiatra potrebbe anche essere psicoterapeuta ma per questo deve aver maturato una specifica formazione di 4 o 5 anni presso una scuola universitaria od una privata riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR).

Contatta i professionisti di Psicologo360

 

 

LE NEVROSI

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 16.47

 

Molto spesso si sente dire che siamo circondati da nevrotici, in casa o a lavoro è possibile essere a stretto contatto con persone che manifesta “atteggiamenti nevrotici”.

Da dove abbia origine questa generalizzazione, questa scappatoia linguistica che usiamo quando ci appare più semplice definire un comportamento che non si riesce a tradurre?

 

Sostanzialmente si potrebbe pensare che l'incomunicabilità fra di noi, la riduzione delle relazioni alla dimensione puramente pragmatica, la precipitosa caduta di valori ritenuti intangibili, la profonda solitudine dell'uomo moderno e la crisi nei modelli di riferimento che hanno come comune denominatore la messa in discussione del significato dell'esistenza.

 

Questo stato di cose coinvolgono un certo dissesto emotivo all’interno delle relazioni familiari, considerato finora da molti come il nucleo primario da cui scaturiscono tutta una serie di comportamenti anche disfunzionali come, ad esempio, il fenomeno delle tossicomanie, la delinquenza, la spregiudicatezza morale, il suicidio di tanti adolescenti e giovani.

 

Sarebbe utile approcciarsi a questo argomento mediante una lettura nosografica, seppure semplicistica ma indispensabile per un primo approccio conoscitivo alla problematica.

Per lungo tempo il concetto di nevrosi è andato incontro a varie interpretazioni. Per gli antichi greci era il sinonimo di malattia mentale. Per il chimico G. E. Stahl (XVIII secolo) denotava l'insieme dei disturbi psichici derivanti alcuni da malattie organiche, altri da funzionali. W Cullen nel 1769 fu il primo a descrivere con questa parola l'insieme degli atteggiamenti nervosi che si attivano in determinate situazioni di vita. Janet, seguendo Mesmer e Charcot, riscontrò che sotto ipnosi alcune forme di nevrosi erano da collegarsi con fatti vissuti nel passato, ma dimenticati.

Tuttavia in questo secolo si sono sviluppate quattro modelli di interpretazione della nevrosi:

 

1) quello di W. Reich, secondo il quale la nevrosi si sviluppa quando c'è repressione e si esprime sotto forma di tensioni muscolari;

2) quello di S. Sullivan, per il quale la nevrosi non sarebbe altro che un disturbo quando in una relazione importante si crea un'incongruenza o difficoltà comunicativa;

3) quello comportamentista, in base al quale le nevrosi sarebbero la conseguenza di contemporanee situazioni-stimolo producenti l'effetto di forti ma incompatibili tendenze all'azione;

4) quello psicoanalitico, infine, secondo il quale la nevrosi si instaura, quando lo sviluppo della pulsione si ferma e si fissa in un determinato periodo dell'evoluzione dell'individuo (fase orale, fallica o di latenza) e unitamente a questi blocchi si formano anche i meccanismi di difesa.

 

I primi tre modelli (cioè quello reichiano, quello relazionale di Sullivan e quello comportamentista) hanno in comune il fatto che determinate situazioni comunicative possono essere rivissute dal soggetto con conflittualità, determinando così forme nevrotiche di natura reattiva, ma non spiegano l'intero quadro delle nevrosi, che non si riduce solo a quelle reattive, anche se un conflitto nella comunicazione è quasi sempre riscontrabile in tutte le nevrosi. Lo schema psicoanalitico è il più completo, anche se, in qualche parte, è da integrare con alcune altre osservazioni.

 

La nevrosi è un blocco nello sviluppo dell'energia vitale, dovuto allo scompenso tra quadro ereditario (che è una precondizione), sistema di stimoli o di modelli intrafamiliari (specie nei primi 5 anni di vita) e condizioni della vita presente. Quando questo equilibrio cade si crea un conflitto fra l'Io dell'intero organismo e l'ambiente circostante. L'oscillazione della personalità si manifesta prima sotto forma di ansia generica, che servendosi di vettori clinici come l'adrenalina e la nora-drenalina provoca una forte sofferenza nell'individuo, poi, se non risolta, una vera e propria nevrosi, che si esprimerà con un insieme di sintomi particolari e un'accentuata attività difensiva. I tempi di questo processo in alcuni è lineare, nel senso che l'una (la nevrosi) segue all'altro (lo stato ansioso), in altri i tempi quasi s'identificano e ciò vuol dire che lo stato ansioso latente era allo stadio massimo di saturazione, per cui è bastato un semplice evento negativo presente e scompensante a evidenziare la conflittualità interna. L'Io (coscienza lucida, mediatrice fra l'inconscio e il mondo dei valori del Super Io) è sofferente, perché da una parte è pressato dalla forza espansiva dell'inconscio (rimozioni negative e istinti positivi), dall'altra è condizionato dal sistema di valori al quale è stato educato. L'Io soffre, perché non riesce più a trovare equilibrio fra queste due istanze della persona. Per difendersi e per conservare qualche spazio d'azione attiva meccanismi di difesa, aventi lo scopo di farlo in qualche maniera sopravvivere dallo schiacciamento di queste due forze contrapposte e si esprime sotto forma di comportamento sintomatico. Il conflitto e la sofferenza interna sono questi, perciò le nevrosi sono un fatto eminentemente umano (gli animali esprimono solo nevrosi indotte e sperimentali). La nevrosi non compromette la vita, né è alienante, non produce una forte distorsione della realtà né una grave disorganizzazione nella personalità, anche se ad essa sono associati prima il dolore morale, poi quello fisico (tramite sintomi), oltre che un non-adattamento all'ambiente. A differenza della psicosi, la nevrosi conserva e non distrugge l'Io. A livello cerebrale giocano qui i grandi sistemi di proiezione talamo-corticale e reticolare ascendente, oltre che i sistemi nervosi di inibizione. Il linguaggio del nevrotico è ricco di simbolismi, anche se ancora molto legato ai sintomi. Questo è evidenziabile soprattutto nelle libere associazioni e nell'analisi dei sogni. La soluzione del quadro nevrotico si avrà solo quando l'inconscio si espande, liberandosi da una parte dei contenuti negativi (e quindi sbloccandosi) e attivando dall'altra interessi vitali rimasti fissi a un determinato periodo della vita (non sempre tali interessi sono di natura libidica, come voleva Freud), e quando il Super-Io viene sottoposto ad analisi critica da un Io meglio protetto dall'ansia. Sul piano nervoso ciò significa riorganizzazione dei circuiti e attivazioni delle strutture bipolari e indipendenti del piacere e del dolore. La persona così si sviluppa equilibrata, creativa, originale, in pace con se stessa, libera e costruttiva nei confronti dell'ambiente circostante, che viene visto come una realtà in evoluzione, da inventare continuamente. Da qui nasce anche la gioia di vivere, il gusto della ricerca, la dialettica creativa e mai conformista. È il grande balzo di qualità, rimasto bloccato a un gradino dello sviluppo con la nevrosi.

 

Questa disamina del problema porta a considerare anche l’esistenza di principali forme di nevrosi:

 

l'isteria - Essa si evidenzia con l'attivazione di un sintomo che richiama ed è legato all'esperienza traumatica originaria con la cosiddetta conversione. Ricordo qui due casi: l'esperienza del terremoto del '79 che in una paziente è rivissuta sotto forma di peso alla testa e di vertigini; un fatto di violenza rivissuto nella crisi con parole indecifrabili in un'altra paziente. Secondo Freud l'isteria è legata alla prima fase genitale;

 

la nevrosi ossessiva - Ha due componenti fondamentali: un'idea che si impone con forza e uno stato emotivo concomitante (la qualità dell'emozione, in questo caso è il dubbio, il rimorso o l'ira). Essa consiste nell'attaccamento affettivo penoso a un'idea fissa, ma della stessa qualità di quella punitiva anche se incompatibile con essa. Si attivano qui i meccanismi della trasposizione o della sostituzione. Ricordo una paziente che prima di mangiare doveva lavarsi 10 volte le mani; questo fatto fu associato a un'infezione avuta nel passato (10 anni) alle vie genitali. Per Freud la nevrosi ossessiva è da collegare con la tarda fase anale;

 

la nevrosi d'angoscia - Essa presenta come sintomo un'irritabilità generale e diffusa, un senso di attesa angosciosa, il risveglio notturno (o "pavor nocturnus"), vertigini con ... ..., parestesie, costrizione toracica e palpitazioni cardiache, riduzione della libido. C'è una forte componente di psicosomatizzazione (il disturbo organico è rivissuto come un male organico). Di questo quadro fanno parte la nevrastenia, l'ipocondria, le manie del dubbio, l'ansietà prolungata nel tempo. La nevrosi d'angoscia è intimamente legata all'atteggiamento che si ha verso l'esistenza (senso di vuoto, perdita di significato, problemi d'identità). Per Freud questa forma di nevrosi è da riferire alla tarda fase orale, in cui l'angoscia primaria è quella di essere inghiottiti e così dissolversi nel nulla;

 

la nevrosi fobica - Essa è una modalità della precedente nevrosi, quella d'angoscia; talora precede quella ossessiva. La paura si esprime o verso cose specifiche (agorafobia, claustrofobia, eritrofobia, antropofobia, nosofobia, paura della notte, del buio, della solitudine, della morte, del vuoto) o verso sensazioni interne (come in quella impulsiva: paura di atti nocivi a sé e agli altri, che, però, non si compiono). Anche qui, come, per l'angoscia, la fissazione è alla tarda fase orale e implica spesso problemi d'insoddisfazione sessuale;

 

la nevrosi reattiva e da stress - Essa è una particolare forma di reazione a una situazione percepita e vissuta come ansiogena. Varia con le situazioni di vita (professione, matrimonio, stato celibe o nubile, scuola, società ...) e con l'età. Di questo genere sono spesso quelle di natura sessuale (disturbi eiaculativi, impotenza psicogena ...: dove il piacere è visto più come fine che come effetto del rapporto; uno stato d'ansia può inibire il vago, causando impotenza, e eccitare il simpatico, provocando eiaculazione precoce), e quelle cosiddette iatrogene (di origine medica).

 

la nevrosi caratteriale - E' stata così definita da Freud; oggi si chiamano "turbe caratteriali". In questa nevrosi i sintomi dolorosi sono tali più per gli altri che non per il soggetto interessato.

 

le nevrosi collettive - Sono associate a particolari eventi ritenuti pericolosi per la sopravvivenza del genere umano. Si ha questa durante periodi di emergenza: guerre, epidemie, contro mali particolari (cancro, AIDS), in momenti di disastri con danni collettivi (terremoti, diffusione radioattive ...).

Queste nevrosi, anche se tendono a somatizzarsi, non vanno confuse con le affezioni psicosomatiche, perché queste ultime non sono causate dalla psiche (come è nelle nevrosi), ma solo sostenute da essa. In altre parole non sottendono sempre un conflitto o una frustrazione interna. Da notare, inoltre, è anche il fatto che queste forme di nevrosi non sono categorie a se stesse o a se stanti, ma spesso i quadri si attraversano, per cui si possono presentare più sintomi di vari quadri nevrotici. Solo che, in genere, c'è la prevalenza di uno sull'altro. Questa diversità dipende dallo stadio di sviluppo in cui è nata la nevrosi e a cui si è bloccata l'evoluzione della persona. Lo stato di sofferenza del soggetto è la premessa per il suo coinvolgimento nell'intervento terapeutico, nel quale, almeno nelle prime fasi, è utile associare anche un trattamento farmacologico. Con la disponibilità del soggetto e con un buon iter psicoterapeutico (che dovrebbe prevedere strumenti anti-ansia, liberazione delle forze inconsce, attivazione degli interessi e riprogettazione della vita), la prognosi è quasi sempre positiva. Lasciar correre però significa preparare la strada alla depressione, una grande attenzione bisognerebbe infine dare anche ai cambi stagionali e alle norme di igiene mentale da osservare.

 

Ovviamente conoscere le sfumature che distinguono questi particolari tipi di nevrosi permette di indirizzare meglio in tipo di intervento sulla persona o sui gruppi che portatori del disagio in maniera efficace. Innanzitutto occorre saper stabilire subito un contesto di empatia, consistente nell'accettazione del paziente e della sua sofferenza. Un buon terapeuta deve porre, inoltre, molta attenzione nell'analisi dei sintomi e del processo di simbolizzazione, che ne è alla base. Già lo stesso linguaggio adottato dal paziente si presenta come veicolo di questi processi di simbolizzazione interna. Un'accurata attenzione va data anche all'analisi e all'interpretazione dei sogni, che sono l'elaborazione, anche se in maniera mascherata, dei bisogni inconsci della persona. La medesima attenzione va prestata anche alle difese che il soggetto pone in atto, e che spesse volte sottendono o una sofferenza che ha difficoltà a venir fuori a causa della propria fragilità interna o che potrebbero anche far pensare a un'incipiente formazione di una struttura psicotica; la persona si difende, insomma, o per debolezza o per sfida nei confronti del terapeuta o perché sceglie lo status di malato, per trarre da esso i vantaggi della realtà circostante.

Il trattamento delle nevrosi troverebbe un grande giovamento dalla psicoterapia individuale e anche quella di gruppo, specialmente quando la nevrosi ha contorni relazionali o reattivi all'ambiente.

Un buon terapeuta non dovrebbe mai promettere guarigioni facili o a cuor leggero ma deve far presenti le difficoltà del cammino e incoraggiare costantemente e pazientemente il paziente a intraprenderlo con fiducia; i tempi variano a seconda della reattività del soggetto. Alla fine il quadro si sblocca e i benefici della scomparsa del sintomo sono tangibili.

 

Autore: dott. Vito Ruggiero

 

Contatta il dott. Vito Ruggiero 

 

 

ADNKronos: Internet, arriva Psicologo360 per consulenze virtuali via web

by Redazione Psicologo360 7. luglio 2011 10.44

 

Roma, 4 lug. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Web alleato del benessere mentale, dalle problematiche sul lavoro al coaching a distanza. Debutta infatti in questi giorni 'Psicologo360' una piattaforma online popolata da esperti contattabili in un click, "in grado di assicurare servizi che vanno dalla consulenza clinica sul benessere mentale, alle problematiche sul lavoro, fino allo sviluppo professionale". A illustrare il progetto all'Adnkronos Salute e' Silvio Giovine, ideatore dell'iniziativa.

"Attraverso Psicologo360 - spiega - si svolgono delle consulenze e non psicoterapia a distanza. Il servizio si basa su una piattaforma di comunicazione e condivisione sviluppata appositamente per questo specifico utilizzo, che assicura a operatori e utenti tutte le garanzie del caso. Tanto che ogni 'conversazione' tra utente e professionista puo' avvenire anche preservando l'anonimato. La piattaforma consente, infatti, di comunicare a piu' livelli: con messaggi scritti, in videoconferenza, in chat o con uno scambio di file". Il tutto senza dover scaricare e installare sul proprio computer programmi aggiuntivi, e con la massima attenzione a privacy e sicurezza dei dati. Da momento che si tratta di consulenze mirate, "questo significa che un singolo utente - prosegue Giovine - normalmente in pochissimi contatti puo' arrivare a comprendere la propria situazione".

"Nella maggior parte dei casi - assicura - gia' questo consente una soluzione al disagio, mentre laddove si rivelasse necessaria una vera e propria terapia, il professionista indirizzera' il soggetto verso un proseguimento piu' approfondito e una vera e propria psicoterapia in studio".

Alle aziende, inoltre, 'Psicologo360' offre la possibilita' "di attivare una consulenza di lungo periodo che puo' prevedere il sostegno in vari ambiti: dalla selezione del personale alla motivazione dei team di lavoro, dalla risoluzione di problematiche relazionali al coaching. La piattaforma - conclude Giovine - e' gia' funzionante e operativa, e finora sono stati coinvolti circa venti professionisti".

 

Commenti recenti

Comment RSS

Psicologia e Letteratura