Sesso e dipendenza

by Marzia Benvenuti 10. ottobre 2012 12.18

Pensare al sesso può essere una particolarità, ma quando la messa in atto di determinati comportamenti porta conseguenze negative per sè e per gli altri allora si può sfociare nella patologia e quindi diventa necessario capire se esiste un legame tra sesso e dipendenza.

 

 

 

La sex addicition o dipendenza dal sesso è una necessità patologica e ossessiva di avere rapporti sessuali, infatti chi ne soffre generalmente trasforma in una vera e propria fobia quello che normalmente dovrebbe essere vissuto come il piacere di fare l'amore. E' da sottolineare che coloro che soffrono di questo disturbo non sono gli amanti del sesso in generale, ma sono coloro che manifestano un desiderio generico, indirizzato a soggetti di età variabile, e con la totale assenza di alcun coinvolgimento sentimentale. Il sesso diventa così un'esigenza primaria.

Colui che è dipendente dal sesso, mette in atto una serie di comportamenti totalmente disfunzionali come: masturbazione eccessiva, rapporti con prostitute o con persone anonime, eccessive fantasie sessuali, materiale pornografico e atti sessuali in luogo pubblico.

Alla base di questi comportamenti c'è un forte disagio, che la persona vive, la quale tenderà a rifugiarsi nella ricerca di un piacere fisico che possa alleviare ansiae stress, così da fuggire da sentimenti dolorosi o negativi come la vergogna, le sensazioni di fallimento e di bassa autostima, che ha nelle relazioni intime. In questo modo conquistando maggiore un numero maggiore di prede, maggiore è anche la stima che la persona ha di sè, trasformando il sesso in una droga.

Questo disturbo può riguardare sia le donne che gli uomini, anche se quest'ultimi in numero maggiore. Non è facile da riconoscere, ma se viene considerata come tale, può essere trattata e curata come le altre dipendenze, attraverso cicli di psicoterapia individuale e di gruppo, e ove necessario l'inserimento di psicofarmaci e l'astinenza. Il vero obiettivo è quello di tornare a vivere il sesso in maniera serena e consapevole godendo di ogni rapporto in un contesto emotivo soddisfacente.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa entra in contatto ora con uno dei professionisti di psicologo360.

 

 

Sesso nei giovani

by Marzia Benvenuti 3. agosto 2012 12.52

 

Citando l'articolo da me pubblicato in precedenza l' ansia da esame, che tratta del concetto di ansia prestazionale, quello stato emotivo che entra in gioco in situazioni del tutto banali, possiamo inoltre riferirci anche ad un'altra sfera importante: quella del sesso, in particolare il sesso nei giovani.

 

Questo stato emotivo, caratterizzato dall'ansia, è spesso presente nei rapporti sessuali, e colpisce perlopiù i giovani uomini che hanno timore di fare la così detta: “brutta figura”.

Il pensiero dominante è quello di non essere all'altezza di quella ragazza, ma anche che è necessario dover fare una buona prestazione sessuale, altrimenti cosa potrà pensare di me.

Per tale motivo sempre di più esiste il fenomeno del Viagra tra i giovani.

Con l'uso delle “pillole blu”, il rapporto diventa più semplice e soprattutto, non subentra il pensiero di non fare una buona prestazione e di soddisfare a pieno la compagna.

Il sesso e la giusta prestazione anche erettile sono vissuti come una condizione sine qua non di come bisogna necessariamente essere, per un giusto amplesso: apparire come colui che è il maschio potente e non quello impotente.

 

Il Viagra, è un farmaco terapeutico, e viene usato per chi soffre di disfunzione erettile, ma se utilizzato in condizioni dove non esiste nessun problema fisico, ma solo un problema psicologico a lungo termine si possono avere effetti collaterali proprio a livello psichico, come ad esempio uno stato di dipendenza dal farmaco e un aumento della quota ansiosa ogni qualvolta che il soggetto si trova ad affrontare la situazione temuta. Quindi il Viagra sostituisce l'ansiolitico di sempre.

I giovani uomini, sono concentrati solo sul fare bene e la brutta figura non è minimamente contemplata. Stare in uno stato in cui tutto deve essere perfetto, dove non può esistere neanche un margine di errore, rende tutto più difficile, provocando un ulteriore incremento della quota ansiosa, attivando così un circolo vizioso senza fine.

Ciò che è essenziale è riflettere su quelle che sono le reali preoccupazioni, e pensare che una prestazione non al massimo non significa per forza essere degli incapaci o impotenti. Fare sesso deve essere una cosa piacevole e divertente per entrambi partner e non qualcosa che viene fatta a comando grazie all'azione di un farmaco.

 

Se ritieni di soffrire di questo problema o semplicemente desideri ricevere una consulenza puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.

 

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Ansia

La pornodipendenza come si manifesta?

by Dr. Massimiliano Paglione 6. marzo 2012 17.24

 

La pornodipendenza è una patologia che negli ultimi anni ha avuto un incremento esponenziale dovuto soprattutto alla maggior fruibilità di materiale pornografico, causato dalle nuove tecnologie come internet che ne ha reso praticamente illimitato l’accesso sia in termini di quantità che di tempo. Solitamente essa si riscontra negli uomini (anche se la popolazione femminile che ne risulta affetta è in rapida ascesa, con un rapporto stimato di 1:4), e colpisce indistintamente soggetti di ogni età, livello culturale, credo religioso, orientamento sessuale. La pornodipendenza si manifesta come una “ricerca compulsiva di emozioni piacevoli”: queste emozioni si concretizzano per lo più nella visione di materiale porno o l’utilizzo di chat erotiche. Durante queste contemplazioni il soggetto mette in atto una sorta di “masturbazione controllata” con la quale mantiene il livello di eccitazione il più a lungo possibile trascinando l’attività per ore. La masturbazione compulsiva termina quando sopraggiunge un malessere fisico oppure il disagio per la propria azione sovrasta finalmente il piacere e si attua l’unica via d’uscita possibile, ossia l'eiaculazione. Con il successivo calo immediato della tensione, sopraggiunge il disprezzo per le immagini fino a quel momento contemplate e lo sconforto sia per ciò che si è fatto e per il tempo perduto, tempo sottratto alle altre attività quotidiane. I problemi che comporta la pornodipendenza sono vari ed investono in primis la sfera sessuale. Sopraggiunge un calo quasi assoluto del desiderio sessuale che coinvolge sia la ricerca  che la voglia di un partner reale, il quale non può “soddisfare” le fantasie sempre più perverse del soggetto; si scivola in una impotenza parziale o totale con possibilità di erezione ed eiaculazione (per gli uomini) solo attraverso la visione di materiale pornografico; infine si giunge all’emarginazione dell’altro sesso come semplice oggetto di piacere sessuale. Sotto il profilo psicologico e sociale la pornodipendenza si ripercuote su molti aspetti della vita: la masturbazione compulsiva e continuata produce una progressiva sfiducia in se stessi che travolge i rapporti sociali e di amicizia, e indebolisce le capacità di applicazione ed attenzione nel proprio lavoro o studio poiché si è continuamente assorbiti dall’atto masturbatorio o dal suo pensiero.

 

Emblematico è il caso di Franco, un libero professionista che per lavoro era continuamente in rete e si era via via fatto trascinare dalla pornodipendenza in un turbinio di perversioni per le quali aveva accantonato lavoro, affari e famiglia. Più di una volta Franco aveva provato a smettere in maniera drastica definitiva ma ad ogni tentativo si era lasciato sopraffare dalla tentazione ed aveva ricominciato. Nel frattempo le sue perversioni si erano fatte sempre più oscene e contemporaneamente non riusciva ad avere più un sano rapporto con la moglie, verso la quale addirittura sentiva repulsione. La dipendenza lo stava inesorabilmente portando a perdere il suo lavoro, i suoi soldi e soprattutto i suoi affetti, che tra l’altro erano totalmente all’oscuro del problema. Solo dopo aver realizzato la gravità della propria condotta Franco ha chiesto aiuto ad uno specialista ed è  riuscito a focalizzare i perché della sua compulsione, che risiedevano nella bassa autostima e non nella ricerca sfrenata di piacere; pian piano è stato capace di venirne fuori riallacciando una sana e reale vita sessuale con la propria partner e riappropriandosi della sua vita.

 

Per maggiori informazioni  o consulenze personalizzate tramite uno psicologo on line è possibile rivolgersi gli esperti di psicologo360.it

 

 

Omosessualità: differenze con travestitismo e transessualismo

by Dr.ssa Angela Oreggia 26. gennaio 2012 10.22

Quando si affronta il tema dell’omosessualità scendono in campo molteplici pregiudizi e stereotipi, luoghi comuni e immagini della persona omosessuale poco chiare.

Trovo utile definire in primo luogo quali sono le differenze tra omosessualità, travestitismo e transessualismo, poiché molto spesso si verificano delle parziali o totali sovrapposizioni tra queste tre categorie e una confusione di immagini.


L’omosessualità consiste nell'attrazione sessuale, sentimentale e romantica tra persone dello stesso sesso. Declinato al maschile si intende un uomo che si sente uomo, ama un altro uomo, vuole costruire una vita con lui e vuole farci sesso con la stessa intensità di sentimenti e le stesse alchimie che caratterizzano l'amore eterosessuale. Al femminile, lesbica è una donna che si sente donna, ama e desidera un’altra donna e vuole costruire con le una vita.


Il travestitismo comporta l’indossare (abitualmente e volontariamente) da parte di un uomo l’abbigliamento di una donna, truccarsi da donna e assumerne gli atteggiamenti. La sua preferenza di base è comunque eterosessuale nonostante la possibile presenza di comportamenti omosessuali.
Altra cosa, invece, è il transessualismo o trans gender dove la persona rifiuta, a differenza del travestito, il proprio sesso e desidera essere o insiste sul fatto di essere del sesso opposto. Questo lo porta a voler trasformare il proprio corpo ricorrendo alla chirurgia per una ri-attribuzione del sesso, in senso sia maschile sia femminile.

omosessualità

Se travestitismo e transessualismo sono riportati nei manuali dei disturbi mentali, non possiamo dire la stessa cosa per l’omosessualità che dal 1973 è stata depennata dal DSM ossia dal manuale di riferimento per psicologi, psicoanalisti e psichiatri. Questo sta a sottolineare in modo chiaro e condiviso dalla comunità scientifica che l’omosessualità non è una malattia, non è una devianza, non è un disturbo.

Le persone omosessuali, nonostante i pregiudizi su base omofobica, non sono “difettate” , non sono “diverse”, non sono “pervertiti”e non necessitano di un intervento psicologico che li porti ad essere “normali”. L’orientamento sessuale di una persona si sviluppa nel corso della sua vita ma non è modificabile da un intervento terapeutico. Troppo spesso, però, ancora oggi, si sente parlare di psicoterapie riparative o di riorientamento (come se ci cercasse di raddrizzare una pianta cresciuta storta) e questo concorre a mantenere vivo, nella società moderna, un atteggiamento omofobico.

L’omofobia altro non è che quell’insieme di emozioni e sentimenti, quali ansia, disgusto, avversione, rabbia, paura e disagio che gli eterosessuali provano, sia consapevolmente che inconsapevolmente, nei confronti di gay e lesbiche.

All’interno di una cultura omofobica siamo  quotidianamente bombardati, sin da piccoli, da messaggi negativi che vengono lentamente interiorizzati (omofobia interiorizzata) e vanno a costituire il nucleo centrale dell’autostima e se si è omosessuale l’immagine di se stessi sarà: “sei difettato”, “non sei degno di amore”, il tuo amore è di serie B”, “sei diverso ed in senso dispregiativo”, “sarai rifiutato”. 

E’ comprensibile a questo punto la riluttanza e la difficoltà nel realizzare un percorso “coming out” o emersione della propria identità omosessuale a livello familiare, relazionale e sociale. Questo passaggio allo scoperto rimane comunque indispensabile per liberarsi dalla vergogna e dal senso di colpa, per essere più soddisfatti di se stessi, maggiormente propositivi verso gli altri e più propensi a confrontarsi con il mondo esterno.

Se stai attraversando un momento di difficoltà legato alla tua condizione di omossessuale o semplicemente vuoi confrontarti con una persona esperta sul tema in maniera anonima e senza pregiudizi contatta lo staff di Psicologo360.it

Mettiamo la Psicologa Barbara Orso... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 17. ottobre 2011 17.41

 

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Barbara Orso

Qual è la tua specializzazione? Dopo la Laurea in Psicologia ho conseguito la specializzazione in Sessuologia clinica e mi occupo prevalentemente dei disagi, patologie e disfunzioni sessuali che sia la persona singola o all'interno di una relazione di coppia possono creare malesseri personali od intaccare la relazione affettiva. Mi occupo di tutta quella sfera che riguarda il benessere e la salute psicosessuale della persona singola, delle relazioni affettive e della vita di coppia. Inoltre svolgo attività informativa di educazione sessuale.   

Meglio la vita di coppia o quella da single? Penso che si stia bene in entrambi i casi se......si sta bene con noi stessi! Penso anche che nessuno di noi sia destinato a rimanere da solo : prima o poi si trova l anima che completerà la nostra ! 

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...) Penso che non ci siano  qrandi successi o grandi fallimenti nella mia vita: credo di aver raggiunto degli obiettivi personali e professionali positivi traendo esperienza dagli immancabili e naturali errori che si compiono perseguendo un obiettivo.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per rilassarmi preferisco leggere un romanzo: lo considero "cibo" per l'anima ma quando il fisico lo richiede la migliore soluzione è dormire.....anche più di 8 ore filate!

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Il mio rapporto con internet è abbastanza buono, oramai penso che nessuno di noi possa permettersi di non conoscere le nuove tecnologie: fanno parte del nostro presente e del nostro futuro.

 

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Sono iscritta a facebook, ma non con il mio nome e ad un social network professionale che mi permette sia di aggiornarmi che di rimanere in contatto con colleghi sparsi per il mondo!

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Penso che talvolta il confine tra il reale e il virtuale sia sottile e che l'amicizia vada  costruita sulla  disponibilità  a mettersi in gioco e che quindi una amicizia reale possa diventare virtuale e quella virtuale reale!

 

Essere felici per te significa...? Felicità per me significa godere delle piccole cose, essere soddisfatta di quello che faccio ed è anche un  abbraccio o sorriso non richiesto!

 

 

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I ragazzi e le consulenze on line

by Redazione Psicologo360 14. luglio 2011 18.53

Secondo un’inchiesta dell’Osservatorio sui diritti dei minori su un campione di 400 adolescenti fra i 14 e i 18 anni, i ragazzi sembrano preferire di gran lunga le consulenze on line ai consigli dei genitori o degli insegnanti. A confermarlo sono i numeri: il 31% consulta Internet per avere informazioni sulle diete e sull’alimentazione, il 26% (soprattutto i maschi) si connettono al web per avere chiarimenti sulla sfera sessuale, il 14% cerca conforto ai propri disagi psicologici. Insomma, cercare informazioni in rete aiuta a superare i tabù, la vergogna nel raccontare i propri problemi. Viene abbattuta ogni forma di istituzionalità e anche chi porta il camice bianco sembra incutere meno timori ma si può perfino rivelare un alleato.

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