Gelosia patologica e gelosia ossessiva: come guarire

by Dr.ssa Angela Oreggia 20. gennaio 2012 10.44

Quando si può parlare di gelosia patologica o ossessiva? La gelosia è un sentimento che noi tutti ben conosciamo, che abbiamo provato con differenti livelli di intensità fin da quando eravamo bambini nei confronti di oggetti o persone che avevano per noi un significato particolare, che erano per noi importanti.

All’interno di una relazione di coppia la gelosia nei confronti del partner è uno stato naturale e fisiologico e, se manifestata in modo non eccessivo, è un ingrediente fondamentale. Rappresenta una ulteriore dimostrazione del sentimento affettivo verso il partner,  serve a far sentire l’amato veramente amato, protetto e  importante, e può portare solo ad un rafforzamento dell’unione. E’ un modo per dire: “sei importante per me e quindi ho paura di perderti!”. 

Può accadere, però, che questo pizzico di sale, questo “stato passionale” si trasformi proprio in ciò che danneggia e distrugge quell’amore e quel rapporto che lo avevano alimentato.

Mi riferisco alla gelosia per così dire “malata” o “patologica”, quella gelosia morbosa che eccede e sconfina dagli argini  provocando sofferenza in se stessi, nell’amato e all’interno della coppia.

gelosia patologica

Il passaggio dalla gelosia “sana” a quella “patologia”si rileva quando la normale e controllata paura di perdere l’amato si trasforma in un pensiero costante, ossessivo, irrazionale,  delirante che domina la mente del “geloso” e porta ad interpretare la realtà solo in un certo modo, generando solo conclusioni irrazionali e inconcepibili. I pensieri e i sentimenti negativi non vengono più tenuti sotto controllo e  si trasformano in comportamenti violenti  sul piano sia verbale sia fisico: il “geloso” fa vivere sotto pressione il proprio partner  attraverso un’aggressività che diventa persecutoria e mortifera.

Le cause di una gelosia malata sono per lo più riconducibili ad una scarsa autostima, ad una visione di se stessi come “poco amabili e degni di essere amati”. In questi casi la gelosia si associa al concetto di possessività che pretende “l’altro” in modo esclusivo e personale e al conseguente timore di perdere qualcosa che si ritiene proprio.

E’ frequente, in questi casi, che la gelosia travolga non solo il proprio partner ma prenda di mira anche una “terza persona”, il possibile “intruso”, il “rivale”, colui che possiede o si pensa possegga le qualità e le caratteristiche assenti nel “geloso” e per questo motivo in grado di portargli via “l’oggetto d’amore”.

 

 

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Combattere l'insonnia da tv

by Redazione Psicologo360 23. ottobre 2011 23.39

L’insonnia da tv è un prodotto dei nostri tempi. Ne soffre unapersona su cinque, ed è provocata alla prolungata esposizione ai programmi televisivi.

Sembrerebbe una battuta o una leggenda metropolitana, ma stare ore a guardare la televisione provocherebbe uno stato di sovraeccitazione che non si placa neanche con l’andare a dormire, spegnere la luce o immergersi nel totale silenzio. Anzi, sarebbe proprio quel silenzio a provocare insofferenza e insonnia in questi soggetti.

L’insonnia da televisione peggiora poi se l’apparecchio tv viene portato e guardato in camera da letto. La posizione distesa nel letto e lo stato di abbandono del soggetto rendono più forte l’assorbimento delle immagini e la loro suggestione, come se l’individuo fosse una spugna pronta ad assorbire.

insonnia da tv

La cosa migliore in questo caso è portare via la televisione dalla camera da letto che, tra l’altro, si riempie di irradiazioni che nuociono alla salute.

L’insonnia da televisione si manifesta con uno stato di leggera e perenne agitazione, e il consiglio è di far passare qualche minuto tra lo spegnimento dell’apparecchio e l’inizio del sonno, magari assumendo una tisana calda.

Per approfondimenti o per un consulenza psicologica online contatta subito i nostri esperti psicologi!

Mettiamo la Psicologa Barbara Orso... sul lettino!

by Redazione Psicologo360 17. ottobre 2011 17.41

 

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Barbara Orso

Qual è la tua specializzazione? Dopo la Laurea in Psicologia ho conseguito la specializzazione in Sessuologia clinica e mi occupo prevalentemente dei disagi, patologie e disfunzioni sessuali che sia la persona singola o all'interno di una relazione di coppia possono creare malesseri personali od intaccare la relazione affettiva. Mi occupo di tutta quella sfera che riguarda il benessere e la salute psicosessuale della persona singola, delle relazioni affettive e della vita di coppia. Inoltre svolgo attività informativa di educazione sessuale.   

Meglio la vita di coppia o quella da single? Penso che si stia bene in entrambi i casi se......si sta bene con noi stessi! Penso anche che nessuno di noi sia destinato a rimanere da solo : prima o poi si trova l anima che completerà la nostra ! 

 

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora...) Penso che non ci siano  qrandi successi o grandi fallimenti nella mia vita: credo di aver raggiunto degli obiettivi personali e professionali positivi traendo esperienza dagli immancabili e naturali errori che si compiono perseguendo un obiettivo.

 

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Per rilassarmi preferisco leggere un romanzo: lo considero "cibo" per l'anima ma quando il fisico lo richiede la migliore soluzione è dormire.....anche più di 8 ore filate!

 

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Il mio rapporto con internet è abbastanza buono, oramai penso che nessuno di noi possa permettersi di non conoscere le nuove tecnologie: fanno parte del nostro presente e del nostro futuro.

 

Sei iscritta a Facebook o a Google+? Sono iscritta a facebook, ma non con il mio nome e ad un social network professionale che mi permette sia di aggiornarmi che di rimanere in contatto con colleghi sparsi per il mondo!

 

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Penso che talvolta il confine tra il reale e il virtuale sia sottile e che l'amicizia vada  costruita sulla  disponibilità  a mettersi in gioco e che quindi una amicizia reale possa diventare virtuale e quella virtuale reale!

 

Essere felici per te significa...? Felicità per me significa godere delle piccole cose, essere soddisfatta di quello che faccio ed è anche un  abbraccio o sorriso non richiesto!

 

 

Entra ora in contatto con la dott.ssa Barbara Orso

 

 

Mettiamo la Psicologa Laura Ciccarelli... sul lettino

by Redazione Psicologo360 14. ottobre 2011 18.33

 

Conosciamo un pò di più la dott.ssa Laura Ciccarelli

Qual è la tua specializzazione? Offro consulenza psicologica a individui, coppie, famiglie. Aiuto la persona potenziando le sue risorse e cercando una modalità di comunicazione efficace con chi la circonda. Mi occupo anche di sostegno psicologico ai neo-genitori e ai genitori di bambini prematuri, che spesso devono affrontare da soli un’esperienza emotivamente molto impegnativa.

Meglio la vita di coppia o quella da single? A me piace condividere le emozioni, quindi per il mio carattere è meglio la vita di coppia, anche se alcune volte richiede dell’impegno.

Il più grande successo e il più grande fallimento della tua vita (fino ad ora…) Non saprei dire quale sia stato il più grande successo, ma sicuramente ho avuto e ho tante soddisfazioni! Per quanto riguarda il fallimento, forse il non avere valorizzato adeguatamente il mio lavoro quando ero più giovane, lasciando che altri si appropriassero di meriti che erano miei. Ma, appunto, ero più giovane!

Per rilassarsi, meglio un film, un romanzo o otto ore filate di sonno? Meglio una serata di risate con gli amici, almeno ogni tanto. Altrimenti, libro e poi sonno.

Che rapporto hai con internet e con le nuove tecnologie? Di internet non potrei fare assolutamente a meno: riesco a staccarmene per giorni solo in vacanza.

Sei iscritto a facebook o a google+? No. Preferisco la posta elettronica e Skype. Altrimenti, vedersi di persona se possibile.

Sui Social Network l’amicizia è reale o virtuale? Penso che i più fortunati riescano a passare da molte amicizie virtuali a qualche amicizia reale. I social network, però, sono anche un modo per coltivare amicizie reali con persone lontane.

Essere felici per te significa...? La felicità è qualcosa di molto complesso e personale: ci sono tanti modi di essere felici e tante diverse sfumature di felicità. Per me è riuscire a realizzare un sogno, ma anche stare in un bel posto, circondata da persone che amo e con le quali mi sento a mio agio.

 

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Terapia di coppia: un valido supporto psicologico per vivere serenamente in due

by Dott.ssa Valeria Cani 12. settembre 2011 16.44

Per terapia di coppia si intende un percorso terapeutico che ha lo scopo di sostenere i componenti della coppia stessa quando questi incontrano e diventano consapevoli di un problema nella loro vita insieme e desiderano affrontarlo insieme a un terapeuta per superarlo. I momenti critici per una coppia possono concretizzarsi in uno dei passaggi fondamentali del loro percorso di vita: l’essere fidanzati poi coniugi, diventare genitori o non riuscire a diventarlo per problemi di infertilità, diventare genitori una seconda volta o più, sostenere i figli nella loro crescita, affrontare l’età che avanza e i figli che lasciano la famiglia, il momento del pensionamento.

La terapia di coppia può essere di aiuto anche quando i componenti di una coppia si rendono conto che sono sorte importanti divergenze tra loro, conflitti che non permettono di vivere serenamente la quotidianità, falle nel dialogo e nella comunicazione, difficoltà sorte nel mondo del lavoro che entrano prepotentemente a disturbare gli equilibri familiari.

Succede che i componenti della coppia, pur essendo molto motivati ad andare avanti, volendo salvaguardare il loro legame e magari proteggere i figli, riconoscono di non farcela a superare questo momento da soli, ma di aver bisogno di un aiuto esterno e professionale. Allora si rivolgono a chi è in grado di fornirglielo, e la terapia di coppia diventa senz’altro uno strumento efficace.

Il terapeuta che si occupa di coppie di solito appartiene alla scuola di pensiero relazionale sistemica, e lo scopo della terapia non è solo risolvere e superare “quel” problema, ma aiutare le persone ad essere più consapevoli di ciò che sta succedendo alla luce del loro modo di stare nella relazione, riconoscere di possedere altre risorse e capacità, imparare ad utilizzarle per vivere il proprio legame affettivo sicuramente più gratificante e anche costruttivo. Una coppia è in costante divenire, il cambiamento è continuo, non ci si ritrova mai nel tempo la stessa persona che si è sposata! Imparare a vedere senza paura che non ci si è congelati il giorno che ci si è conosciuti, ma che si è cresciuti e cambiati insieme ci fa vedere con allegria, serenità e tenerezza una vecchiaia in coppia, nel mondo di oggi purtroppo sempre più rara.

 

Pensi di aver bisogno di una terapia di coppia? Contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360!

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La terapia di coppia: quando serve?

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 23.40

La terapia di coppia serve per migliorare la qualità della vita a due. Che vuol dire aumentare la comunicazione, ritrovare un linguaggio comune, riportare la tenerezza fra loro e riaccendere il desiderio nella coppia. Molte persone, dopo qualche anno di matrimonio (ma oggi sempre più spesso anche dopo pochi mesi), possono sentirsi profondamente deluse del rapporto coniugale: forse lo si era troppo idealizzato, forse si pensava che lo stato di innamoramento fosse potuto durare tutta la vita. E allora sono tentate nel gettare la spugna e a dirsi “no, proprio non va”. Unica prospettiva: la separazione. Grande errore: la relazione di coppia non è statica, tutt’altro.

La vita a due è dinamica, perché ogni giorno si verifica la trasformazione dei sentimenti e delle emozioni dell’innamoramento, intense ma ancora fragili, in un sentimento più profondo, quello dell’amore, in cui la relazione fra i due partner si stabilizza, nel senso che diventa più solida, mentre le emozioni che la riguardano diventano più sfumate.Quando la coppia rimane unita, molte sono le vicende di vita che si devono attraversare e che cambiano sia le persone che la relazione.

terapia-coppia

Questo è quello che “dovrebbe” accadere in un rapporto maturo e sereno. Perché in molti casi i cambiamenti riguardano in prevalenza solo uno dei due partner, che chiede e concede di più o di meno, a seconda delle circostanze. Cambiamenti che hanno diversi nomi: tradimento, crisi lavorativa, arrivo dei figli, ingerenze dei genitori reciproci. A volte ricadono solo su un elemento della coppia, a volte invece viene “elaborato”, cioè vissuto, diversamente da entrambi. Questo provoca uno squilibrio che, se non affrontato, può portare alla crisi della coppia.

Ci si rivolge ad uno psicologo perché se entrambi i partner sono troppo coinvolti emotivamente non riescono più ad analizzare la loro situazione con il necessario distacco. Lo psicologo svolge qui una funzione di mediatore, di arbitro, a cui i due coniugi fanno entrambi riferimento per esprimere le loro tensioni ed il loro malcontento. L’obiettivo è quello di ritrovare la serenità coniugale. I partner, durante gli incontri, possono ricevere suggerimenti su come aumentare la comunicazione, ritrovare un linguaggio comune, riportare la tenerezza fra loro. Non sempre la decisione di rivolgersi allo specialista è condivisa da entrambi i partner, per cui accade abbastanza di frequente che lo psicoterapeuta si trovi davanti una persona motivata e alla sincera ricerca di aiuto, disposta a parlare e a cercare soluzioni ed un’altra che, con atteggiamento di sufficienza, se non di sfida, ascolta tutto senza commentare, senza svelarsi. In questi casi non bisogna scoraggiarsi subito: il partner poco motivato potrebbe sbloccarsi alla seconda o terza seduta; certamente se la cosa non avviene la terapia di coppia non può proseguire.

La terapia di coppia non deve mirare a mantenere unita la coppia, ma a cercare di capire quale è la situazione migliore per quella determinata coppia o per quella determinata famiglia: in alcuni casi la separazione può essere riconosciuta come il male minore.Una psicoterapia di coppia se funziona, comincia a produrre i suoi effetti già dalle prime sedute: i due partner si sentono più sereni, tornano a comunicare e recuperano la loro intimità sessuale, per questo motivo la durata complessiva non è mai molto lunga.

Il valore della terapia offerta dallo psicoterapeuta, rispetto ad una soluzione-fai-da-te è che lo specialista può:

  • proporre soluzioni alternative
  • aiutare la coppia a ristabilire delle nuove regole condivise da entrambi
  • fornire una nuova lettura del loro passato
  • valutare i motivi dell’uno e dell’altro con maggiore obiettività  

Oltre che nei discorsi fatti in seduta, questo particolare tipo di psicoterapia si basa anche sulla formulazione di obiettivi da raggiungere, per cui non è raro che il terapeuta assegni dei ‘compiti’ da svolgere a casa, che possono riguardare entrambi i partner o, di volta in volta, uno dei due. In genere uno dei compiti più frequentemente assegnati ad entrambi i partner è quello di scrivere un diario con le loro sensazioni, i pensieri e le emozioni provate durante la settimane, in modo da riproporre questo materiale in seduta, per poterlo analizzare con il terapeuta. Quando si è in terapia, la legge fondamentale da osservare è poi quella del silenzio: si parla di tutto, ma non delle cose che dividono e soprattutto se c’è da litigare, bisogna trattenersi, per poterlo fare davanti allo specialista.

Le sedute possono essere settimanali o quindicinali, a seconda delle situazioni e del grado di conflittualità; la durata di ogni seduta è leggermente più lunga di una seduta individuale; il costo varia moltissimo da uno specialista all’altro, per cui vale la pena informarsi sul costo di una seduta, in modo da rendersi conto se la spesa richiesta può essere affrontabile. Un buon terapeuta, però, è flessibile e non schematico: tiene sempre in considerazione anche lo stato economico del paziente, creando tariffe “su misura”. E’ sempre meglio aiutare una coppia a trovare la giusta soluzione che speculare sui malesseri relazionali.

 

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Fertilità: come calcolare il periodo fertile

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 22.26

Una delle domande più legate alla fertilità e in senso lato al concepimento di un figlio è come calcolare il periodo fertile.

Non è così semplice, in realtà. Questo periodo corrisponde all'ovulazione, cioè all'espulsione dell'ovocita da parte dell'ovaio, la cui durata è diversa da donna a donna. Va ricordato: un ciclo è compreso tra il primo giorno delle mestruazioni e il primo giorno delle mestruazioni seguenti. Durante un ciclo normale di 28 giorni, l'ovulazione si verifica verso il 14esimo giorno; mentre in un ciclo di 35 giorni l'ovulazione avviene verso il 21esimo giorno. Diversi fattori possono, però, incidere sul giorno dell'ovulazione, e quindi si deve allargare il periodo di fertilità dall'undicesimo al diciottesimo giorno.

fertilià calcolo periodo fertile

Le probabilità diminuiscono con l'aumento dell'età dei partner e solo una coppia su quattro concepisce un figlio nel mese che segue l'interruzione della contraccezione, e i due terzi durante i sei mesi successivi.  Non esiste una ricetta miracolosa per rimanere incinta, ma il fatto di condurre una vita sana ne aumenta le probabilità.

Ecco qualche consiglio:

- la fertlità dipende molto dall’età, è al suo livello massimo verso i 25 anni. Diminuisce progressivamente a partire dai 26, poi diminuisce progressivamente verso i 38 anni.

- idratare il corpo bevendo molta acqua. E' il modo migliore per purificare l'organismo; e vanno privilegiate  acque ricche di calcio e magnesio

- fare movimento frequente e non troppo violento, con una certa costanza (pilates, yoga, camminata dolce)

- stress e fertilità non vanno d'accordo. Non esistono studi approfonditi sugli effetti dello stress sulla fecondità, però si sa che lo stress nuoce al benessere della futura mamma (disturbi del sonno, del comportamento alimentare, nervosismo) e quindi agisce, anche indirettamente, sulla fertilità

- ridurre il fumo: diversi studi hanno dimostrato che il tabacco riduce la fertilità nelle donne

- poco alcol: è dannoso per il feto e altera la fertilità

- l’obesità e la magrezza eccessiva nuociono alla fertilità


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Desideri sessuali e mancanza di desiderio nella coppia

by Redazione Psicologo360 2. settembre 2011 06.57

La mancanza di desiderio sessuale è un fantasma che assilla molte coppie. Purtroppo la vita a due si scontra, spesso, con il peso che alcuni miti o pregiudizi, appartenenti alla cultura occidentale, hanno sulla nostra esistenza. Ce ne sono alcuni capaci di condizionare in modo pesante le dinamiche di relazione esistenti tra i due partner, rendendo così difficile l’accensione del desiderio. Sono miti del superuomo o della superdonna che arrivano anche a generare gravi distorsioni nel rapporto.  Uno su tutti, forse il più pesante da sopportare e da elaborare: quando il sesso viene considerato buono solamente se c'è un orgasmo.

mancanza desiderio nella coppia

Questo fantasma del piacere, che deve portare al settimo cielo, diventa il metro di misura di tutta l’intesa a due, tanto che molte donne, e da qualche tempo anche alcuni uomini, fanno finta di avere orgasmi per paura di un giudizio negativo. Piacere, complicità e armonia diventano quindi valori secondari, la cui presenza non è fondamentale. Un altro mito da sfatare è il luogo comune per cui il sesso DEVE essere spontaneo e quindi NON progettabile e altrettanto NON affrontabile a parole.

Guai a parlare di sesso tra due persone che vivono insieme.Sbagliato. In realtà la vita è troppo piena di incombenze per cui bisogna invece, con coscienza, dedicare spazi e tempo a sesso e gioia, perché non restino schiacciati dal tran-tran di tutti i giorni. Un modo per farlo di più e meglio è riservargli attenzione: per questo è necessario prenotare tempo e spazio da dedicare al sesso, appunto per parlarne e progettarlo.

Un altro luogo comune che, a volte, distrugge lentamente l’unione a due riguarda la "potenza maschile". L’opinione che "i veri uomini non hanno problemi sessuali" sembra sia molto diffusa. Niente di più errato. In questo caso il mito provoca una distorsione sulla coscienza della persona: si arriva a pensare che il vero maschio è tale se "funziona" sempre. Questa è la conseguenza diretta di una certa visione della mascolinità, e del tipo di richieste che la nostra società fa agli uomini.

Invece, uomini e donne hanno uguali quantità di problemi, ma tanti uomini hanno, in più, il problema che non possono accettare un aiuto. Cosa fare?

Occorre che le scuole organizzino con maggior frequenza corsi di educazione sessuale, che non spieghino solo l'anatomia e il sesso in maniera scientifica, ma che riescano a sottolineare che anche i sentimenti hanno la loro importanza. I ragazzi devono e hanno bisogno di confrontarsi.

Altro pregiudizio che la coppia sfatare: il sesso non è una sfida e una competizione. La donna, come hanno dimostrato recenti studi, può non raggiungere l'orgasmo con le pratiche classiche, ma provare maggiori sensazioni con carezze ed altre effusioni. In una parola, bisogna guardare al sesso come ad una terra di nessuno, dove non ci sono regole assolute e universali: nel sesso tutto è lecito purché il partner sia consenziente.

Bisogna ricordare poi che gli uomini hanno dieci volte di più delle donne pensieri di sesso e, per contro, le donne hanno spesso troppe incombenze per avere il tempo per pensare a farlo.

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