Che cos'è l'ansia

by Dott.ssa Monica Dellupi 6. December 2011 19:18

 

L’ansia è un’emozione, è il timore per qualcosa che si ritiene possa accadere in futuro. L’ansia sarà tanto più intensa quanto più grande si immaginerà il pericolo.

 

Il nostro organismo entra in uno stato di allerta, derivante dall’emozione primordiale della paura, per prepararsi quindi ad affrontare il pericolo oppure a fuggire. L’ansia si manifesta attraverso svariati sintomi fisici: il cuore aumenta il ritmo, il respiro si fa affannoso, a volte le mani sudano, la nostra muscolatura si tende, tutti i nostri sensi sono in uno stato di allerta.

 

L’ansia e le emozioni di allarme ad essa simili, quali panico, angoscia e paura hanno degli aspetti adattivi, ma anche disfunzionali. Prendiamo in considerazione la paura: quando proviamo paura il respiro diventa più rapido e così anche il nostro battito cardiaco, questa emozione ci segnala un pericolo e ci consente di prepararci per metterci in salvo. Di solito la reazione di paura è intensa e diminuisce per poi cessare quando il pericolo  si allontana, nell’ansia invece il pericolo è percepito come meno intenso e più vago, ma l’emozione è più prolungata.

 

La persona ansiosa fa di continuo ipotesi negative su eventi che gli possono capitare da ora fino alla fine della sua vita e questo genera un continuo e logorante rimuginio. Preoccuparsi per il futuro inoltre non diminuisce la probabilità che un evento negativo si verifichi.

 

Come sosteneva George Kelly, (1955) è minaccioso ciò che appare imprevedibile, quindi ci spaventa ciò che non conosciamo, che non possiamo prevedere e di conseguenza controllare.

 

L’ansia è presente in tutti i disturbi, in una fase del loro decorso compare una componente ansiosa, ad esempio le fasi profonde di depressione o i disturbi correlati all’uso di sostanze.

 

Ma si può guarire dall’ansia? Si può imparare a gestirla, prendendo consapevolezza di come si funziona. Ad esempio l’intervento cognitivista è consigliato da tutte le più recenti ricerche della “Evidence Based Medicine”.

 

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Quando si può parlare di depressione

by Dott.ssa Monica Dellupi 6. December 2011 14:45

La parola depressione è di facile comprensione, infatti ad ognuno di noi è capitato di avere un momento o una giornata durante i quali ci si è sentiti tristi  ed abbattuti e si ha la sensazione di “vedere tutto nero”.  Il problema sorge quando l’emozione della tristezza e della malinconia sono sproporzionate agli avvenimenti che li hanno provocati  e si ha una condizione stabile e patologica di abbattimento dell’umore,  in questo caso si può parlare di depressione.

E’ importante differenziare la depressione dal dolore: il dolore si prova come risposta ad una perdita oggettiva come ad esempio la morte di una persona cara o un fallimento di fronte ad un importante prova. Si entra nella patologia quando questa emozione diventa troppo prolungata nel tempo e sproporzionata rispetto all’evento scatenante, causando nell’individuo difficoltà nella gestione della propria vita sociale e lavorativa.

La depressione è tra i disturbi psicologici più diffusi ed è più frequente nel genere femminile.

La depressione può essere presente anche nell’infanzia e nell’adolescenza e non va assolutamente trascurata. Nella prima infanzia si manifesta spesso con disturbi dell’alimentazione e del sonno, in seguito con regressioni e reazioni di fuga, quando invece il bambino è più grande cominciano ad emergere sentimenti depressivi quali disobbedienza, eccessi d’ira, scarso impegno o motivazione.

depressione femminile

L’individuo depresso si vede inadeguato, inutile e non desiderabile e ritiene che i suoi fallimenti siano attribuibili esclusivamente a se stesso e mai spiegabili anche attraverso eventi esterni,  si critica ed è convinto di non meritarsi la serenità. Chi è depresso ha inoltre la tendenza ad interpretare in modo negativo ciò che gli accade e a fare previsioni negative sul proprio futuro.

La depressione può essere collegata ad una perdita, al rimpianto per qualcosa che non c’è più:una condizione precedente, un oggetto d’amore o uno stato ideale.

Attraverso la psicoterapia è possibile curarsi dalla depressione, il primo passo è ammettere di aver bisogno di un sostegno, in seguito attraverso l’utilizzo di alcune tecniche ad esempio la ristrutturazione cognitiva dei pensieri negativi automatici in pensieri più funzionali , c’è la possibilità di riuscire a pensare al proprio futuro in modo più positivo. Pensieri positivi generano emozioni positive e sono di supporto per avere comportamenti diversi.

 

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L’orientamento scolastico: imparare ad orientarsi

by Dott.ssa Monica Dellupi 29. November 2011 12:12

 

Che cos’è l’orientamento scolastico? Il termine “orientare” significa “disporre in un determinato verso circa i punti cardinali” e anche “fornire o fissare un determinato indirizzo nell’ambito di un’attività intellettuale”. (Devoto, Oli, Voc. della lingua italiana, 1987). Nel contesto scolastico significa supportare una persona in un processo decisionale per compiere una scelta.

E’ importante insegnare all’individuo ad auto orientarsi, ovvero dargli gli strumenti e le conoscenze che lo mettano in grado di compiere una scelta consapevole , autonoma  e responsabile.

L’intervento orientativo  è in questo senso un percorso di autoconoscenza che supporta la persona nel processo decisionale nelle scelte scolastiche e professionali. L’individuo viene affiancato in questo processo analizzando i suoi bisogni, le sue motivazioni, i suoi interessi , le sue attitudini e i suoi valori professionali e mettendoli in relazione con il contesto socio-economico e culturale nel quale è inserito.

Alcune scelte fondamentali per il nostro futuro vengono effettuate nell’adolescenza,  un periodo della vita delicato, nel quale l’individuo è soggetto a molti cambiamenti.

orientamento scolastico

Nell’adolescenza di solito viene richiesto l’intervento orientativo per essere supportati  nella scelta scolastica, ad esempio nel passaggio da un ciclo di studi ad un altro, per difficoltà che si incontrano durante il percorso formativo o per il passaggio dalla scuola al lavoro al termine della scuola secondaria.

La costruzione dell’identità personale è in genere considerato il compito evolutivo fondamentale dell’età adolescenziale (Erikson,1982)

Ci si pone la domanda del “chi sono io?”per creare un ponte fra se stessi nel passato, nel presente e nel futuro, cioè un sentimento di continuità di sé nel tempo, diventa quindi  importante elaborare un progetto per il proprio domani.

L’orientamento  aiuta i ragazzi nell’imparare a individuare e indagare le proprie risorse e i propri vincoli, questo è utile non solo per la scelta scolastica, ma in generale nelle scelte che la vita costantemente propone.

Secondo Bandura (1995)  l’acquisizione delle competenze scolastiche è la sfida più impegnativa che la persona si trova ad affrontare nel proprio processo di crescita.

Riuscire ad affrontare la transizione fra cicli di studio ed inserirsi positivamente nel nuovo ciclo scolastico accresce l’autostima, aumenta la fiducia di essere in grado di affrontare altri compiti e rende più facile il proseguire del percorso scolastico.

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I disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia

by Dott.ssa Monica Dellupi 29. November 2011 11:55

Quando è possibile parlare di disturbi alimentari? Secondo quanto riportato nel DSM IV  (il manuale diagnostico e statistico per i disturbi mentali) “I Disturbi della Alimentazione sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare.

Questa sezione di disturbi comprende due categorie specifiche, l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa.

Caratteristico dell’Anoressia Nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale.

La Bulimia Nervosa è caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate” seguiti dall’adozione di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, diuretici o altri farmaci; il digiuno o l’attività fisica praticata in maniera eccessiva. Caratteristica essenziale comune ad entrambi i disturbi, Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa, è la presenza di una alterata percezione del peso e della propria immagine corporea. I Disturbi della Alimentazione che non soddisfano i criteri di nessun specifico disturbo vengono classificati come “Disturbi della Alimentazione Non Altrimenti Specificati”.

L’età media di insorgenza dei disturbi alimentari è fra i 15 e i 25 anni e sono più diffusi fra le donne. Nell’anoressia possono insorgere complicanze mediche legate alla denutrizione come ritardo o arresto dello sviluppo puberale e della crescita staturale, predisposizione all’osteoporosi e aumento del rischio di fratture.

Nella bulimia invece, si possono avere traumi del tratto gastrointestinale, squilibri idroelettrici e a causa del vomito problemi dentari. Quando è presente un disturbo del comportamento alimentare in età evolutiva è molto importante fare una diagnosi precoce.

Vi sono un insieme di fattori predisponenti: socio-culturali,biologici, caratteristiche psicologiche e familiari. Fra i fattori socioculturali possiamo evidenziare la pressione che subiamo verso la magrezza (“magro è bello”) e l’abbondanza di cibo.

anoressia, bulimia

 

Le principali caratteristiche psicologiche riguardano il senso di inadeguatezza legato a più aspetti della propria vita. Le ragazze che sviluppano un disturbo del comportamento alimentare spesso mostrano un senso dell’identità labile, fanno molta fatica a capire chi sono e cosa vogliono, spesso sono condiscendenti, temono il giudizio degli altri, sono perfezioniste, si pongono obiettivi eccessivamente elevati e non contemplano la possibilità dell’errore, hanno una bassa autostima e difficoltà nella gestione delle emozioni. Talvolta la famiglia di origine è critica, intrusiva e con alte aspettative nei loro confronti.

Davanti ad un caso di anoressia o bulimia si ragiona insieme alla paziente, alla famiglia ed al medico curante se richiedere o meno un ricovero, è opportuno prendere in considerazione questa eventualità quando l’Indice di Massa Corporea è inferiore a 16 kg/m. Il ricovero è invece più raro nel caso di pazienti bulimiche.

L’approccio cognitivo comportamentale è efficace nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Uno dei trattamenti di maggior successo (il protocollo di Fairburne) include la rieducazione ad un’alimentazione corretta, l’intervento psico-educativo e quello comportamentale, affiancato alla ristrutturazione cognitiva.

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Che cos'è l'autostima

by Dott.ssa Monica Dellupi 23. November 2011 21:54

L’autostima è l’opinione che abbiamo di noi stessi. Il concetto di autostima deriva dal significato di stimare ovvero misurare il nostro valore. Una buona autostima rende la vita più semplice nel senso che chi crede in se stesso affronta le piccole grandi sfide quotidiane con maggior serenità, fiducia e coraggio tutti elementi che contribuiscono a determinare successo in quello che sono i nostri obiettivi.

In quanto individui inseriti in un gruppo abbiamo necessità di essere approvati e considerati, l’autostima deriva dalla consapevolezza di essere utili e competenti nella nostra vita quotidiana.

Talvolta capita, a causa di un fallimento, di perdere parte della stima che abbiamo in noi stessi e così di ritrovarci tristi, spesso demotivati, con scarsa fiducia in quelle che sono le nostre capacità, ovvero con un basso senso di autoefficacia. In queste situazioni prevale in noi un sentimento di ansia e depressione che ci rende frustrati  e questo può rappresentare una minaccia alla nostra autostima. Se si ha una tendenza a provare questi sentimenti può essere che si abbia un problema di autostima.

 

autostima

 

Per avere una buona autostima è importante lavorare sull’auto-accettazione e sul senso di autoefficacia.

L’auto-accettazione consiste nella capacità di slegare il nostro valore da valutazioni esterne a noi, il nostro valore è intrinseco,gli esseri umani sono troppo complessi per potergli mettere delle etichette, è inoltre importante imparare ad accettare i propri errori.

Il senso di autoefficacia nasce dalla presa di consapevolezza di essere in grado di svolgere dei compiti che ci siamo prefissati, quindi ponendoci degli obiettivi realistici, ma che riteniamo utili, e arrivando con determinazione al loro raggiungimento il nostro senso di autoefficacia aumenterà e di conseguenza anche la nostra autostima.

 

Ritieni di avere qualche problema con l’autostima? Se desideri approfondire questa tematiche contatta lo staff di Psicologo360.it

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