Internet e Psicologia: "Sicuri in Rete", Guida all'uso consapevole di Internet e dei Social Network

by Redazione Psicologo360 12. febbraio 2012 15.02

Prenotabile sul sito della Hoepli, e dal 28 febbraio presente in tutte le migliori librerie d'Italia, "Sicuri in rete" è la guida per genitori, insegnanti all'uso consapevole di Internet e dei Social Network (presentazione ufficiale il 2 Marzo a Sanremo presso la Sala Manifestazioni del Casinò di Sanremo). Il libro è il frutto del lavoro sul campo dei due sanremesi, che da anni collaborano in un'attività formativa all'avanguardia circa le nuove tecnologie.

L'aspetto innovativo del lavoro e quindi del libro dei due autori è l'unione delle conoscenze informatiche a quelle psicologiche perché essendo oggi internet qualcosa che coinvolge tutti in modo trasversale e che influenza la vita di tutti noi, non si può farne uso senza considerarne gli aspetti sia tecnici che psicologici.

E oltre alle implicazioni psicologiche anche le implicazioni da un punto di vista legale. Internet ha moltissime potenzialità ma è anche un mondo di pericoli che, così come nella vita reale, è bene conoscere, non per evitarli ma per affrontarli in modo consapevole. Il messaggio del libro non è il solito banale allarmismo ma anzi è un invito ad usufruire il più possibile dei vantaggi che la rete offre ma per farlo bisogna conoscere, e visto che per la prima volta nella storia i ragazzi ne sanno più degli adulti, non sono solo loro a dover imparare ma anche, e soprattutto, genitori ed insegnanti, che solo così potranno proteggere e fare da guida ai loro figli.

Tra gli argomenti trattati: dipendenza da internet, cyberbullismo, privacy, legalità informatica, copyright, cyber pedofilia, chat, Facebook, peer education, strumenti per gli insegnanti e molto altro tra cui un capitolo sulla consulenza psicologica online in collaborazione con il team di Psicologo360.it.

Un testo ricco di informazioni ma al tempo stesso semplice da leggere può essere la risposta per colmare le mancate conoscenze psicologico-informatiche di esperti e non. Visita anche il sito www.sicurinrete.com

Laura Bissolotti, è psicologa e psicoterapeuta in formazione lavora a Sanremo e fa consulenze online (www.bissolotti.net). Mauro Ozenda con esperienza ventennale nel settore informatico, svolge attività formativa da diversi anni facendo formazione per realtà importanti quali Microsoft e Unicef su progetti formativi sull’uso sicuro delle nuove tecnologie (www.tecnoager.eu)
 

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Eventi

Combattere l'insonnia da tv

by Redazione Psicologo360 23. ottobre 2011 23.39

L’insonnia da tv è un prodotto dei nostri tempi. Ne soffre unapersona su cinque, ed è provocata alla prolungata esposizione ai programmi televisivi.

Sembrerebbe una battuta o una leggenda metropolitana, ma stare ore a guardare la televisione provocherebbe uno stato di sovraeccitazione che non si placa neanche con l’andare a dormire, spegnere la luce o immergersi nel totale silenzio. Anzi, sarebbe proprio quel silenzio a provocare insofferenza e insonnia in questi soggetti.

L’insonnia da televisione peggiora poi se l’apparecchio tv viene portato e guardato in camera da letto. La posizione distesa nel letto e lo stato di abbandono del soggetto rendono più forte l’assorbimento delle immagini e la loro suggestione, come se l’individuo fosse una spugna pronta ad assorbire.

insonnia da tv

La cosa migliore in questo caso è portare via la televisione dalla camera da letto che, tra l’altro, si riempie di irradiazioni che nuociono alla salute.

L’insonnia da televisione si manifesta con uno stato di leggera e perenne agitazione, e il consiglio è di far passare qualche minuto tra lo spegnimento dell’apparecchio e l’inizio del sonno, magari assumendo una tisana calda.

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Insonnia d'amore: che cos'è e come curarla

by Redazione Psicologo360 23. ottobre 2011 23.31

L’insonnia d’amore ha una sua precisa manifestazione. È caratteristica in persone esposte ad una certa fragilità emotiva, con insicurezze che si manifestano anche in altri aspetti e per altri motivi. Sono persone che sono soggette a crisi di ansia prima di prove, o ad appuntamenti ritenuti importanti. Un esempio: un esame, un colloquio di lavoro, un appuntamento con un gruppo di persone (una cena, una festa, una vacanza).

Di base il problema di queste persone è la paura del giudizio e, di conseguenza, del fallimento. Quindi la loro ansia di prestazione è elevata alla massima potenza.

L’insonnia d’amore è simile a una di queste situazioni suddette: il soggetto affetto da insonnia amorosa soffre di agitazione continua, sia in prossimità di un appuntamento, sia in stato di pausa tra un appuntamento e l’altro. In questi stati di insonnia lui/lei non si libera dalla tensione del giudizio, che prevalentemente è il proprio giudizio.

insonnia d'amore

Chi soffre di insonnia d’amore in genere rivede continuamente il proprio comportamento, il parlare, l’agire, e si esamina con spietata lucidità. Questo non rilassa mai: l’insonne vede e rivede con maniacale insistenza tutto quello che fa, ha fatto e farà prossimamente.

È ovvio che un simile comportamento conduce spesso anche all’usura del rapporto.

L’insonne, per uscire da questo comportamento compulsivo, non ha bisogno di rassicurazioni da parte del partner ma di una terapia psicologica costante, con il sostegno esterno del partner.

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Curare l'insonnia con rimedi naturali

by Redazione Psicologo360 17. ottobre 2011 00.16

Come curare l'insonnia? Esistono rimedi naturali molto efficaci:

1. E' sempre meglio andare a dormire ogni sera e alzarsi ogni mattina alla stessa ora, anche durante il fine settimana, durante le vacanze e indipendentemente da quanto si è dormito la notte;

2. Se ci si sveglia prima che suoni la sveglia, è buona cosa alzarsi dal letto e iniziare la propria giornata lavorativa, con piccole cose da fare;

3. Andare a letto solo quando si è assonnati, e non per abitudine;

4. Se non si riesce a dormire, è sempre preferibile non rimanere a letto, ma alzarsi, o magari uscire dalla camera da letto e dedicarsi ad attività rilassanti e piacevoli, come la lettura di un libro, guardare la televisione o fare un bagno caldo;

insonnia rimedi

5. Utilizzare il letto solo per dormire: no al mangiare a letto, non guardare la tv a letto, non trasformarlo in accampamento;

6. Cercare di rilassarsi il più possibile prima di andare a letto, per esempio facendo un bagno caldo (ma non la doccia, che ha un effetto stimolante e rivitalizzante), oppure assumere bevande ad effetto rilassante, come latte caldo o tisane o infusi a base di erbe (sempre valida la vecchia camomilla);

7. Se si ha fame all’ora di andare a dormire, è meglio mangiare qualcosa di leggero per non avere poi problemi di digestione;

8. Meglio dormire in un letto comodo, in una camera da letto protetta quanto più possibile dai rumori, in una stanza con una temperatura ambiente né troppo fredda né troppo calda;

9. E' consigliabile mangiare ad orari regolari, evitando pasti abbondanti in prossimità del sonno, dando la preferenza ai cibi ricchi di carboidrati;

10. Svolgere con regolarità un’attività fisica durante il giorno, soprattutto di pomeriggio a poche ore dal sonno.

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Curare la depressione con la terapia psicologica

by Redazione Psicologo360 10. ottobre 2011 08.33

La terapia psicologica (o cognitivo comportamentale) si è dimostrata molto efficace per la cura della depressione. L’intervento psicologico è fondamentale per modificare i pensieri che possono sostenere e nutrire la depressione.

curare la depressione

Questo perché le persone che ne soffrono tendono ad avere un atteggiamento ipercritico verso se stessi, sono portate ad accusarsi oltre ogni evidenza, vanno a notare maggiormente gli eventi negativi nelle situazioni quotidiane. La terapia cognitivo comportamentale aiuta la persona a sviluppare una possibilità di pensiero più equilibrata e razionale. Dall’altro lato con la terapia psicologica si aiutano le persone a trovare maggiori e migliori strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane, che probabilmente hanno portato a comunicare più efficacemente (seguendo anche l’individuale inclinazione) per risolvere i problemi nei quali si trova coinvolto.

La cura della depressione, quindi, invita la persona a riprendere gradualmente le attività che sono state abbandonate, magari cominciando da quelle più piacevoli e meno impegnative, a sviluppare comportamenti più efficaci per risolvere i propri problemi, a pensare in modo più equilibrato e razionale. La terapia cognitivo comportamentale si differenzia molto da altri tipologie di psicoterapie. A differenza di altre, come ad esempio la terapia psicoanalitica, la terapia cognitivo comportamentale è centrata sul presente, sui sintomi, tende a produrre soluzioni fattive e concrete per i problemi presentati. In questo senso si da un peso minore a quanto accaduto nell’infanzia o a quanto gli eventi passati possano incidere sul presente. E si guarda al futuro.

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La depressione post parto: sintomi e cause

by Redazione Psicologo360 10. ottobre 2011 08.19

La depressione definita post partum (dal latino “dopo il parto”) è un particolare stato depressivo che arriva immediatamente dopo la nascita del bambino, in genere dopo una settimana circa dal parto. Può avere la durata di diversi giorni, essere uno stato passeggero o transitorio, oppure può attaccare lo stato d’animo della madre e progredire fino a minacciare lo stato di serenità di bambino e madre.

Questi i sintomi della depressione post parto:

  • indolenza
  • affaticamento
  • esaurimento
  • disperazione
  • inappetenza
  • insonnia o sonno eccessivo
  • confusione
  • pianto inconsulto
  • disinteresse per il bambino
  • paura di far male al bambino o a se stessa
  • improvvisi cambiamenti di umore

La scienza medica non ha saputo fornire ancora delle spiegazioni definitive riguardo alle cause del fenomeno, anche se alcuni studi fanno risalire la “depressione post-partum” a mutamenti ormonali nella donna, in particolare per il calo del livello degli estrogeni e del progesterone. a sostegno di questa tesi vi è anche uno stato simile in molte donne nello stato pre mestruale.

depressione port partum

 

In realtà ci sono molti altri fattori che concorrono alla comparsa della “depressione post-partum”, e sono prevalentemente di origine psicologica. La depressione post partum è legata agli eventi immediatamente successivi al parto, come il cambiamento di ruolo della donna in ambito sociale, il timore per le sue imminenti responsabilità, il proprio aspetto fisico, il mutamento di relazione con il partner. La sintomatologia della depressione post-partum può manifestarsi in forma lieve e svanire nel giro di pochi giorni, ma che se dovesse protrasri nel tempo richiede l’intervento di uno specialista.

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Sintomi della depressione: come si manifesta

by Redazione Psicologo360 10. ottobre 2011 08.17

La depressione si manifesta con differenti sintomi. La persona depressa accusa tristezza, un senso di abbattimento e prostrazione e si sente incapace di provare emozioni piacevoli. Via via, a queste manifestazioni psicologiche, si associa anche la perdita di interesse per le attività abituali e l'incapacità a prendere qualsiasi iniziativa o decisione.

Il paziente è evidentemente distaccato da ciò che lo circonda (familiari, amici, lavoro), e con il tempo si ritira sempre più progressivamente da ogni occupazione o incarico. Manifesta indifferenza verso cosa che in passato gli procuravano gioia. In realtà questa indifferenze è un fonte di uno stato di sofferenza proprio perché non riesce a provare più emozioni e sentimenti.

sintomi della depressione

Successivamente la persona depressa non prende più decisioni, tutto gli sembra estremamente problematico e insormontabile, e con il tempo sviluppa un senso di incapacità e di inadeguatezza personale.

In genere si sente in colpa perché non riesce più a svolgere né compiti né mansioni affidatigli e si considera l'unico responsabile di eventuali problemi familiari. Molto spesso elenca problemi di varia natura e gravi difficoltà economiche che la famiglia si è trovata ad affrontare per causa sua. Problemi e disagi che molto spesso none sistono ma sono frutto dello stato di depressione incalzante.

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La depressione: un disturbo sempre più diffuso tra le donne

by Redazione Psicologo360 10. ottobre 2011 08.07

La depressione è un disturbo molto diffuso tra la popolazione generale e molto ben conosciuto. Sembra, infatti, che ne soffra dal 10% al 15% delle persone, con una frequenza maggiore tra le donne. E’ due volte più sentito nelle donne in età adolescenziale piuttosto che nei maschi della stessa età. Alcuni hanno episodi di depressione isolati seguiti da molti anni senza sintomi, mentre altri hanno gruppi di episodi, e altri ancora hanno episodi sempre più frequenti con l'aumentare dell'età.  Tra le possibili cause della depressione troviamo fattori di tipo psicosociale, ma anche di tipo genetico e biologico. Da non sottovalutare, come cause scatenanti la depressione, anche episodi traumatici come lutti o divorzi. Studi frequenti e costanti nel tempo hanno infatti rilevato che un momento iniziale (come appunto una perdita grave, un trauma affettivo, un episodio traumatico) danno il via a ripetuti e successivi momenti di depressione.

depressione

Tra eventi scatenanti possiamo trovare anche cambiamenti nelle condizioni lavorative o l’inizio di un nuovo tipo di lavoro, la malattia di una persona cara, gravi conflitti familiari, cambiamenti nel giro di amicizie, cambiamenti di città. Gli studi supportano anche l’ipotesi dell’ereditabilità della depressione: infatti i figli di genitori depressi presentano un rischio più elevato di sviluppare depressione. Tra le cause di questo disagio si hanno anche modificazioni a livello biologico, nella regolazione di alcune sostanze come neurotrasmettitori e ormoni.

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Come guarire dall'ansia

by Redazione Psicologo360 2. ottobre 2011 23.36

Si può guarire dall'ansia? Tonino Cantelmi, specialista in psichiatria e psicoterapia, è stato già alle prese con sindromi “sui generis”. Nel 2000 introdusse in Italia il saggio di Kimberley Young sulla dipendenza da internet (“Presi nella rete”), e poi affrontò il problema della sessodipendenza. Con il suo “Oltre la gabbia del panico” spiega come, cosa e perché scatta la crisi ansiosa che degenera in panico. “Chi soffre di ansia vive costantemente nella ricerca continua di un posto sicuro dove correre. Perché il problema dell’ansioso è il disagio perenne nel suo stato presente. Una situazione simile a quella di chi si porta addosso una borsa valori, con la responsabilità pesante di portare a compimento la sua consegna”. Con l’unica differenza che la borsa valori è “semplicemente” la propria vita. “Il vivere è la cosa più ardua che dobbiamo portare avanti, e l’ansioso sente questo compito come qualcosa di insopportabilmente gravoso. L’ansioso ha aspettative di benessere che sente sempre disattese, intralciate da fattori esterni ad altri invisibili”.

Ansia

Le situazioni temute dall’ansioso sono soltanto nella sua testa, ma è talmente viva di particolari, nitida, che è difficile convincersi che non sia reale. Lo è perché è vissuta come tale, nelle emozioni, nelle sensazioni, nelle reazioni del corpo. In realtà un po’ ansia è dentro ad ogni individuo, ma c’è un livello di guardia tra buona e cattiva, tra innocua e pericolosa. “La paura, stadio iniziale di una possibile ansia, è una reazione radicata in noi dai tempi più antichi, è l’emozione che funzionalmente ci permette di reagire energicamente alle avversità della vita, è ciò che permetteva all’uomo primitivo di difendersi dagli animali feroci. Ma quando la paura è sviluppata in maniera esagerata, non pertinente cioè al reale stato di pericolo, questa diventa ansia. E se la paura mi aiuta a prendere le dovute difese e le dovute precauzioni da situazioni che potrebbero causarmi dei danni, l’ansia è invece un elemento che mi impedisce di agire, di svolgere le mie attività”.

La differenza tra paura e ansia sta nel fattore di pericolo: nella paura è esterno e concreto, nell’ansia è interno e immaginato. Ci sono però delle spinte epocali che hanno dato un impulso di crescita, in senso negativo, di questo fenomeno. “Una realtà caotica e complessa come quella attuale determina necessariamente schemi comportamentali altrettanto complessi, e talvolta disfunzionali, che possono diventare vere e proprie gabbie in cui si rimane intrappolati.

Non è detto però che tutti, a causa della vita forsennata che si conduce, siano destinati a diventare vittime delle crisi di panico. Ci sono, come sempre in questi casi, fattori di rischio. “I periodi di forte stress, oppure traumi, perdite o lutti, o ancora problemi legati a lunghi stati di salute precaria; eccessiva mole di lavoro e scarso riposo, reazione allergica a medicinali, sforzi fisici improvvisi e violenti: tutti questi fattori possono ingenerare una crisi di ansia che si può trasformare in panico. E il primo medico per un malato è il malato stesso. Interrogandosi sui motivi per cui si entra in uno stato di ansia, ci si renderà conto se è solo una preoccupazione ingigantita, o se davvero abbiamo bisogno d’aiuto”.

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Attacchi di panico: una patologia senza barriere sociali

by Redazione Psicologo360 2. ottobre 2011 23.20

Di attacchi di panico sembra che ne soffra il 4% degli italiani. Ma non solo. Nel mondo dello spettacolo e della cultura imperversa. Ancora senza un antidoto, l'ansia che spesso sfocia in crisi di panico però si può combattere. Ecco come.

La chiamano DAP, un termine secco e conciso per definire una sindrome che, invece, si insinua lentamente negli individui, prevalentemente di sesso femminile. E’ il disturbo da attacchi di panico. Dalle ultime rilevazioni sembra ne soffra ormai il 4% degli italiani, e le categorie accertate sono quelle di professionisti, soprattutto quelli più esposti a situazioni ansiogene o a ritmi di lavoro stressanti. Quindi manager, giornalisti, scrittori, artisti del mondo dello spettacolo, attori. Celebre l’esempio di Adriano Celentano che, intervistato poco tempo fa, dichiarò addirittura di rifiutare proposte economicamente sconvolgenti dagli Stati Uniti, che puntualmente rifiuta perché terrorizzato dall’idea di dover prendere un aereo.

Attacchi di panico

Ma Celentano non è il solo personaggio famoso afflitto dalla paura di volare, parente stretta degli attacchi di panico. A proposito di successo e di Stati Uniti, il sassofonista Fausto Papetti, atteso a braccia aperte oltreoceano, non si azzardò mai a fare il famoso “salto americano” proprio per il terrore dell’aria. Il grande direttore d’orchestra Franco Ferrara sveniva quando saliva sul podio e smise di fare concerti dedicandosi all’insegnamento. Kim Basinger, a metà della sua carriera, diede segni di probabile agorafobia, barricandosi in casa per quattro mesi per paura dei luoghi affollati e del pubblico.

La cantante Barbara Streisand, nel bel mezzo dei suoi recital davanti al numeroso pubblico, interrompeva la sua performance per crisi di panico improvvise. Di crisi di panico hanno sofferto grandi attori come Sir Laurence Olivier, e grandi concertisti come il pianista Arthur Rubinstein. Un altro grande pianista, Vladimir Horowitz, fu costretto a interrompere le sue esibizioni in pubblico per quindici anni. Venivano presi da panico la cantante jazz Aretha Franklin e l’attore cinematografico Burt Reynolds. Deve essere una cosa vecchia come il mondo, questa sindrome, se ne soffriva addirittura il padre dell’evoluzionismo, Sir Charles Darwin.

A parte i nomi illustri che quasi la “nobilitano”, la sindrome da attacchi di panico si diffonde, secondo gli psicologi, a ritmi vertiginosi e si sta ormai estendendo trasversalmente a tutte le fasce professionali, sociali, economiche e culturali, dall’impiegato comunale al dirigente d’azienda. Il problema è che chi appartiene alle fasce socioculturali meno protette ha meno difese nell’affrontare gli attacchi di panico, perché non dispone di strumenti e occasioni. In poche parole, ha meno dati a disposizione e meno possibilità economiche per ricorrere ad un aiuto. Perciò, in genere, arriva dall’esperto molto più tardi rispetto a chi è più culturalmente avvertito.

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