Il Mobbing a scuola

by Redazione Psicologo360 26. settembre 2011 10.40

Il mobbing a scuola è forma di “vessazione di branco” . Niente a che vedere con il bullismo: il mobbing a scuola ha protagonisti che possono essere diversi.

Esiste il mobbing degli insegnanti (o mobbing dall’alto) a carico degli studenti. Un esempio: l’insegnante che spesso denigra o irride uno studente, che mette in risalto le difficoltà di fronte a tutta la classe, o che esercita con particolare pressione il proprio ruolo autorevole con spiccata autorità. Questo mobbing è l’uso del potere indiscriminato: l’insegnante applica sanzioni disciplinarie con particolare durezza o in evidenti situazioni di non colpevolezza o responsabilità dello studente.

mobbing a scuola

Esiste anche un altro fenomeno che risulta in aumento, anche se poco conosciuto e ancor meno studiato, ed è il mobbing di studenti più o meno organizzati nei confronti di insegnanti ritenuti deboli e non in grado di mantenere la disciplina in classe. È una pressione utilitaristico, che tende a voler nascondere le proprie mancate responsabilità nei confronti dello studio, della disciplina e del rispetto delle regole.

Con questo tipo di mobbing può prendere legittimamente posizione il genitore, appoggiando e costituendo nei confronti dell’insegnate un fronte di “appoggio”. Con finalità non solo a favore della persona, ma dell’intera cultura.

Per approfondimenti su questi temi contatta i nostri psicologi esperti in adolescenza di Psicologo360!

 

Che cos'è il mobbing familiare - genitoriale

by Redazione Psicologo360 26. settembre 2011 10.37

Il mobbing familiare è una pratica di pressione e opposizione praticata all’interno delle dinamiche di relazione, sia coniugali che appunto famigliari.  In genere è finalizzata alla delegittimazione (o svalutazione) di uno dei due coniugi (o genitori) e alla continua, invisibile ma tangibile sua estromissione dai processi decisionali, che riguardano la famiglia in genere, o nello specifico l’educazione dei figli.

Il mobbing familiare o genitoriale più frequente è quello che coinvolge le famiglie separate e viene messo in pratica da parte del genitore affidatario nei confronti di quello non affidatario, al fine di spezzare il legame genitoriale nei confronti dei figli.

mobbing familiare genitoriale

Ci sono recenti studi e ricerche, uno su tutti quello dell'Osservatorio Permanente Interassociativo sulla Famiglia e Minori dell'Istituto degli Studi Giuridici Superiori o come quello dell'Osservatorio della Federazione Nazionale per la Bigenitorialità che hanno messo in evidenza questo particolare tipo di mobbing, ormai definito e delineato. Un mobbing e un atteggiamento che sta diventando sempre più frequente nelle relazioni coniugali contraddistinte da una intensa conflittualità, anche prima della separazione o in stato di continua relazione, seppur dominata da scontri.

In molti casi, il mobbing familiare si manifesta attraverso una serie di strategie "persecutorie" e continue da parte di uno dei coniugi nei confronti dell'altro coniuge, proprio per costringere quest'ultimo a lasciare la casa divisa con lui/lei, o ad acconsentire facendolo arrivare, ad esempio, a una separazione consensuale, pur di chiudere rapporti coniugali fortemente conflittuali e di uscire da uno stato di tensione e di pressione insostenibile.

Per approfondimenti su questi temi contatta i nostri psicologi esperti in adolescenza di Psicologo360!


Terapia di coppia e giochi sessuali: come funziona

by Redazione Psicologo360 18. settembre 2011 18.33

La terapia di coppia puo' iniziare anche dalle e tra le lenzuola non soltanto sul lettino dello psicologo. Se infatti la terapia di coppia come supporto psicologico resta un valido strumento per migliorare la vita a due, anche il sesso si sta rivelando un ottimo elemento "rivitalizzante" per la coppia.

La più recente tendenza è proprio questa: giocare a trasgredire, cioè fare col partner quello che fino a poco tempo fa sembrava essere un'esclusiva di attori e attrici hot. E’ un desiderio di sesso alternativo dove lui coinvolge lei, e lei spinge lui. Esistono dei limiti alla trasgressione? Quando la trasgressione si trasforma in perversione, o in calo di desiderio per il partner? Secondo l'opinione degli esperti, i limiti da non superare nella trasgressione sono due: quando subentra l'assuefazione, e quando entra in gioco la violenza. In una parola, se volete giocare a trasgredire in coppia, che ci sia accordo e desiderio comune. Sempre.

Terapia di coppia, sesso

Il sesso - se il partner è consenziente - è sempre ‘lecito’, sempre ‘normale’. La più solleticante delle sue caratteristiche è quella di poter letteralmente scatenare la nostra fantasia, e per questo non dovrebbe meravigliare, per esempio, che nuovi sexy shop fioriscano nelle grandi città. Eppure iniziative di questi tipo sono costantemente bersaglio di critiche. Ma la disapprovazione e lo sdegno possono nascere solo in chi, oscuramente, non si sente libero delle sue scelte in questo campo, ossia individui incapaci di esprimersi e timorosi delle conseguenze delle proprie azioni. La mancanza di libertà interiore rappresenta uno dei più molesti freni inibitori per la nostra personalità, una caratteristica così negativa da renderci intolleranti fino al pregiudizio.

Nell’ambito dei rapporti amorosi, la sessualità è spesso preponderante, nel senso che può determinare il felice andamento di una relazione o, al contrario, tormentarla sino al punto di sancirne la fine. E' per tali ragioni che una proposta di tale tenore deve tener conto delle inclinazioni e della sensibilità altrui. Ritengo che la trasparenza e l'affrontare il discorso in maniera diretta, seppur senza scadere in facili volgarità, siano la strategia più idonea da seguire. Se la partner dovesse opporre un netto rifiuto, non bisognerebbe insistere o recriminare, bensì cercare di avviare un dialogo aperto e sincero su quali siano i desideri di entrambi e su come ci si può venire incontro al fine di realizzarli. Non esistono formule magiche per scoprire se la nostra compagna si piega ai nostri voleri controvoglia o per "accontentarci" oppure se lo fa perché avverte la medesima necessità. Ogni desiderio è "giusto" nel momento in cui non va a ledere gli altri ma a coadiuvare il benessere del nostro corpo e della nostra psiche.

 

Vuoi ricevere maggiori informazioni sulla terapia di coppia? Contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360!

E per una prima risposta fai il nostro test gratuito sul rapporto di coppia: in poche domande avrai il nostro feedback!

 

Quando l'impotenza maschile è di origine psicologica?

by Redazione Psicologo360 18. settembre 2011 18.16

L'impotenza maschile può essere di origine psicologica? quando tale accezione può dirsi vera o falsa?

Può essere vero, perché la voglia di fare l’amore non è semplicemente la risposta a un impulso sessuale sollecitato dall’attrazione fisica. Ma è alimentata dall’armonia che c’è nella coppia. Si nutre di emozioni, di feeling, di attenzioni, di intimità, di comunicazione profonda. Se questi elementi vengono a mancare, il desiderio erotico spesso ne risente, e la sua mancanza diventa il campanello d’allarme della crisi di coppia.

Impotenza maschile psicologica

E' falso nei casi in cui, pur essendoci armonia fra i partner, la sessualità zoppica. Per esempio, se la donna non raggiunge l’orgasmo o l’uomo soffre di eiaculazione precoce o di disturbi d’erezione il rapporto sessuale non è appagante ma, anzi, è fonte di frustrazione. E, a lungo andare, viene desiderato sempre di meno.

E' falso quando la persona a cui manca il desiderio vive un periodo di stress o di depressione. Il sesso, infatti, è espressione di vitalità: tensioni e disturbi dell’umore non possono fare altro che disturbarne il desiderio.

E' falso quando si assumono alcuni farmaci che, tra gli effetti collaterali, presentano il calo del desiderio. Si tratta di certi tipi di ansiolitici, di antidepressivi, di antiulcera e di betabloccanti utilizzati per curare i disturbi di pressione.

Per approfondimenti o per un consulenza psicologica online contatta subito i nostri esperti psicologi!

 

Impotenza maschile psicologica: sintomi e rimedi

by Redazione Psicologo360 18. settembre 2011 18.12

L'impotenza maschile è un fantasma che spaventa molti uomini, anche coloro i quali non hanno mai avuto problemi di questo tipo o nei casi patologici in cui si parla di infertilità sessuale. Viagra rosa, viagra blu, tantra, pillole miracolose ed olii afrodisiaci: a tutto si ricorre, pur di arrivare al piacere.

Da un’ indagine del Censis sulle abitudini sessuali degli italiani, emerge che 6 uomini su 10 sono preoccupati delle proprie prestazioni, e che 4 donne su 10 lamentano un calo del desiderio. Spesso le cause di questi alti e bassi sono la frenesia e lo stress della nostra quotidianità; stili di vita che comportano sensazioni di stanchezza eccessive, incapacità di lasciarsi andare o addirittura problematiche psicosomatiche.

A parte esperimenti, ritrovati e scoperte, la cosa più ardua da definire, il lato più oscuro del problema non è cosa sia questo benedetto desiderio, quanto il come accenderlo in lui o in lei. Siamo diversi, ormai è assodato, e così sono diverse le tane e le sedi dei nostri palpiti Anche se fare l'amore ultimamente è diventato sempre più complesso, anche se è sempre più raro incontrare qualcuno che dica "sì, lei /lui mi piace ancora da matti e ci faccio bene l’amore", a detta di chi se ne intende è possibile mantenere acceso il desiderio, come la fiammella del tempio della dea Vesta, anche dopo anni.

Per arrivare al piacere dei sensi, bisognerebbe:

1. staccare la testa e la mente dal corpo, cioè ragionare di meno sulle cose che stiamo facendo, e abbandonarsi all’istinto;

2. cercare di immedesimarsi nel partner e provare a capire che cosa gli piacerebbe.

La maggior parte degli uomini considera i preliminari come pratica fondamentale per accendere la fiamma del sesso. Anche a proposito della durata, l'inversione di tendenza è indice di rinnovamento: ben il 35% degli uomini desidera dedicare almeno 30 minuti a baci, sfioramenti e carezze che precedono il rapporto. Un uomo normale pensa al sesso circa 15 volte al giorno, contro le 10 della donna, ricorre al sesso fai da te 3-4 volte alla settimana (le donne dichiarano 1-2 di media) e dedica quasi 40 minuti alla settimana al porno: film, siti web, video, linee telefoniche hard, sexy shop.

Qualche dato aggiuntivo sul pianeta uomo: su un campione di 500 uomini dai 18 ai 35 anni,intervistati dalla società Archè, l'84% degli signori interpellati ha confessato di preferire un amplesso totale e completo, al posto di altre pratiche anche “spinte”. Sorprese anche per la posizione preferita: il 40% dei ventenni e il 38% dei trentenni ha rivelato di prediligere quella del "missionario". Al secondo posto nella speciale classifica di gradimento c'è quella con lei sopra. Dove volge lo sguardo un uomo la prima volta che vi vede? I gusti variano a seconda dell'età: i ventenni guardano il fondoschiena, i trentenni il seno. Sulla misura del décolleté sembrano essere tutti d'accordo: la taglia preferita è la terza. Resta da scoprire qual è l'indumento intimo che fa impazzire gli uomini: il 34% degli uomini dice di eccitarsi alla vista di un tanga, mentre il 26,7%  vota per un baby doll trasparente stile anni ’50. I trentenni perdono facilmente la testa al cospetto di una calza autoreggente.

Quello che proprio non sopportano gli uomini è che la partner accenda la tv o la sigaretta subito dopo aver fatto l'amore. A proposito, quanto tempo deve durare il rapporto sessuale perfetto? Per il 45% dei ventenni, meno di 20 minuti; per il 53,3%deitrentenni, dai 30 ai 60 minuti.

 

Per approfondimenti o per un consulenza psicologica online contatta subito i nostri esperti psicologi!

 

Come adottare un bambino

by Redazione Psicologo360 12. settembre 2011 21.35

Arrivare alla scelta di adottare un bambino significa fare un grande passo. Innanzitutto l'iter dell'adozione necessita di una grande e profonda informazione. Ma non solo: bisogna prepararsi ad una situazione che spesso non sarà semplice.

Il bambino che si va ad adottare è un piccolo che, proprio per la mancanza di un nucleo famigliare armonioso, potrebbe avere trascorsi non semplici. Inoltre bisognerà offrire un ambiente di coppia sereno e accogliente.

Dai dati che arrivano attraverso i media si intuisce che vengono presentate parecchie domande, tante coppie danno la propria disponibilità ad adottare, ma non tutte sono idonee. Per chi vuole intraprendere la strada che porterà all’incontro con il bambino da adottare la strada è più o meno prefissata: si deve innanzitutto contattare il Tribunale dei minori della propria zona, che spiegherà l’iter da intraprendere.Le domande di adozione che si possono presentare sono due: nazionale (per bambini presenti sul territorio nazionale) o internazionale.

Segue un lungo periodo di colloqui con assistenti sociali e psicologi, che hanno il compito di capire le motivazioni che hanno portato i possibili genitori a presentare domanda. Gli assistenti sociali e gli psicologi sono figure chiave: hanno il dovere di entrare nella vita privata dei potenziali genitori per conoscerli, per capire prima di tutto se sono idonei, poi se possono andar bene per un bambino. Gli assistenti sociali e gli psicologi informano la coppia, l’accompagnano per i primi passi verso l’adozione e saranno loro a portare le informazioni necessarie al Giudice del Tribunale dei minori. Dal momento in cui si presenta domanda al Tribunale dei minorenni all’ottenere l’idoneità passa circa un anno, dopodiché si resta in attesa.

Per approfondimenti contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360!


Separazione: come superare la fine di una storia

by Redazione Psicologo360 12. settembre 2011 21.31

Quali gli effetti di una separazione, e soprattutto, quali le cause? Alla separazione non si arriva con un episodio traumatico, o almeno non solo. Per prima cosa non si devono sottovalutare i primi contrasti sottili o evidenti, che sono una spia in ogni caso di diversità caratteriale o comunque di un problema nella coppia. Due persone che si sposano, o che comunque iniziano una vita a due, non possono dimenticare e cancellare un passato e un vissuto. Per quanto grande potranno essere intesa e passione, arrivano a quel giorno come due individui separati e distinti, con una soggettività formata. Per questo i contrasti sono inevitabili, più o meno manifestati ma da mettere in conto.

È profondamente errato pensare che la coppia perfetta sia quella che non discute, perchè neanche quella potrà evitare un'ipotetica separazione. I contrasti sono un ottimo modo per confrontarsi e conoscere l'altro. Quindi, alle prime discussioni, non ci si deve impaurire e pensare che si stia ad un passo dalla separazione, né tantomento immaginare di aver necessità di una terapia di coppia. È semplicemente il percorso di due persone che stanno vivendo insieme.

La separazione arriva quando il non detto diventa talmente pesante da creare risentimento, e ossidarsi in un nucleo di rabbia che non si stempera. La terapia di coppia può essere una soluzione, sempre che entrambi la vogliano.

Quando ormai la separazione è in atto e il rapporto è deteriorato, ci si lascia e il trauma a volte diventa insostenibile.

Ecco qualche consiglio per superarlo:

  • Piangere tutte le lacrime: sfogarsi fa bene e permette di scaricare la rabbia. Non vergognarti di ammettere il tuo dolore perché la vera forza sta nell’ammissione della propria debolezza. Tenerti tutto dentro, pensando di essere più forte del dolore, è qualcosa che alla fine devasta e fa crollare, con effetti peggiori e inaspettati. Se avverti che qualcuno ti chiede di parlare e senti che lo fa con sincerità, sfogati.
  • Fare del movimento: cammina, corri, passeggia, esci. Usa la ginnastica: il corpo ha bisogno come il cervello di scaricare le energie negative represse. Se fosse possibile allontanarsi, programma e organizza un viaggio anche breve, che ti porti lontano dai luoghi abituali della vostra vita insieme. Restare con lo stesso panorama davanti agli occhi non produce buoni risultati.
  • Essere obiettivi: Quando si riacquista un po’ di lucidità prova a stilare una lista di ciò che pensi dell’ex partner: lati positivi e lati negativi; come se facessi la stessa cosa anche per te stessa. Sii sincera fino in fondo e non dipingerlo come se fosse (o fosse stato) l’unico in grado di capirti. Prima di lui avevi una vita comunque.
  • Staccarsi definitivamente - Serve un distacco assoluto dalla persona che ci ha lasciato. Spesso, per soffrire di meno, si tende a mantenere una minimo di relazione, di tipo amicale, con l'altro. Ci si illude che così il dolore sara meno lacerante, mentre non si fà altro che prolungare l'agonia. Inoltre quest'atteggiamento nasconde la speranza, spesso inconscia, che l'amore possa ritornare. Quindi, prima che si possa riprendere un rapporto anche minimamente formale con l'altro, occorre tempo.
  • Riflettere e riflettere – Prova a pensare e meditare su ciò che hai considerato negativo nell’altro: sono aspetti che potevi tollerare oppure intollerabili? Che cosa ti teneva legata a lui? Sforzati di scrivere ciò che pensi in proposito. Sii obiettiva senza trovare giustificazioni al vostro legame. Guardando tutto con un certo distacco, anche se doloroso, ti permette di vedere aspetti e angolazioni nuove. Questo ti serve per stabilire un minimo di obiettività su ciò che è accaduto: ristabilire le responsabilità reciproche sull’andamento e la fine del rapporto stesso.
  • Risvegliare l’amor proprio – La coscienza e l’amor proprio sono fondamentali. Arrivare a renderti conto di aver partecipato involontariamente allo spegnersi di un sentimento non è facile, ma se riusciamo a vedere là dove il nostro errore è conciso con l’errore altrui e i meccanismi che si sono innestati, riusciamo a farci una ragione di ciò che è accaduto e forse mettiamo il primo mattone che ci aiuta a superare il lutto.
  • Perdonarsi – Una parola difficile, quella del perdono. Ti devi perdonare e devi essere indulgente con te stessa per non essere stata consapevole durante il rapporto di ciò che accadeva e perdonare l’altro per le sue debolezze. Da qui in avanti spetta a te risollevarti e credere di poter costruire un rapporto positivo, memore dell’esperienza che hai vissuto, prendendoti tutto il tempo che ti occorre.
  • Prendersi cura di se’ - Sforzati di prenderti cura di te: prepara piatti che stimolino il tuo appetito anche quando apparentemente non ti sembra di avere fame, cerca di essere più attenta alla cura di te stessa. Prenditi del tempo per curare anche il tuo corpo con bagni rilassanti, con massaggi. Cura e metti attenzione nell’ambiente in cui vivi, nella camera da letto (che non diventi un santuario), vestiti per piacere a te stessa e agli altri, guardati allo specchio e commenta i miglioramenti e le conquiste (oggi sto’ un po’ giù, oggi va un po’ meglio, oggi non c’è male).
  • Dedicarsi ad un’attività tralasciata per mancanza di tempo: il tempo ora non deve essere né stancamente vissuto, né affogato con troppe attività. Bisogna assecondare le proprie energie: leggere, cucire, lavorare a maglia, all’uncinetto, fare del découpage, dipingere, disegnare, scrivere, risistemare la libreria secondo un ordine corretto; cambiare qualcosa nel proprio ambiente per sottolineare il cambiamento. Tira fuori, insomma, la tua creatività, che è quella che caratterizza ognuno di noi e che ci aiuta a recuperare il nostro valore a prescindere dalla presenza di qualcuno.
  • Parlare e scrivere: tieni un diario e annota le tue emozioni e gli accadimenti che ti sembrano essere significativi. Impara a confrontarti con gli amici e i conoscenti senza cercare di scaricare su di loro le tue frustrazioni o continuando a parlare di ciò che è accaduto in continuazione: non ti serve, è come un continuare a nutrire il tuo dolore. Se ti accorgi di non poter fare da sola rivolgiti ad un terapeuta, è importante riconoscere i propri limiti. Siamo esseri umani e se una cosa non riusciamo a superarla dobbiamo capirne l’origine, che potrebbe essere molto lontana nel tempo e non legata a ciò che ci accade al momento. E se non riesci a trovare una risposta ora, nel tempo potresti essere costretta a farlo in un altro momento, magari con maggiore difficoltà.

 Pensi di aver bisogno di una terapia di coppia? Contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360!

La terapia di coppia: quando serve?

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 23.40

La terapia di coppia serve per migliorare la qualità della vita a due. Che vuol dire aumentare la comunicazione, ritrovare un linguaggio comune, riportare la tenerezza fra loro e riaccendere il desiderio nella coppia. Molte persone, dopo qualche anno di matrimonio (ma oggi sempre più spesso anche dopo pochi mesi), possono sentirsi profondamente deluse del rapporto coniugale: forse lo si era troppo idealizzato, forse si pensava che lo stato di innamoramento fosse potuto durare tutta la vita. E allora sono tentate nel gettare la spugna e a dirsi “no, proprio non va”. Unica prospettiva: la separazione. Grande errore: la relazione di coppia non è statica, tutt’altro.

La vita a due è dinamica, perché ogni giorno si verifica la trasformazione dei sentimenti e delle emozioni dell’innamoramento, intense ma ancora fragili, in un sentimento più profondo, quello dell’amore, in cui la relazione fra i due partner si stabilizza, nel senso che diventa più solida, mentre le emozioni che la riguardano diventano più sfumate.Quando la coppia rimane unita, molte sono le vicende di vita che si devono attraversare e che cambiano sia le persone che la relazione.

terapia-coppia

Questo è quello che “dovrebbe” accadere in un rapporto maturo e sereno. Perché in molti casi i cambiamenti riguardano in prevalenza solo uno dei due partner, che chiede e concede di più o di meno, a seconda delle circostanze. Cambiamenti che hanno diversi nomi: tradimento, crisi lavorativa, arrivo dei figli, ingerenze dei genitori reciproci. A volte ricadono solo su un elemento della coppia, a volte invece viene “elaborato”, cioè vissuto, diversamente da entrambi. Questo provoca uno squilibrio che, se non affrontato, può portare alla crisi della coppia.

Ci si rivolge ad uno psicologo perché se entrambi i partner sono troppo coinvolti emotivamente non riescono più ad analizzare la loro situazione con il necessario distacco. Lo psicologo svolge qui una funzione di mediatore, di arbitro, a cui i due coniugi fanno entrambi riferimento per esprimere le loro tensioni ed il loro malcontento. L’obiettivo è quello di ritrovare la serenità coniugale. I partner, durante gli incontri, possono ricevere suggerimenti su come aumentare la comunicazione, ritrovare un linguaggio comune, riportare la tenerezza fra loro. Non sempre la decisione di rivolgersi allo specialista è condivisa da entrambi i partner, per cui accade abbastanza di frequente che lo psicoterapeuta si trovi davanti una persona motivata e alla sincera ricerca di aiuto, disposta a parlare e a cercare soluzioni ed un’altra che, con atteggiamento di sufficienza, se non di sfida, ascolta tutto senza commentare, senza svelarsi. In questi casi non bisogna scoraggiarsi subito: il partner poco motivato potrebbe sbloccarsi alla seconda o terza seduta; certamente se la cosa non avviene la terapia di coppia non può proseguire.

La terapia di coppia non deve mirare a mantenere unita la coppia, ma a cercare di capire quale è la situazione migliore per quella determinata coppia o per quella determinata famiglia: in alcuni casi la separazione può essere riconosciuta come il male minore.Una psicoterapia di coppia se funziona, comincia a produrre i suoi effetti già dalle prime sedute: i due partner si sentono più sereni, tornano a comunicare e recuperano la loro intimità sessuale, per questo motivo la durata complessiva non è mai molto lunga.

Il valore della terapia offerta dallo psicoterapeuta, rispetto ad una soluzione-fai-da-te è che lo specialista può:

  • proporre soluzioni alternative
  • aiutare la coppia a ristabilire delle nuove regole condivise da entrambi
  • fornire una nuova lettura del loro passato
  • valutare i motivi dell’uno e dell’altro con maggiore obiettività  

Oltre che nei discorsi fatti in seduta, questo particolare tipo di psicoterapia si basa anche sulla formulazione di obiettivi da raggiungere, per cui non è raro che il terapeuta assegni dei ‘compiti’ da svolgere a casa, che possono riguardare entrambi i partner o, di volta in volta, uno dei due. In genere uno dei compiti più frequentemente assegnati ad entrambi i partner è quello di scrivere un diario con le loro sensazioni, i pensieri e le emozioni provate durante la settimane, in modo da riproporre questo materiale in seduta, per poterlo analizzare con il terapeuta. Quando si è in terapia, la legge fondamentale da osservare è poi quella del silenzio: si parla di tutto, ma non delle cose che dividono e soprattutto se c’è da litigare, bisogna trattenersi, per poterlo fare davanti allo specialista.

Le sedute possono essere settimanali o quindicinali, a seconda delle situazioni e del grado di conflittualità; la durata di ogni seduta è leggermente più lunga di una seduta individuale; il costo varia moltissimo da uno specialista all’altro, per cui vale la pena informarsi sul costo di una seduta, in modo da rendersi conto se la spesa richiesta può essere affrontabile. Un buon terapeuta, però, è flessibile e non schematico: tiene sempre in considerazione anche lo stato economico del paziente, creando tariffe “su misura”. E’ sempre meglio aiutare una coppia a trovare la giusta soluzione che speculare sui malesseri relazionali.

 

Pensi di aver bisogno di una terapia di coppia? Contatta subito i nostri consulenti di Psicologo360!

E per una prima risposta fai il nostro test gratuito sul rapporto di coppia: in poche domande avrai il nostro feedback!

 

 

 

Infertilità maschile: possibili cause e rimedi

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 23.27

L'infertilità maschile è una patologia che affligge sempre più uomini al giorno d'oggi molto spesso inconsapevoli di tale deficienza. In passato si riteneva che la mancanza di concepimento dipendesse soprattutto dalla donna e che la responsabilità fosse in un non perfetto apparato riproduttivo femminile. Gli studi condotti negli ultimi anni hanno invece dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere problemi di capacità riproduttiva. Prova ne è l’incremento progressivo della richiesta di analisi del seme maschile dalla fine degli anni ’60 ad oggi. Secondo i dati recenti sono quasi cinquemila le richieste annuali di analisi seminali, mentre solo alla fine degli anni ’60 non si arrivava nemmeno a 500 richieste l’anno.

Si può distinguere tra infertilità maschile primaria, quando l’uomo non ha mai avuto figli, e infertilità maschile secondaria, quando l’uomo ha già fecondato una donna (partner attuale o precedente). In questo secondo caso, normalmente le possibilita’ di recuperare la fertilità sono maggiori rispetto all’infertilità primaria.

infertilità maschile

E’ difficile stimare la percentuale di coppie infertili nel mondo e in Italia, ma secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi industrializzati soffre di problemi di fertilità.

Per quanto riguarda in particolare l’infertilità maschile in Italia, gli uomini pur avendo un maggiore senso di responsabilità, nella quasi totalità (90%) non fa prevenzione e non si sottopone a visite dall’andrologo per terapie preventive e cure temporanee.

Un secondo dato preoccupante è che ben la metà degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica nemmeno dopo una diagnosi di infertilità. Anche se l’infertilità maschile diventa oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui cercano un figlio, si potrebbe già accertare l’eventuale problema in età giovanissima.

Durante la visita di leva, si scopre che il 10-20% dei ragazzi soffre di varicocele. Intorno ai 18 anni, 1 ragazzo su 2 è a rischio infertilità.

La fertilità maschile dipende in gran parte dal numero e dalle caratteristiche degli spermatozoi nel liquido seminale. Se sono del tutto assenti, oppure sono tutti morti o malformati, si parla di sterilità; se invece ci sono spermatozoi sani ma in numero inferiore alla norma, si parla di subfertilità.

Le cause della infertilità sono diverse. Nella maggior parte dei casi all'origine c'e un difetto del testicolo che impedisce la normale produzione di spermatozoi. Può trattarsi di un difetto congenito. Altri difetti possono crearsi con gli anni in seguito ad intossicazioni, alla somministrazione di alcuni farmaci, ad esposizione prolungata a radiazione o alle alte temperature.

La seconda causa in ordine di inportanta è il varicocele, cioè la presenza di una forma varicosa delle vene dello scroto: interferisce con la produzione degli spermatozoi aumentando la temperatura del testicolo interessato.

 

Per approfondimenti o per un consulenza psicologica online contatta subito i nostri esperti psicologi!


Fertilità: come calcolare il periodo fertile

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 22.26

Una delle domande più legate alla fertilità e in senso lato al concepimento di un figlio è come calcolare il periodo fertile.

Non è così semplice, in realtà. Questo periodo corrisponde all'ovulazione, cioè all'espulsione dell'ovocita da parte dell'ovaio, la cui durata è diversa da donna a donna. Va ricordato: un ciclo è compreso tra il primo giorno delle mestruazioni e il primo giorno delle mestruazioni seguenti. Durante un ciclo normale di 28 giorni, l'ovulazione si verifica verso il 14esimo giorno; mentre in un ciclo di 35 giorni l'ovulazione avviene verso il 21esimo giorno. Diversi fattori possono, però, incidere sul giorno dell'ovulazione, e quindi si deve allargare il periodo di fertilità dall'undicesimo al diciottesimo giorno.

fertilià calcolo periodo fertile

Le probabilità diminuiscono con l'aumento dell'età dei partner e solo una coppia su quattro concepisce un figlio nel mese che segue l'interruzione della contraccezione, e i due terzi durante i sei mesi successivi.  Non esiste una ricetta miracolosa per rimanere incinta, ma il fatto di condurre una vita sana ne aumenta le probabilità.

Ecco qualche consiglio:

- la fertlità dipende molto dall’età, è al suo livello massimo verso i 25 anni. Diminuisce progressivamente a partire dai 26, poi diminuisce progressivamente verso i 38 anni.

- idratare il corpo bevendo molta acqua. E' il modo migliore per purificare l'organismo; e vanno privilegiate  acque ricche di calcio e magnesio

- fare movimento frequente e non troppo violento, con una certa costanza (pilates, yoga, camminata dolce)

- stress e fertilità non vanno d'accordo. Non esistono studi approfonditi sugli effetti dello stress sulla fecondità, però si sa che lo stress nuoce al benessere della futura mamma (disturbi del sonno, del comportamento alimentare, nervosismo) e quindi agisce, anche indirettamente, sulla fertilità

- ridurre il fumo: diversi studi hanno dimostrato che il tabacco riduce la fertilità nelle donne

- poco alcol: è dannoso per il feto e altera la fertilità

- l’obesità e la magrezza eccessiva nuociono alla fertilità


Per una consulenza online sul tema contatta i nostri esperti di Psicologo360!

Commenti recenti

Comment RSS

Psicologia e Letteratura