Uomini di oggi

by Marzia Benvenuti 10. September 2012 15:11

Hanno pettorali e addominali scolpiti, tonificano il corpo con saune e massaggi, esibiscono una pelle liscia e idratata da fare invidia anche alle donne: ecco sono gli uomini di oggi.

 

 

 

 L'estrema attenzione al corpo per il maschio è diventata una preoccupazione assoluta e al tempo stesso il più ambito passatempo. Non è a caso che anche tra i maschi siano sempre più diffusi disturbi dell'alimentazione e dipendenza da sport, un tempo universo strettamente femminile. Alla base di tutto questo c'è la paura di invecchiare e un sentimento narcisistico.

Oggi gli uomini puntano tutto sul corpo, un corpo esteticamente bello e fisicamente sano, scaricando sul mezzo, ovvero un allenamento eccessivo e un controllo ossessivo sull'alimentazione. Molti iniziano con l'idea di farsi un fisico affascinante e perfetto, ma nella maggior parte dei casi, tenderanno a sviluppare una dipendenza che a seconda della vulnerabilità dell'individuo, può condurli verso patologie psichiatriche come i disturbi alimentari o dipendenza da steroidi.

Ad esempio la presenza di anoressia nervosa nell'uomo può risultare molto grave, in quanto non è visibile come quella femminile; questo perchè il maschio, nonostante questa continua ricerca di identità, si vergogna e tenderà così a non chiedere aiuto o lo farà in ritardo. Se una donna giunge in terapia dopo quattro anni dall'inizio del problema, mediamente ad uomo ci vogliono sette anni. Per fare diagnosi di anoressia maschile è necessario che ci sia una riduzione di testosterone con conseguente insufficienza erettile, fatto che scaturisce sentimenti di vergogna e bassa autostima. Inoltre, questi uomini sono maggiormente ipersensibili, hanno una tendenza alla depressione e al senso di colpa, timore della competizione e ansia nei rapporti sessuali.

Malgrado tutto la società, i mass media, non fanno altro che pubblicizzare icone maschili perfetti, uomini che sempre di più si avvicinano all'essere come una donna cercando di azzerare ove possibile le differenze di genere.

Se pensi di avere un disagio con il tuo corpo o un maggiore controllo per la tua forma fisica, anche se sei un uomo, puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.

Donne e lavoro

by Dott.ssa Valeria Cani 30. April 2012 12:49

Il rapporto tra donna e lavoro oggi è vissuto dalla donna stessa come necessità, ma anche come realizzazione di tutte le proprie potenzialità, come emancipazione dalla sfera domestica e arriva ad occupare un posto prioritario rispetto a famiglia, amicizie e vita sociale.

Ma si può vivere per il lavoro dedicandovi anima e corpo sacrificando così una parte della persona che c’è in ogni donna?

La vita affettiva ricopre un ruolo centrale nelle donne, per non parlare del loro duplice-triplice ruolo di casalinga-moglie-mamma. Il vero problema er le donne è conciliare il rispettabilissimo desiderio di carriera e realizzazione professionale con il vantaggio dell’autonomia, con quello di  realizzazione personale, con una vita propria di una Donna con famiglia, figli e casa.

A questo punto è inevitabile il pensiero sulle strutture adatte a ospitare bambini figli di donne lavoratrici, orari adattabili e un po’ di parità così come succede in alcuni paesi del nord Europa.

Ma le donne oggi danno al significato del lavoro una connotazione positiva propria del lavoro stesso: scelgono il part-time, lo vedono come risorsa per fare esperienza, come un modo per essere autonome, una buona fonte di relazioni, una soddisfazione che porta sicurezza e successo.

Trovare il giusto equilibrio tra ritmi personali, ritmi di vita e ritmi di lavoro è auspicabile da chiunque e oggi il mondo del lavoro offre prospettive di suddivisione del tempo più ampie rispetto al passato. Si può lavorare da casa, scegliendo i propri orari, riposarsi per un periodo della propria vita e buttarsi a pesce nella carriera quando è il momento per farlo. L’importante è che il lavoro sia qualcosa considerato importante e utile, ma soprattutto che faccia stare bene in modo gratificante.

In una società che valorizza maggiormente la prestazione e il guadagno occorre trovare qualcosa di adatto a se stessi e concedersi spazi e tempi per essere anche donna e non solo lavoratrice. Avere una buona autostima aiuta sicuramente a conciliare vita e lavoro, essere consapevoli delle scelte che si stanno per compiere facendo anche un bilancio della propria vita per capire meglio quali sono le risorse da utilizzare e le potenzialità da mettere in atto.

Ci sono donne che non riescono ad intraprendere la loro carriera lavorativa perché si sentono frenate psicologicamente. Un’analisi di ciò che impedisce il proprio agire potrebbe essere un valido aiuto all’inizio di una professione. Fissare obiettivi da raggiungere, affrontare i problemi per gradi, capire bene a cosa si sta rinunciando, saper prendere le distanze e non lasciarsi coinvolgere troppo, sapere quanto si vale sono tutti aspetti che contribuiscono a trovare una serena conciliazione tra vita da donna-moglie-mamma e vita da lavoratrice.

 

 

Psicologia e chirurgia

by Dott.ssa Valeria Cani 30. April 2012 12:35

Quali sono i legami tra psicologia e chirurgia? Per esempio dietro ogni richiesta di modificare il proprio corpo c’è sempre un disagio psicologico? Gli psicologi facilmente risponderebbero a questa domanda in modo positivo. I chirurghi che si occupano di estetica hanno anche un ruolo un po’ psicologico nei confronti dei pazienti ed alcuni, trovandosi di fronte a richieste che possono sembrare stravaganti, richiedono l’intervento di uno psicologo per accompagnare il cliente attraverso il percorso di modificazione del proprio corpo.

Chirurgia e psicologia sono concordi nell’affermare quanto dietro una domanda di cambiamento del fisico ci siano un vissuto personale, una storia e un individuo diversi.

 

 

Cercando nella storia del paziente l’origine della sua domanda, lo psicologo può trovare ricordi d’infanzia, atteggiamenti o parole che hanno permesso il crearsi un’immagine del sé brutta. Il paziente chiede quindi di poter ottenere il suo riscatto e di potersi vedere come non si è mai visto.

Il tipo di richiesta e il tipo di modifica desiderata sono il punto di partenza. Facendo l’esempio di un seno abbondante, molte adolescenti lo vivono con un senso di vergogna, altre come un vanto. Le prime non sopporteranno gli sguardi dei ragazzi, le seconde li ricercheranno. L’intervento di riduzione del seno potrebbe avere alla base un senso di insicurezza.

Insicurezza meno radicata invece quando l’intervento richiesto è una correzione estetica che ad esempio può trasformare un viso evidentemente disarmonico in un viso più piacevole.

I chirurghi estetici si preoccupano di soddisfare il cliente ed eliminare un problema estetico, gli psicologi sono più attenti alle conseguenze post-intervento anche a medio e lungo termine. Intervenire sul corpo significa intervenire sulla persona, sulla sua storia, sui suoi vissuti e si riflette sulla personalità. Occorre farsi raccontare dal paziente perché ha deciso di sottoporsi a questo tipo di intervento, da quanto tempo aveva deciso di farlo, se ci sono state delle pressioni psicologiche da parte di qualcun altro della famiglia, ad esempio il coniuge. Molte donne decidono di ricorrere alla chirurgia plastica per salvare il loro matrimonio e molti mariti spingono le loro mogli all’intervento come se volessero che la loro donna rispondesse all’oggetto dei loro desideri. In questo caso è importante una riflessione supportata da uno psicologo sul significato dell’intervento e magari anche sul rapporto di coppia.

Occorre anche far attenzione a non oltrepassare i limiti: pazienti mai soddisfatti del loro aspetto che continuano a sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica ma anche medici che vogliono raggiungere la “perfezione”. Il rischio in questo caso è oltrepassare il limite ed esagerare verso un eccesso che non tende più al “bello” come ad esempio le labbra inizialmente un po’ più carnose ma poi esageratamente gonfiate.

I pazienti spesso non riflettono fino in fondo sul vero significato del cambiamento e non sanno esattamente cosa vogliono da loro stessi pensando solo a un modello di ideale, come un personaggio famoso. L’intervento dello psicologo a questo punto è quasi indispensabile.

Arrivando a parlare dei risultati, quando questi si avvicinano di molto a quelli sperati dal paziente ecco che permettono un nuovo rapporto della persona con se stessa, un’acquisizione di fiducia in sé e un recupero di autostima che rende quasi possibile un cambiamento di carattere.

Un’ ultima attenzione all’analisi del rischio: il bisturi non può più tornare indietro!

 

Se hai intenzione di affrontare un intervento chirurgico e vuoi una consulenza psicologica on line personalizzata, contatta la dott.ssa Valeria Cani al seguente indirizzo https://www.psicologo360.it/elenco-psicologi/milano/17-valeria-cani.aspx

 

Che cos'è l'autostima

by Dott.ssa Monica Dellupi 23. November 2011 21:54

L’autostima è l’opinione che abbiamo di noi stessi. Il concetto di autostima deriva dal significato di stimare ovvero misurare il nostro valore. Una buona autostima rende la vita più semplice nel senso che chi crede in se stesso affronta le piccole grandi sfide quotidiane con maggior serenità, fiducia e coraggio tutti elementi che contribuiscono a determinare successo in quello che sono i nostri obiettivi.

In quanto individui inseriti in un gruppo abbiamo necessità di essere approvati e considerati, l’autostima deriva dalla consapevolezza di essere utili e competenti nella nostra vita quotidiana.

Talvolta capita, a causa di un fallimento, di perdere parte della stima che abbiamo in noi stessi e così di ritrovarci tristi, spesso demotivati, con scarsa fiducia in quelle che sono le nostre capacità, ovvero con un basso senso di autoefficacia. In queste situazioni prevale in noi un sentimento di ansia e depressione che ci rende frustrati  e questo può rappresentare una minaccia alla nostra autostima. Se si ha una tendenza a provare questi sentimenti può essere che si abbia un problema di autostima.

 

autostima

 

Per avere una buona autostima è importante lavorare sull’auto-accettazione e sul senso di autoefficacia.

L’auto-accettazione consiste nella capacità di slegare il nostro valore da valutazioni esterne a noi, il nostro valore è intrinseco,gli esseri umani sono troppo complessi per potergli mettere delle etichette, è inoltre importante imparare ad accettare i propri errori.

Il senso di autoefficacia nasce dalla presa di consapevolezza di essere in grado di svolgere dei compiti che ci siamo prefissati, quindi ponendoci degli obiettivi realistici, ma che riteniamo utili, e arrivando con determinazione al loro raggiungimento il nostro senso di autoefficacia aumenterà e di conseguenza anche la nostra autostima.

 

Ritieni di avere qualche problema con l’autostima? Se desideri approfondire questa tematiche contatta lo staff di Psicologo360.it

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