Disabilità e famiglia: come giocare con figli disabili

by Dr. Massimiliano Paglione 31. January 2012 10:02

Come affrontare l'handicap in famiglia con figli disabili? Molto spesso una famiglia con un bimbo disabile trova notevoli difficoltà ad approcciarsi a quest’ultimo poiché non conosce abbastanza i risvolti che, nel quotidiano, la disabilità stessa comporta.

Un caso paradigmatico di ciò si può trarre dalla sfera del gioco. Il gioco del bambino disabile è il più delle volte molto distante dai canoni normali per molteplici motivi che vanno dalla menomazione sensoriale (ipo ma anche iper) al ritardo mentale che  intacca più capacità (motivazionali, di risposta, di interpretazione, di comprensione e di interazione).

È utile ribadire questo concetto affinché chiunque si trovi in tale situazione tenga costantemente a mente i limiti del bambino e non si lasci sopraffare dai normali fallimenti in alcune attività ludiche. Innanzittutto diciamo: vietato perdersi d’animo.

Scoraggiarsi di fronte a tali difficoltà optando per giochi ripetitivi, inutili, stereotipati o solitari proposti con il solo obiettivo di tenere il bambino buono e calmo è un grave errore perché così facendo lo si priva di uno strumento fondamentale per il suo sviluppo psicofisico.

Inoltre questa strategia è tanto positiva nel breve periodo quanto disastrosa a lungo termine, poiché pone le condizioni base (ansia e noia) per l’insorgenza di comportamenti problema. Il gioco può rivelarsi per un bimbo disabile una fonte inestimabile di insegnamento e dunque è un aspetto che va promosso e perseguito con costanza.

figli disabili

Cosa fare?
Innanzitutto bisogna dimenticare i normali canoni di gioco; il giocattolo più accattivante potrebbe essere ignorato a discapito di un utensile da cucina. In questi casi piuttosto che cercare di prevedere i gusti del bimbo è molto più utile osservarlo e prendere nota di ciò che lo attrae. Anche il modo di giocare dovrà essere attentamente valutato, tralasciando temporaneamente concetti come “funzione” o “corretto uso” e facendosi guidare dal bambino stesso.

Una volta appurate le caratteristiche di gioco che davvero attraggono il bambino (possono essere le più disparate; un colore, un tipo di movimento, un luogo particolare etc.) si dovrà lavorare di fantasia e riconvertire il tutto in situazioni funzionali alla crescita ed al benessere del bimbo stesso.

Ad esempio, constatato che un dato oggetto per il bambino è particolarmente attraente, si può modificare l’ambiente in maniera tale che egli sia “costretto” a chiedere l’aiuto di un altro (genitore, nonno, fratello ma anche compagno) per ottenerlo e/o per giocarci; si avvierà così un normale

processo di interazione che permetterà al bambino di interagire in maniera positiva.

Il bambino si sentirà motivato sia nel chiedere che nel rispettare le “regole” del gioco; ad esempio se un giocattolo particolarmente accattivante verrà sottratto al bimbo, anche per un breve periodo, al sorgere di un comportamento scorretto (ad esempio urla immotivate), egli capirà la dicotomia ed agirà di conseguenza.

In tali frangenti è fondamentale la costanza e la coerenza dell’interlocutore nelle interazioni; se si vuole insegnare una regola, la si deve far rispettare sempre. I tempi di riuscita sono variabili ma solitamente si accorciano molto dopo che il bambino ha incorporato il primo aut-aut.

All’inizio il bambino andrà aiutato in maniera massiccia per evitare che le normali prime difficoltà lo possano demotivare; successivamente l’aiuto verrà sfumato così da favorire l’autonomia del bambino, che ne trarrà giovamento anche a livello di autostima.

Se sei un genitore di un figlio disabile o più semplicemente desideri approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it

 

Disabilità: il rapporto tra figli disabili e famiglia

by Dr. Massimiliano Paglione 27. January 2012 16:40

Uno dei problemi più angoscianti che una famiglia con disabilità si trova ad affrontare è senza dubbio l’aggressività eterodiretta.

È una situazione molto comune che si presenta solitamente nei soggetti che hanno scarse capacità di comunicative e/o che stanno passando da uno stadio evolutivo ad un altro (ad es. dalla pubertà all’età adulta). Alla base di un comportamento aggressivo può esserci una scarsa capacità di sopportazione, un tentativo di esprimere frustrazione, un modo per richiamare l'attenzione o anche semplice noia.

È fondamentale correggere il prima possibile questi comportamenti poiché essi, aldilà della loro insita problematicità, pesano notevolmente sulla possibilità e capacità del soggetto di avere e mantenere relazioni sociali. Innanzitutto deve essere attentamente valutato cosa scatena il comportamento aggressivo e cosa il soggetto ottiene attuandolo, così da poter agire direttamente su queste variabili.

Si avvierà quindi un processo di “estinzione” del comportamento e parallelamente saranno presentati e favoriti comportamenti alternativi accettabili. È infine importante che il soggetto sperimenti tale programma in tutti gli ambienti e con tutte le persone con le quali entra in contatto.

Con l’espressione “comportamenti problema” spesso si intendono le condotte stereotipate, autolesionistiche o aggressive del soggetto disabile.

Tuttavia questa definizione deve essere estesa a  tutti quegli atteggiamenti che, per varie ragioni, creano problemi e difficoltà al soggetto stesso o alle sue relazioni con l’ambiente, in particolare la famiglia. In questo senso i comportamenti problema del soggetto disabile possono assumere molteplici e disparate forme, avendo tutti però alla base un vissuto di disagio, preoccupazione, difficoltà o paura da parte di chi vive a contatto con il soggetto disabile.

Un esempio sono le reazioni emozionali eccessive di paura o ansia, l’ecolalia non comunicativa, le verbalizzazioni bizzarre, gli atteggiamenti sociali invadenti, le appropriazioni indebite. Sono inoltre da ritenersi non meno problematici quei comportamenti che non danneggiano direttamente il soggetto disabile e le sue interazioni, ma che comunque stressano il suo ambiente di vita, poiché alla lunga anch’essi producono dinamiche di emarginazione ed espulsione.

Per tutte queste situazioni di “problematicità soggettiva” il primo passo è la chiarificazione, da parte di tutti i soggetti che ruotano intorno al disabile, del comportamento problema (cosa e perché); il secondo passo è la valutazione della sua reale problematicità.

Una volta chiariti questi due punti, si potrà finalmente incidere efficacemente sul comportamento problema con opportune strategie d’intervento.

disabilità

Le stereotipie comprendono invece i comportamenti cognitivi sensoriali e motori, ripetitivi, isolati oppure secondo schema, spontanei, acontestuali, privi di funzionalità ed emessi anche in solitudine. Le stereotipie si manifestano come singole e varie azioni ripetitive emesse in successione, oppure sottoforma di azioni più complesse (comportamenti stereotipati).

Le stereotipie per un soggetto disabile sono molto problematiche a prescindere dall’aspetto che assumono; le loro caratteristiche principali, ossia l’attrazione e l’adesività, impediscono danneggiano e rallentano il vivere quotidiano, lo sperimentare nuove situazioni, lo sviluppo psicologico. Dunque se da un lato bisogna

riconoscere e comprendere la funzione di un determinato comportamento stereotipato, dall’altro bisogna ridurre al massimo le sue conseguenze disadattive.

Bisogna inoltre considerare che un atteggiamento ripetitivo assume connotazioni diverse a seconda di quanto incide sull’ambiente circostante.

In altre parole, una stereotipia viene valutata in modo qualitativamente diverso se la si affronta per pochi minuti o per molte ore In questo senso la famiglia di un soggetto disabile  vive in prima linea il disagio creato dalle stereotipie, e tuttavia spesso non esterna il proprio malessere per timore di non essere compresa.

Dunque i comportamenti stereotipati vanno contrastati con l’aiuto di personale qualificato ed il coinvolgimento di tutte le figure che vivono a contatto con il soggetto disabile.

Se sei un genitore di un figlio disabile o più semplicemente desideri approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it

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