Disturbi specifici dell’apprendimento e le sue ripercussioni

by Dr. Massimiliano Paglione 22. February 2012 12:21

Un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) spesso ha delle ripercussioni che vanno aldilà delle competenze sulle quali incide, siano esse la lettura, la scrittura o il calcolo. La scoperta di questi disturbi, che purtroppo non sempre coincide con una corretta diagnosi, avviene solitamente durante i primi anni di scuola, quando il bambino inizia ad incontrare grosse difficoltà in attività e compiti che per i suoi coetanei sono naturali. Ciò comporta un senso di frustrazione, vissuto prevalentemente in ambiente scolastico, che può sfociare in due tipi di disturbi, esternalizzanti ed internalizzanti, a seconda della qualità dei legami di attaccamento con le figure di riferimento.

 

 

I disturbi internalizzanti sono il frutto di una “chiusura depressiva”; il bambino può arrivare a sviluppare attacchi di panico, fobie, disturbi somatoformi, disturbi dell’umore. Tutte queste condizioni comportano una conseguente avversione per l’ambiente scolastico che non di rado si traduce in assenze prolungate o ritiri temporanei, che a loro volta interferiscono pesantemente sulle possibilità di trattamento e recupero delle difficoltà nel settore didattico.

I disturbi specifici dell’apprendimento classificabili come disturbi esternalizzanti invece hanno come fonte la “oppositività” del bambino che viene classificato come iperattivo, con deficit di attenzione, provocatorio. In altre parole il bambino, di fronte alla frustrazione derivante dall’incapacità di eseguire un compito, reagisce in maniera scomposta evitando così di dover fare i conti con i propri insuccessi scolastici. I casi di disturbi esternalizzanti arrivano maggiormente all’attenzione dei servizi  poiché, a differenza di quelli internalizzanti, spesso penalizzano l’intera classe nel quale il bambino è inserito (a causa del suo comportamento indisciplinato durante le lezioni), e dunque drammatizzano il problema.

Di fronte ad aspetti oppositivi del bambino in classe i servizi, la famiglia e la scuola devono interrogarsi  e capire se tale atteggiamento non sia frutto di continue frustrazioni; in tal caso il più delle volte la semplice chiarificazione del problema, unitamente ad interventi di tipo dispensativo (esonero dalla lettura ad alta voce, dal dettato etc.) e compensativo (supporti informatici, ausili elettronici etc.) portano ad un sensibile miglioramento della situazione, così da permettere un intervento diretto sul problema reale del bambino (dislessia, disortografia, discalculia) e non su quello secondario (internalizzante o esternalizzante).

Un esempio di tutto ciò è il caso di Davide, un bambino di 8 anni al quale era stato affiancato un educatore durante l’orario scolastico, a causa del suo comportamento irrequieto durante le lezioni. Davide spesso interrompeva le lezioni con atteggiamenti provocatori, per la disperazione delle maestre, si mostrava aggressivo nei confronti dei compagni ed in più di un’occasione era addirittura fuggito da scuola. Il contatto prolungato con l’operatore ha portato alla luce le vere difficoltà di Davide e così sono state messe in atto tutte le strategie necessarie affinché il bambino affrontasse con i giusti strumenti il percorso didattico; conseguentemente la scuola si è presto trasformata per lui  in un ambiente gratificante dove può svolgere le attività in maniera appagante, e di fronte agli ostacoli non reagisce più con la fuga o l’evitamento bensì segnala serenamente le sue difficoltà, consapevole dei suoi limiti ma anche di quanto sia apprezzato da tutti il suo atteggiamento positivo.

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