Violenza sessuale sui bambini: trauma ed elaborazione

by Dr.ssa Angela Oreggia 24. January 2012 09:58

Quando si può parlare di violenza sessuale sui bambini? Qualsiasi attività di tipo sessuale, anche in assenza di penetrazione, esercitata da un adulto su  soggetti “immaturi” e “dipendenti” rappresenta un abuso sessuale.


Ciò che rende la violenza sessuale infantile un’esperienza non solo aberrante ma profondamente  traumatica dal punto di vista psichico è principalmente la condizione specifica della “vittima”.  Il bambino e/o l’adolescente coinvolto in questa esperienza è privo della possibilità di scegliere e soprattutto di  comprendere correttamente ciò che sta accadendo lui e di attribuirgli un senso. Il danno subito è ancora maggiore quando l’abusante è un membro della famiglia, una persona a cui la vittima è legata emotivamente, di cui si fida e dalla quale dovrebbe ricevere cura e protezione nel momento del pericolo.


Il trauma dell’abuso non può essere cancellato dal passare del tempo, come ingenuamente si tende a credere e fa comodo pensare!. L’esperienza rimane viva nella mente e nel corpo fin tanto che non si dà alla vittima la possibilità di “elaborarla”.

violenza sessuale sui minori


In che modo?
I primo luogo creando un contesto di protezione e di contenimento emotivo-affettivo. E’ fondamentale per il bambino/adolescente sapere di potersi affidare ad un adulto in grado di dargli ascolto, di aiutarlo a dare forma e voce alle sue emozioni, di dare un senso all’accaduto, di fornirgli conforto e quella protezione che si realizza attraverso l’atto di “denuncia”. La segnalazione e la conseguente condanna dell’abusante sono passi indispensabili affinchè la vittima possa ricominciare a vivere poiché liberano dal senso di colpa e di responsabilità per l’accaduto e danno un segno inequivocabile del fatto che ciò che è avvenuto era profondamente sbagliato e meritevole di punizione. Nella maggior parte dei casi, infatti, un bambino traumatizzato non ha compreso cosa sia successo e crede di essere “cattivo” o “difettato”. E’ importante che il bambino comprenda che ciò che ha vissuto non rappresenta la “normalità” e che all’interno di quella esperienza “bestiale” lui non ha alcuna colpa. Un evento traumatico non  elaborato è in grado di condizionare in modo più o meno consapevole  il presente della persona, dando vita a comportamenti e reazioni emotive non sempre coerenti al contesto che li ha  scatenati.


Perché accade questo?
Durante un abuso, come in qualsiasi altro contesto che minaccia il senso di sicurezza e di integrità personale, l’esperienza viene registrata sotto forma di immagini, suoni, sensazioni fisiche, odori ed emozioni ad essi collegati; la mente registra la paura e alcuni stimoli vengono codificati come pericolosi. Al presentarsi in seguito di stimoli “simili” a quelli che hanno caratterizzato l’esperienza traumatica  il cervello reagisce in maniera automatica, generalizzando la risposta, poiché non tiene conto del contesto specifico e del senso dell’esperienza attuale.
Solo un processo di integrazione delle singole parti dell’esperienza e l’inserimento di quest’ultima nella storia personale permette di conservarne il ricordo ma non l’impatto emotivo ad esso legato e libera il presente dai fantasmi del passato.


Se tuo figlio/a è stato/a vittima di abusi o più semplicemente desideri approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it

Inappetenza nei bambini: consigli per bimbi inappetenti

by Dr.ssa Angela Oreggia 17. January 2012 22:49

Come nasce l’inappetenza nei bambini? Fin dalla nascita, il pasto assume un grande significato di scambio emotivo-affettivo tra il piccolo e la sua figura di accudimento. E’ un momento dove si realizza una vicinanza fisica significativa, un contatto fatto di coccole e carezze e di sguardi congiunti che veicolano sentimenti, emozioni e credenze.


Non sempre, però, questa esperienza si realizza in modo gratificante sia per il piccolo che per la madre. Ci sono neonati che per una naturale predisposizione temperamentale si distinguono per essere dei”piccoli mangiatori”, quelli che una madre potrebbe definire: “un osso duro quando si tratta di mangiare”.


Questo atteggiamento è in grado di generare ansia nella neo-mamma e pensieri negativi circa la propria capacità di accudire, nutrire e più in generale di prendersi cura della propria creatura.
Conseguenti vissuti di natura depressiva ,sentimenti di colpa e irrequietezza inevitabilmente vengono trasmessi al piccolo che inizierà a vivere un momento fondamentale della sua esistenza psico-fisica come occasione di sperimentare tensione e disagio.

inappetenza nei bambini

 

E’ naturale che il bambino cerchi di sottrarsi ad una esperienza diventata poco piacevole e gratificante, iniziando a rifiutare il latte e successivamente l’alimentazione in generale. Questa reazione innesca un circolo vizioso senza interruzione nel quale il cibo diventa ossessivamente il pensiero dominante della giornata e unico canale di comunicazione affettiva tra il bambino e la sua mamma.


Intorno al tema “cibo” si intrecciano punizioni, minacce, preghiere, strategie ludiche di distrazione messe in atto da genitori disperati nell’unico, ingenuo, tentativo di far mangiare il figlio. Naturalmente l’obiettivo sperato e atteso di far mangiare il bambino non si realizza anzi, l’effetto di tanta attenzione e preoccupazione intorno al piccolo non fa altro che rinforzare il suo comportamento di rifiuto del cibo e di sfida nei confronti dei genitori. Quale bambino rinuncerebbe a tutte quelle attenzioni e al “godimento” di tenere in pugno mamma e papà?


Per uscire da questo circolo vizioso è necessario modificare il contesto, un contesto fatto di comportamenti, emozioni, sentimenti e pensieri. In cibo non deve essere protagonista tiranno della scena ma piacevole elemento che accompagna esperienze emotivamente gratificanti. Il pranzo e la cena devono trasformarsi in momenti di condivisione, di confronto, di scambio di parole, affetti e reciproche attenzioni tra i membri di una famiglia. All’interno di questo nuovo contesto il cibo assumerà un significato diverso, libero da vissuti negativi e persecutori.
 
Se pensi che il tuo bambino abbia tale problema o più semplicemente desideri approfondire questa tematica contatta lo staff di Psicologo360.it

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