Un legame sicuro

by Marzia Benvenuti 20. dicembre 2012 10.22

Diventare genitori è il lavoro più difficile al mondo, e per sostenerli nell'arrivo del figlio è necessario creare un rapporto con il bambino basato sull'amore e sulla fiducia: un legame sicuro.

 

 Un legame di questo tipo non ha effetti positivi solo sul rapporto tra genitori e bambino, è anche il fondamento di un sano sviluppo fisico, emotivo e sociale del neonato.

La priorità assoluta specialmente nella fase prenatale, è il bisogno di sicurezza nel rapporto tra neonato e genitori e quando questo bisogno viene appagato, si crea con la figura di attaccamento un legame sentito come punto di riferimento e di rifugio per le situazioni di pericolo.

Ma a volte, nonostante tutto non si riesce a costruire un legame sicuro con il bimbo sebbene sia molto amato dai genitori. Talvolta, per i più svariati motivi i genitori non sempre soddisfano i desideri e bisogni del figlio, così facendo il bambino tenderà a sviluppare nei confronti della figura di attaccamento sentimenti insicuri e ambivalenti. Questi sentimenti sono carattterizzati da una parte dalla ricerca di contatto e dall'altra da un distacco che deriva dalla paura di essere respinti.

Nei primi mesi di vita è importante che la figura di attaccamento sia sempre a disposizione del piccolo.

Ma ciò che conduce un bambino al disturbo dell'attaccamento sono le mancate compensazioni di esperienze negative, come particolari esperienze traumatiche, per non parlare delle violenze fisiche, sessuali o psicologiche, che possono essere causa del Disturbo dell'Attaccamento.

Un bambino con il disturbo dell'attaccamento cresce spesso più lentamente da un punto di vista emotivo e motorio e in alcuni casi questi ambiti sono compromessi. Inoltre fanno fatica ad allacciare rapporti basati sulla fiducia e in seguito sono più soggetti ai disturbi psichici.

Nel tempo si può venire a creare un circolo vizioso di esperienze traumatiche che viene trasmesso dai genitori ai figli.

Nella maggior parte dei casi i disturbi dell'attaccamento non trovano soluzione senza un intervento terapeutico. Così ciò che si può fare è modificare con una psicoterapia incentrata sulla rielaborazione del trauma il comportamento dei genitori.

Si consiglia una terapia individuale, e successivamente anche una di gruppo.

Se pensi di soffrire di questa patologia o desideri avere una consulenza informativa puoi rivolgerti ai professionisti di Psicologo360.it.

 

 

 

 

Infertilità maschile: l’impatto psicologico sulla coppia in un caso reale

by Daniela Carchen 23. maggio 2012 13.43

Da anni, ormai, sono in aumento i casi d’infertilità maschile. Grazie, infatti, al miglioramento e all’affinamento delle capacità diagnostiche si arriva più semplicemente che in passato a stabilire “l’origine” dell’infertilità.

 

Sono molte e assai diverse le cause dell’infertilità maschile e – da un punto di vista strettamente psicologico – non ci interessa entrare strettamente nel merito delle problematiche organiche che portano a questo esito (a volte reversibile a volte no). Fatto sta che, ha un certo punto di un percorso diagnostico e di presa di consapevolezza lungo e faticoso una coppia riceve questa diagnosi che “imputa” a uno dei due partner la responsabilità dell’evento infertilità. Questa diagnosi può avere un effetto devastante sull’equilibrio di alcune coppie.

Riferisco brevemente di una famiglia che ha attraversato e sta ancora attraversando un iter simile.  Userò, per semplicità narrativa degli pseudonimi. Francesca è una giovane donna di trent’anni, Roberto suo marito ha pochi anni di più.  Si sposano pochi mesi dopo essersi fidanzati e costruiscono una casa molto bella con due stanzette per i bambini che verranno. Roberto sa già da qualche tempo di avere un varicocele e si è già operato due volte per tentare di risolvere questa difficoltà. Non si sottopone a nessun test per verificare lo stato della sua fertilità né Francesca glielo chiede. Dopo un anno dal matrimonio, Roberto chiede a Francesca di avere un bimbo – lei preferisce rimandare ancora per stare un po’ da soli in coppia. Qualche tempo dopo provano a realizzare questo sogno ma si scontrano con una realtà diversa da quella che speravano. Approfondiscono medicalmente e scoprono che il varicocele ha compromesso la fertilità di Roberto.

Francesca entra in sofferenza: non riesce ad elaborare consapevolmente la “rabbia” che questa diagnosi le ha suscitato. Tutti i suoi sogni crollano e lei non sa su chi scaricare la sua frustrazione. Nega a se stessa di percepire la sua ostilità: sa di essere una brava persona e pensa che non sia possibile o etico sentire un vissuto negativo verso il marito per una cosa simile. Entra in depressione e per diversi mesi non riesce a dormire la notte.

Roberto si trasforma in un marito “ideale”: la copre di regali, la coccola, le fa piccole sorprese e si diletta in cucina.

Quando, dopo qualche tempo, decidono di affrontare insieme questa fase. In terapia si parlano, raccontano a se stessi e al partner come si sentono ed elaborano il “lutto” e la rabbia.

Sempre insieme decidono di non voler sottoporsi alla fecondazione assistita e iniziano l’iter per l’adozione internazionale.

Ora sono una coppia felice: hanno costruito insieme una vita che li soddisfa e attendono (comprensibilmente tra qualche ansia) l’arrivo dei bimbi che adotteranno.

Con Psicologo360 è possibile chiedere aiuto anche a distanza contattando uno dei suoi professionisti: Elenco professionisti.

 

 

Che cos'è l'infertilità

by Dott.ssa Simona Capurso 22. novembre 2011 23.40

L’infertilità viene generalmente definita come l’incapacità di una coppia di concepire, dopo che sia trascorso almeno un anno di rapporti regolari e non protetti.

Le cause del mancato concepimento in una coppia riguardano nel 50% dei casi il soggetto maschile e nel 50% il soggetto femminile. Esiste poi nel, 15% dei casi, una infertilità idiopatica, ovvero coppie che non hanno una spiegazione medica al loro mancato concepimento.

I fattori che determinano la difficoltà di generare possono essere di natura fisica, come ad esempio variazioni nella qualità e quantità del liquido seminale, disequilibri ovulatori, alterazioni anatomiche o funzionali degli organi riproduttivi (come le malformazioni uterine), sindromi genetiche ma anche stress o blocchi psicologici. Dall’infertilità idiopatica nasce l’ipotesi di una possibile origine psicosomatica legata al mancato concepimento.

Infertilità

Pertanto le indagini diagnostiche, a livello di coppia, rappresentano uno strumento fondamentale per individuare la causa dell’infertilità ed eventualmente la tecnica di fecondazione assistita più idonea. E’ possibile procedere, in base alla diagnosi effettuata, con tecniche di primo livello, quali: rapporti mirati, induzione dell’ovulazione con stimolazione ormonale, inseminazione intrauterina. Nel caso di problematiche più complesse le tecniche di secondo livello, come la FIVET o la ICSI possono aiutare la coppia.

In ogni caso una diagnosi di infertilità pone la coppia in una condizione di forte sofferenza emotiva definita come una vera e propria “crisi di vita” che può generare depressione, rabbia e senso di inferiorità, fino ad inficiare la sfera dell’autostima personale e a destabilizzare la solidità della coppia stessa.

Lo psicologo può essere d’aiuto, fornendo una consulenza mirata verso un supporto emozionale e uno spazio di ascolto durante tutte le fasi delicate

 

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Infertilità maschile: possibili cause e rimedi

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 23.27

L'infertilità maschile è una patologia che affligge sempre più uomini al giorno d'oggi molto spesso inconsapevoli di tale deficienza. In passato si riteneva che la mancanza di concepimento dipendesse soprattutto dalla donna e che la responsabilità fosse in un non perfetto apparato riproduttivo femminile. Gli studi condotti negli ultimi anni hanno invece dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere problemi di capacità riproduttiva. Prova ne è l’incremento progressivo della richiesta di analisi del seme maschile dalla fine degli anni ’60 ad oggi. Secondo i dati recenti sono quasi cinquemila le richieste annuali di analisi seminali, mentre solo alla fine degli anni ’60 non si arrivava nemmeno a 500 richieste l’anno.

Si può distinguere tra infertilità maschile primaria, quando l’uomo non ha mai avuto figli, e infertilità maschile secondaria, quando l’uomo ha già fecondato una donna (partner attuale o precedente). In questo secondo caso, normalmente le possibilita’ di recuperare la fertilità sono maggiori rispetto all’infertilità primaria.

infertilità maschile

E’ difficile stimare la percentuale di coppie infertili nel mondo e in Italia, ma secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi industrializzati soffre di problemi di fertilità.

Per quanto riguarda in particolare l’infertilità maschile in Italia, gli uomini pur avendo un maggiore senso di responsabilità, nella quasi totalità (90%) non fa prevenzione e non si sottopone a visite dall’andrologo per terapie preventive e cure temporanee.

Un secondo dato preoccupante è che ben la metà degli uomini italiani non si sottopone a visita andrologica nemmeno dopo una diagnosi di infertilità. Anche se l’infertilità maschile diventa oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui cercano un figlio, si potrebbe già accertare l’eventuale problema in età giovanissima.

Durante la visita di leva, si scopre che il 10-20% dei ragazzi soffre di varicocele. Intorno ai 18 anni, 1 ragazzo su 2 è a rischio infertilità.

La fertilità maschile dipende in gran parte dal numero e dalle caratteristiche degli spermatozoi nel liquido seminale. Se sono del tutto assenti, oppure sono tutti morti o malformati, si parla di sterilità; se invece ci sono spermatozoi sani ma in numero inferiore alla norma, si parla di subfertilità.

Le cause della infertilità sono diverse. Nella maggior parte dei casi all'origine c'e un difetto del testicolo che impedisce la normale produzione di spermatozoi. Può trattarsi di un difetto congenito. Altri difetti possono crearsi con gli anni in seguito ad intossicazioni, alla somministrazione di alcuni farmaci, ad esposizione prolungata a radiazione o alle alte temperature.

La seconda causa in ordine di inportanta è il varicocele, cioè la presenza di una forma varicosa delle vene dello scroto: interferisce con la produzione degli spermatozoi aumentando la temperatura del testicolo interessato.

 

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Il ricorso alla fecondazione assistita: vissuto della coppia e le riflessioni dello psicologo

by Dott.ssa Simona Capurso 7. luglio 2011 11.01

 

 

 

Il desiderio generativo rappresenta uno stadio della crescita umana che parte dalla propria storia affettiva, dai legami di attaccamento, dai tratti di personalità di ciascun individuo, dai valori personali e dal senso dato all’esistenza. La  genitorialità diventa uno spazio psicodinamico che si forma nell’individuo fin dall’infanzia.

A livello psicologico esiste una sorta di “genitore interno” formato da tutte le interazioni con le figure adulte significative che si sono occupate di noi e che determina la predisposizione dell’individuo verso l’essere genitore (Eric Berne, 2000).

Nell’incontro con l’altro l’individuo ripone le proprie aspettative e speranze circa la genitorialità.

La scoperta della propria infertilità è un evento di per sé fortemente stressogeno, che richiede un’attenzione non solo sugli aspetti fisico-corporei, immediatamente e più facilmente individuabili, ma anche sui fattori psicologici, relazionali, sessuali e valoriali della persona.

Presso la comunità scientifica l’infertilità viene riconosciuta, da un punto di vista psicologico, come una “crisi di vita”, come una ferita dell’identità soggettiva sia dell’uomo che della donna, fino a essere anche una ferita e un rischio sociale, inteso come una società senza eredi e, quindi, senza futuro, laddove, come sta accadendo, il tasso di infertilità nelle coppie è in aumento (C. D’Orsi, 2008).

La difficoltà a procreare genera delle reazioni iniziali nella coppia shock e sorpresa, sostituiti man mano da atteggiamenti di rifiuto, collera e angoscia.
Sono molteplici i sentimenti che si possono provare: dal senso di frustrazione, al sentirsi inadeguati, alla rabbia.

A livello di coppia la “crisi di infertilità” può inficiare le sfere della comunicazione, dell’attività sessuale e dei progetti futuri e dar luogo ad una situazione di conflitto e di isolamento sociale. L’ansia sembra particolarmente evidente nelle donne, anche a causa dell’aspettativa di trattamenti invasivi, condizione che si aggrava con l’aumentare del numero di tentativi terapeutici falliti. Anche la sfera sessuale può subire un condizionamento negativo, con diminuzione della frequenza e della spontaneità dei rapporti e l’insorgenza di disfunzioni sessuali transitorie. In particolare nell’uomo il senso di inadeguatezza sessuale può aumentare in maniera significativa in seguito alla medicalizzazione. La coppia riconosce che gradualmente la propria sessualità non è più autentica, correlata al puro desiderio e al piacere e può così rischiare di entrare in crisi.

Il percorso di riproduzione assistita, con il suo rituale complesso, l'alta frequenza dei controlli, il grande numero di variabili (vissute come incontrollabili) contribuiscono a creare sentimenti di frustrazione. Inoltre l'attenzione ossessiva ai propri processi corporei, indotta dalla medicalizzazione, genera paure e tensioni.

La condizione di infertilità è un’esperienza molto dolorosa e a volte traumatica che rompe le normali dinamiche di autopercezione, costringendo le persone a dover rimodellare la propria immagine in funzione di una condizione completamente nuova e del tutto diversa.

Il ricorso alla Fecondazione Assistita passa, come esperienza, attraverso un percorso che richiede una ristrutturazione del Sé e un ripensamento dei propri valori etici, morali e spirituali. Dal punto di vista psicologico è importante aiutare la coppia a ripercorrere il proprio percorso, il vissuto e le tappe affrontate per permettere riprendere il possesso della propria vita e della propria dimensione di coppia.

 

Autore: Dott.ssa Simona Capurso

Psicologa Sociale e dell’Età Evolutiva.

Contatta la dott.ssa Simona Capurso

 

Bibliografia

Berne E, A che gioco giochiamo, Tascabili Bompiani Rcs, Milano, 2000

Bowlby J, Una base sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989

D’Orsi C., Sara, Elisabetta e le altre. La femminilità ferita tra desiderio e limite della maternità, Ed. Psiconline, Chieti, 2008

Erikson, Erik H., I cicli della vita. Continuità e mutamenti, Armando Editore, Roma,1984

Freud S (1914), Introduzione al narcisismo, Bollati Boringhieri, Torino, 1976

 

 

 

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