Desiderio di paternità? Quando lui non vuole figli

by Dott.ssa Valeria Cani 11. aprile 2012 12.04

Cosa fare quando, in una coppia, lui non ha il desiderio di paternità? Siamo, appunto all’interno di una relazione di coppia, dove più frequentemente è la donna a desiderare  un figlio rispetto all’uomo. Capire il vero motivo profondo o inconscio del rifiuto di un uomo verso il proprio futuro ruolo di genitore è più difficile che affrontare la delusione e la rabbia che una donna può provare, ma sicuramente è il modo migliore per prendere in esame e trattare questo problema tra due persone che si amano.

 

 

 

Solitamente le motivazioni alle quali adducono gli uomini che rifiutano l’idea di un figlio sono legate alla vita pratica o alla quotidianità, mancanza di soldi, possibilità di carriera, futuro incerto, oppure motivazioni legate alla perdita di tutte quelle libertà conquistate con la maturità, potersi divertire, week end fuori porta, cenette romantiche... ma forse il vero problema apparentemente inaffrontabile per un uomo è il peso della responsabilità, il non sentirsi all’altezza di un ruolo educativo o di tipo “papà perfetto”. Oppure può nascere un problema di gelosia rispetto alla propria compagna che si occuperebbe di più del nascituro piuttosto che di lui. Alla base possono esserci problemi di vissuto negativo della propria infanzia, dove il rapporto con il proprio genitore è stato difficile e magari rimasto irrisolto negli anni, padri molto fragili o assenti, padri non affettivi o che abbandonano la famiglia, padri mai conosciuti o anche padri violenti. Possiamo trovare negli uomini che hanno affrontano un divorzio, già padri di figli che stanno crescendo con la loro madre, la paura di trascurare questi ultimi se arrivasse un figlio con la nuova compagna.

Molti uomini pensano di perdere il proprio fascino maschile diventando genitore. Un altro dei timori più frequenti per un uomo che si rifiuta di avere un figlio dalla propria compagna è  il ruolo che verrebbe a ricoprire quest’ultima:  per un uomo l’idea di avere rapporti sessuali con la propria donna incinta, alle prese con poppate, pannolini e la presenza di un pancione e poi un neonato fa scaturire in lui come un sentimento proibito, perché la propria donna non è più “donna” ma è “mamma” quasi andando ad identificarla con la propria madre, il primo oggetto d’amore per chiunque, amore poi impedito dal tabù dell’ incesto. Da qui il rifiuto di poter ancora fare l’amore con lei!

Michele è un paziente che, in terapia per altri motivi, ha potuto riconoscere le proprie paure di diventare di nuovo padre dopo aver avuto due figli dalla ormai ex moglie. Lui, trentotto anni, empatizzando molto coi suoi bambini allora di 8 e 3 anni, diceva di “sentire” moltissimo la loro sofferenza dovuta alla separazione. Nonostante la nuova relazione lo soddisfacesse pienamente, la sua paura era quella di una mancanza di sicurezza in questa nuova coppia. La scelta di non avere un altro figlio dalla nuova compagna era data dalla paura dovuta all’esperienza della separazione che qualsiasi relazione avrebbe potuto essere comunque non solida, e di conseguenza non è mai possibile garantire ai figli, così come già successo, la sicurezza e la stabilità familiare. La riflessione durante la terapia è stata sulla costruzione e sul mantenimento delle sue relazioni che, analizzate, hanno permesso alla sua consapevolezza di vedere oltre i propri vissuti e optare per nuove scelte.

Problemi più o meno difficili da risolvere dove si possono toccare argomenti che vanno dall’autostima, ai traumi vissuti, all’analisi del sé più profondo, ma sono comunque problemi affrontabili e risolvibili con l’aiuto di un esperto, una consulenza psicologica on line che possa fornire le prime indicazioni su quale strada intraprendere per questo percorso di coppia che potrebbe diventare poi un percorso di genitorialità insieme serena.

 

 

La terapia di coppia: quando serve?

by Redazione Psicologo360 4. settembre 2011 23.40

La terapia di coppia serve per migliorare la qualità della vita a due. Che vuol dire aumentare la comunicazione, ritrovare un linguaggio comune, riportare la tenerezza fra loro e riaccendere il desiderio nella coppia. Molte persone, dopo qualche anno di matrimonio (ma oggi sempre più spesso anche dopo pochi mesi), possono sentirsi profondamente deluse del rapporto coniugale: forse lo si era troppo idealizzato, forse si pensava che lo stato di innamoramento fosse potuto durare tutta la vita. E allora sono tentate nel gettare la spugna e a dirsi “no, proprio non va”. Unica prospettiva: la separazione. Grande errore: la relazione di coppia non è statica, tutt’altro.

La vita a due è dinamica, perché ogni giorno si verifica la trasformazione dei sentimenti e delle emozioni dell’innamoramento, intense ma ancora fragili, in un sentimento più profondo, quello dell’amore, in cui la relazione fra i due partner si stabilizza, nel senso che diventa più solida, mentre le emozioni che la riguardano diventano più sfumate.Quando la coppia rimane unita, molte sono le vicende di vita che si devono attraversare e che cambiano sia le persone che la relazione.

terapia-coppia

Questo è quello che “dovrebbe” accadere in un rapporto maturo e sereno. Perché in molti casi i cambiamenti riguardano in prevalenza solo uno dei due partner, che chiede e concede di più o di meno, a seconda delle circostanze. Cambiamenti che hanno diversi nomi: tradimento, crisi lavorativa, arrivo dei figli, ingerenze dei genitori reciproci. A volte ricadono solo su un elemento della coppia, a volte invece viene “elaborato”, cioè vissuto, diversamente da entrambi. Questo provoca uno squilibrio che, se non affrontato, può portare alla crisi della coppia.

Ci si rivolge ad uno psicologo perché se entrambi i partner sono troppo coinvolti emotivamente non riescono più ad analizzare la loro situazione con il necessario distacco. Lo psicologo svolge qui una funzione di mediatore, di arbitro, a cui i due coniugi fanno entrambi riferimento per esprimere le loro tensioni ed il loro malcontento. L’obiettivo è quello di ritrovare la serenità coniugale. I partner, durante gli incontri, possono ricevere suggerimenti su come aumentare la comunicazione, ritrovare un linguaggio comune, riportare la tenerezza fra loro. Non sempre la decisione di rivolgersi allo specialista è condivisa da entrambi i partner, per cui accade abbastanza di frequente che lo psicoterapeuta si trovi davanti una persona motivata e alla sincera ricerca di aiuto, disposta a parlare e a cercare soluzioni ed un’altra che, con atteggiamento di sufficienza, se non di sfida, ascolta tutto senza commentare, senza svelarsi. In questi casi non bisogna scoraggiarsi subito: il partner poco motivato potrebbe sbloccarsi alla seconda o terza seduta; certamente se la cosa non avviene la terapia di coppia non può proseguire.

La terapia di coppia non deve mirare a mantenere unita la coppia, ma a cercare di capire quale è la situazione migliore per quella determinata coppia o per quella determinata famiglia: in alcuni casi la separazione può essere riconosciuta come il male minore.Una psicoterapia di coppia se funziona, comincia a produrre i suoi effetti già dalle prime sedute: i due partner si sentono più sereni, tornano a comunicare e recuperano la loro intimità sessuale, per questo motivo la durata complessiva non è mai molto lunga.

Il valore della terapia offerta dallo psicoterapeuta, rispetto ad una soluzione-fai-da-te è che lo specialista può:

  • proporre soluzioni alternative
  • aiutare la coppia a ristabilire delle nuove regole condivise da entrambi
  • fornire una nuova lettura del loro passato
  • valutare i motivi dell’uno e dell’altro con maggiore obiettività  

Oltre che nei discorsi fatti in seduta, questo particolare tipo di psicoterapia si basa anche sulla formulazione di obiettivi da raggiungere, per cui non è raro che il terapeuta assegni dei ‘compiti’ da svolgere a casa, che possono riguardare entrambi i partner o, di volta in volta, uno dei due. In genere uno dei compiti più frequentemente assegnati ad entrambi i partner è quello di scrivere un diario con le loro sensazioni, i pensieri e le emozioni provate durante la settimane, in modo da riproporre questo materiale in seduta, per poterlo analizzare con il terapeuta. Quando si è in terapia, la legge fondamentale da osservare è poi quella del silenzio: si parla di tutto, ma non delle cose che dividono e soprattutto se c’è da litigare, bisogna trattenersi, per poterlo fare davanti allo specialista.

Le sedute possono essere settimanali o quindicinali, a seconda delle situazioni e del grado di conflittualità; la durata di ogni seduta è leggermente più lunga di una seduta individuale; il costo varia moltissimo da uno specialista all’altro, per cui vale la pena informarsi sul costo di una seduta, in modo da rendersi conto se la spesa richiesta può essere affrontabile. Un buon terapeuta, però, è flessibile e non schematico: tiene sempre in considerazione anche lo stato economico del paziente, creando tariffe “su misura”. E’ sempre meglio aiutare una coppia a trovare la giusta soluzione che speculare sui malesseri relazionali.

 

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Desideri sessuali e mancanza di desiderio nella coppia

by Redazione Psicologo360 2. settembre 2011 06.57

La mancanza di desiderio sessuale è un fantasma che assilla molte coppie. Purtroppo la vita a due si scontra, spesso, con il peso che alcuni miti o pregiudizi, appartenenti alla cultura occidentale, hanno sulla nostra esistenza. Ce ne sono alcuni capaci di condizionare in modo pesante le dinamiche di relazione esistenti tra i due partner, rendendo così difficile l’accensione del desiderio. Sono miti del superuomo o della superdonna che arrivano anche a generare gravi distorsioni nel rapporto.  Uno su tutti, forse il più pesante da sopportare e da elaborare: quando il sesso viene considerato buono solamente se c'è un orgasmo.

mancanza desiderio nella coppia

Questo fantasma del piacere, che deve portare al settimo cielo, diventa il metro di misura di tutta l’intesa a due, tanto che molte donne, e da qualche tempo anche alcuni uomini, fanno finta di avere orgasmi per paura di un giudizio negativo. Piacere, complicità e armonia diventano quindi valori secondari, la cui presenza non è fondamentale. Un altro mito da sfatare è il luogo comune per cui il sesso DEVE essere spontaneo e quindi NON progettabile e altrettanto NON affrontabile a parole.

Guai a parlare di sesso tra due persone che vivono insieme.Sbagliato. In realtà la vita è troppo piena di incombenze per cui bisogna invece, con coscienza, dedicare spazi e tempo a sesso e gioia, perché non restino schiacciati dal tran-tran di tutti i giorni. Un modo per farlo di più e meglio è riservargli attenzione: per questo è necessario prenotare tempo e spazio da dedicare al sesso, appunto per parlarne e progettarlo.

Un altro luogo comune che, a volte, distrugge lentamente l’unione a due riguarda la "potenza maschile". L’opinione che "i veri uomini non hanno problemi sessuali" sembra sia molto diffusa. Niente di più errato. In questo caso il mito provoca una distorsione sulla coscienza della persona: si arriva a pensare che il vero maschio è tale se "funziona" sempre. Questa è la conseguenza diretta di una certa visione della mascolinità, e del tipo di richieste che la nostra società fa agli uomini.

Invece, uomini e donne hanno uguali quantità di problemi, ma tanti uomini hanno, in più, il problema che non possono accettare un aiuto. Cosa fare?

Occorre che le scuole organizzino con maggior frequenza corsi di educazione sessuale, che non spieghino solo l'anatomia e il sesso in maniera scientifica, ma che riescano a sottolineare che anche i sentimenti hanno la loro importanza. I ragazzi devono e hanno bisogno di confrontarsi.

Altro pregiudizio che la coppia sfatare: il sesso non è una sfida e una competizione. La donna, come hanno dimostrato recenti studi, può non raggiungere l'orgasmo con le pratiche classiche, ma provare maggiori sensazioni con carezze ed altre effusioni. In una parola, bisogna guardare al sesso come ad una terra di nessuno, dove non ci sono regole assolute e universali: nel sesso tutto è lecito purché il partner sia consenziente.

Bisogna ricordare poi che gli uomini hanno dieci volte di più delle donne pensieri di sesso e, per contro, le donne hanno spesso troppe incombenze per avere il tempo per pensare a farlo.

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