Omosessualità: differenze con travestitismo e transessualismo

by Dr.ssa Angela Oreggia 26. January 2012 10:22

Quando si affronta il tema dell’omosessualità scendono in campo molteplici pregiudizi e stereotipi, luoghi comuni e immagini della persona omosessuale poco chiare.

Trovo utile definire in primo luogo quali sono le differenze tra omosessualità, travestitismo e transessualismo, poiché molto spesso si verificano delle parziali o totali sovrapposizioni tra queste tre categorie e una confusione di immagini.


L’omosessualità consiste nell'attrazione sessuale, sentimentale e romantica tra persone dello stesso sesso. Declinato al maschile si intende un uomo che si sente uomo, ama un altro uomo, vuole costruire una vita con lui e vuole farci sesso con la stessa intensità di sentimenti e le stesse alchimie che caratterizzano l'amore eterosessuale. Al femminile, lesbica è una donna che si sente donna, ama e desidera un’altra donna e vuole costruire con le una vita.


Il travestitismo comporta l’indossare (abitualmente e volontariamente) da parte di un uomo l’abbigliamento di una donna, truccarsi da donna e assumerne gli atteggiamenti. La sua preferenza di base è comunque eterosessuale nonostante la possibile presenza di comportamenti omosessuali.
Altra cosa, invece, è il transessualismo o trans gender dove la persona rifiuta, a differenza del travestito, il proprio sesso e desidera essere o insiste sul fatto di essere del sesso opposto. Questo lo porta a voler trasformare il proprio corpo ricorrendo alla chirurgia per una ri-attribuzione del sesso, in senso sia maschile sia femminile.

omosessualità

Se travestitismo e transessualismo sono riportati nei manuali dei disturbi mentali, non possiamo dire la stessa cosa per l’omosessualità che dal 1973 è stata depennata dal DSM ossia dal manuale di riferimento per psicologi, psicoanalisti e psichiatri. Questo sta a sottolineare in modo chiaro e condiviso dalla comunità scientifica che l’omosessualità non è una malattia, non è una devianza, non è un disturbo.

Le persone omosessuali, nonostante i pregiudizi su base omofobica, non sono “difettate” , non sono “diverse”, non sono “pervertiti”e non necessitano di un intervento psicologico che li porti ad essere “normali”. L’orientamento sessuale di una persona si sviluppa nel corso della sua vita ma non è modificabile da un intervento terapeutico. Troppo spesso, però, ancora oggi, si sente parlare di psicoterapie riparative o di riorientamento (come se ci cercasse di raddrizzare una pianta cresciuta storta) e questo concorre a mantenere vivo, nella società moderna, un atteggiamento omofobico.

L’omofobia altro non è che quell’insieme di emozioni e sentimenti, quali ansia, disgusto, avversione, rabbia, paura e disagio che gli eterosessuali provano, sia consapevolmente che inconsapevolmente, nei confronti di gay e lesbiche.

All’interno di una cultura omofobica siamo  quotidianamente bombardati, sin da piccoli, da messaggi negativi che vengono lentamente interiorizzati (omofobia interiorizzata) e vanno a costituire il nucleo centrale dell’autostima e se si è omosessuale l’immagine di se stessi sarà: “sei difettato”, “non sei degno di amore”, il tuo amore è di serie B”, “sei diverso ed in senso dispregiativo”, “sarai rifiutato”. 

E’ comprensibile a questo punto la riluttanza e la difficoltà nel realizzare un percorso “coming out” o emersione della propria identità omosessuale a livello familiare, relazionale e sociale. Questo passaggio allo scoperto rimane comunque indispensabile per liberarsi dalla vergogna e dal senso di colpa, per essere più soddisfatti di se stessi, maggiormente propositivi verso gli altri e più propensi a confrontarsi con il mondo esterno.

Se stai attraversando un momento di difficoltà legato alla tua condizione di omossessuale o semplicemente vuoi confrontarti con una persona esperta sul tema in maniera anonima e senza pregiudizi contatta lo staff di Psicologo360.it

Commenti recenti

Comment RSS

Psicologia e Letteratura