Attacchi di panico: una patologia senza barriere sociali

by Redazione Psicologo360 2. ottobre 2011 23.20

Di attacchi di panico sembra che ne soffra il 4% degli italiani. Ma non solo. Nel mondo dello spettacolo e della cultura imperversa. Ancora senza un antidoto, l'ansia che spesso sfocia in crisi di panico però si può combattere. Ecco come.

La chiamano DAP, un termine secco e conciso per definire una sindrome che, invece, si insinua lentamente negli individui, prevalentemente di sesso femminile. E’ il disturbo da attacchi di panico. Dalle ultime rilevazioni sembra ne soffra ormai il 4% degli italiani, e le categorie accertate sono quelle di professionisti, soprattutto quelli più esposti a situazioni ansiogene o a ritmi di lavoro stressanti. Quindi manager, giornalisti, scrittori, artisti del mondo dello spettacolo, attori. Celebre l’esempio di Adriano Celentano che, intervistato poco tempo fa, dichiarò addirittura di rifiutare proposte economicamente sconvolgenti dagli Stati Uniti, che puntualmente rifiuta perché terrorizzato dall’idea di dover prendere un aereo.

Attacchi di panico

Ma Celentano non è il solo personaggio famoso afflitto dalla paura di volare, parente stretta degli attacchi di panico. A proposito di successo e di Stati Uniti, il sassofonista Fausto Papetti, atteso a braccia aperte oltreoceano, non si azzardò mai a fare il famoso “salto americano” proprio per il terrore dell’aria. Il grande direttore d’orchestra Franco Ferrara sveniva quando saliva sul podio e smise di fare concerti dedicandosi all’insegnamento. Kim Basinger, a metà della sua carriera, diede segni di probabile agorafobia, barricandosi in casa per quattro mesi per paura dei luoghi affollati e del pubblico.

La cantante Barbara Streisand, nel bel mezzo dei suoi recital davanti al numeroso pubblico, interrompeva la sua performance per crisi di panico improvvise. Di crisi di panico hanno sofferto grandi attori come Sir Laurence Olivier, e grandi concertisti come il pianista Arthur Rubinstein. Un altro grande pianista, Vladimir Horowitz, fu costretto a interrompere le sue esibizioni in pubblico per quindici anni. Venivano presi da panico la cantante jazz Aretha Franklin e l’attore cinematografico Burt Reynolds. Deve essere una cosa vecchia come il mondo, questa sindrome, se ne soffriva addirittura il padre dell’evoluzionismo, Sir Charles Darwin.

A parte i nomi illustri che quasi la “nobilitano”, la sindrome da attacchi di panico si diffonde, secondo gli psicologi, a ritmi vertiginosi e si sta ormai estendendo trasversalmente a tutte le fasce professionali, sociali, economiche e culturali, dall’impiegato comunale al dirigente d’azienda. Il problema è che chi appartiene alle fasce socioculturali meno protette ha meno difese nell’affrontare gli attacchi di panico, perché non dispone di strumenti e occasioni. In poche parole, ha meno dati a disposizione e meno possibilità economiche per ricorrere ad un aiuto. Perciò, in genere, arriva dall’esperto molto più tardi rispetto a chi è più culturalmente avvertito.

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